ETTORE FIERAMOSCA (ossia LA DISFIDA DI BARLETTA) di Massimo D'Azelio - esemplare da collezione


ETTORE FIERAMOSCA (ossia LA DISFIDA DI BARLETTA) di Massimo D'Azelio - esemplare da collezione

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ETTORE FIERAMOSCA (ossia la disfida di Barletta) DI ASSIMO D'AZELIO - Nella nostra libreria abbiamo disponibile per i collezionisti un esemplare della edizione dell'opera pubblicata dall'Editore Antonio Vallardi il 3 gennaio 1927. 

IL VOLUME RECA LA FIRMA AUTOGRAFA DEL PRESIDE DELLA REGIA SCUOLA COMPLEMENTARE FEDERICO TORRE DI BENEVENTO E FU DATO IN PREMIO ALL'ALUNNO SALVATORE FARIELLO DICHIARATO DAL COLLEGIO DEI PROFESSORI MERITEVOLE DEL PREMIO DI PRIMO GRADO PER L'ANNO 1926-27.

Ettore Fieramosca, primogenito di Raynaldo, nobile capuano; ne è ignota la data di nascita, precedente comunque al 1479, quando nacque il secondogenito Guidone. 

Il padre, e prima di lui il nonno Rossetto, erano stati uomini d'arme, al servizio dei sovrani aragonesi di Napoli, perciò fu allevato alla corte di Ferrante I d'Aragona in uno scenario di contesa politico-militare per la corona di Napoli che vedeva protagonisti gli Aragonesi, teoricamente padroni del Regno, con i pretendenti alla successione dei Francesi e degli Spagnoli in veste, questi, prima di soccorritori, e poi di protagonisti attivi.

L'accordo intervenuto fra Francesi e Spagnoli per la spartizione del Regno non tardò a mostrare la sua fragilità, con il risultato di accendere una nuova, aspra contesa fra le due potenze rivali. 

Ebbe inizio così una guerra fatta di scorrerie, di colpi di mano, di stratagemmi, con episodi di sfide e duelli in cui si affrontavano i cavalieri delle opposte fazioni.

La famosa disfida di Barletta (13 febbr. 1503) non si discosta per tipologia da consimili episodi guerreschi che l'avevano preceduta. La celebrità di cui essa ha goduto discende dal significato di difesa dell'onore nazionale che si è voluto attribuire alla contesa, nella quale tredici campioni italiani, capitanati da Ettore Fieramosca, si batterono vittoriosamente contro altrettanti cavalieri francesi, al fine di vendicare le offese di G. de La Motte al valore militare degli Italiani.

Prospero Colonna, che ebbe da Consalvo l'incarico di sovrintendere alla questione, scelse tredici combattenti fra i più valorosi delle sue bande. Il comando toccò a Ettore Fieramosca che già aveva tentato, inutilmente, di incontrare in singolar tenzone il Signor De Froment, anch'egli autore di frasi ingiuriose all'indirizzo degli Italiani.

L'episodio  fu oggetto di un famoso romanzo di Massimo d'Azelio  pubblicato nel 1833.

Massimo D'Azelio (1798 - 1866Quartogenito del marchese Cesare Taparelli d'Azelio; dopo una brillante giovinezza, dedita soprattutto allo studio della pittura (1820-30 a Roma), frequentò nel 1831 a Milano il cenacolo del Manzoni, del quale sposò la figlia Giulia. Di questi anni sono i suoi romanzi (Ettore Fieramosca o La disfida di Barletta,1833), (Niccolò de' Lapi ovvero I Palleschi e i Piagnoni,1841); (La Lega lombarda, incompiuto, scritto nel 1845 e pubblicato postumo nel 1871).

Intorno al 1843-44 si avvicinò alla politica, che lo vide partecipare alla prima guerra d'indipendenza e poi essere primo ministro del Piemonte, nella cui veste promosse radicali riforme nei rapporti fra Stato e Chiesa. Dimessosi nel 1852, mantenne posizioni antiaustriache e collaborò con Cavour in momenti delicati. Si oppose tuttavia all'unificazione della penisola, giudicandola immatura.

 

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