Caro Dante . . .

DANTE: Cari ragazzi per me è un piacere essere con voi oggi. A dimostrazione che il mio viaggio non è mai terminato. Sono qui pronto ad ascoltare ed esaudire ogni vostra richiesta. E se potrò risponderò ad ogni vostra domanda …
BEATRICE: Perché io?
DANTE: Perché il tuo nome era per me simbolo di bellezza e dolcezza. E da quel che vedo ti sta proprio bene.
DAVID: Come ti sei sentito nel periodo dell’esilio?
DANTE: ‘Na Pasqua! Ironizzo, ma in realtà fu un periodo oscuro e tetro dove ahimè girovagavo come un vagabondo incontrando personaggi famosi che quasi quasi da lì mi è venuta l’idea di un viaggetto simpatico …
DAVID: Quale parte del viaggio ti è piaciuto di più?
DANTE: Un po’ l’inferno lo sentivo mio. A pensarci bene lo meritavo!
In fondo al mio cuore so di non essere stato un santo! Povera anima mia tanto invaghita della femmina … guardavo, non guardavo …
sognavo e fantasticavo. Oh! Ma non solo lo sguardo e il saluto! No!
pensavo anche a baci e abbracci!! Ma sapete com’è … a scriverlo sembrava poi cosa brutta.
LUCIA: E perché quando ti hanno chiesto di dichiararti colpevole per rientrare a Firenze non lo hai fatto, se tanto amavi la tua città?
DANTE: I miei stessi valori e i miei stessi principi me lo hanno impedito. Non ebbi pietà neanche di fronte agli affetti cari e familiari vicini alla mi’ moglie e dello stesso mio caro amico Guido, il Cavalcanti! Che ancora oggi aspetto il loro perdono.
ASIA: Hai mai pensato di avere una speranza con Beatrice?
DANTE: Non mi dite nulla per carità! Che la mi’ povera Gemma per tante notti mi ha visto delirante nel sonno o a girovagare per casa, con la penna tra le dita e il pensier dell’altra donna nella mente. Tutto preso nel mio mantello rosso a farneticare di parole d’amore.
FRANCESCA: Ma ti saresti mai aspettato tutto questo successo?
Noi no!
DANTE: Sarò sincero con voi. Dopo tanto scrivere mi aspettavo qualche riconoscimento e un po’ sentivo di meritarlo. E ad essere del tutto onesto sono felice che studiate ancora la mia lingua madre. Il mio adorato fiorentino… aaah! Nessun suono sarà mai più dolce. Ma lasciate ora che sia io a fare una domanda a voi:
Cosa vi garba tanto studiare di tutto quello che per voi ho scritto?
JACOPO: Sei il mio tormento!
DAVIDE: A me piacciono le poesie d’amore che hai dedicato a Beatrice! Sono molto innamorato in questo momento e ti capisco bene!
BRUNA: Io avrei letto anche di più, ma la tua scrittura mi è spesso incomprensibile. Dovevo nascere anche io fiorentina …
GAIA: Secondo te se Beatrice potesse tornare in vita ora ti amerebbe? Oppure pensi che basterebbe corteggiarla con dediche e altre poesie? Io credo che dovresti inventarti qualcosa di più divertente! Io ad esempio non mi fermerei al saluto, ma correrei da lei a baciarla. Meglio uno schiaffo subito che una vita di tormenti.
DANTE: Magari l’avessi fatto!!!
Sono secoli che vivo nel rimorso … potessi averla qui! forse spinto dai vostri consigli troverei coraggio e me la bacerei tutta! Il dialogar con voi mi aiuta a prendere sicurezza. E allora vi domando io una cosa:
Come vivete oggi l’amore?
DAVIDE: Con passione.
BRUNA: Con curiosità.
ERIK: Tutta attrazione fisica senza poesia.
LUCIA: Con il ‘Carpe diem’. Vivo momento per momento quello che la vita mi pone.
JACOPO: Non conosco l’amore.
GIUSEPPE: Niente di spirituale! Conta solo la bellezza, soprattutto all’inizio.
GAIA: Con pazzia, la follia totale. Se fossi un poeta sarei Baudelaire (Quando avremo occasione ti racconterò di lui).
VANESSA: Sono un’eterna sognatrice e amo l’idea stessa dell’amore. Praticamente sono sempre innamorata.
ASIA: Sono fidanzata e sono felice.
FRANCESCA: Io all’amore ci ho rinunciato da tempo, meglio single, cioè sola.
FRANCESCO: Come una struggente lontananza! Che io quasi quasi sono quello che più ti comprende …
DANTE: Sono contento di capire che nonostante il passar dei secoli l’amore rimane un sentimento eterno.
Dovrei prendere appunti e imparare anche io da voi per quel giorno in cui forse rivedrò la mia amata Beatrice!
BRUNA: Secondo me non devi aspettarti baci e abbracci nel momento in cui la rivedrai, perché potrebbe essere delusa o arrabbiata visto che l’hai lasciata così in paradiso come una statua immobile a rappresentare la donna angelica senza magari chiedere se preferiva essere trattata semplicemente come una donna terrena. Fortuna nostra, se così fosse, che dall’aldilà non puoi pubblicare nuove opere.
DANTE: Non posso avere più il dono della penna, ma sempre mi sarà concesso quello del pensiero, quindi terrò strette le vostre parole e per quanto difficile proverò ad immaginare ella come l’avete suggerita. A pensarci ora l’idea non mi dispiace affatto! Mi costa un po’ fatica immaginarla vecchia e brutta e nonostante l’animo poetico non so se gliela fo a dedicarle delle rime ….
LORENZO: Lascia che parli a nome di tutti dicendoti due cose:
Ci hai fatti sudare, sui libri spesso ci hai annoiati, a volte ci incuriosivi e altre ci catturavi, ci hai obbligati a estenuanti interrogazioni, ma nonostante tutto questo ci hai lasciato una bella concezione dell’amore e la speranza che superato quel monte ci sia qualcosa di bello ad attenderci.
DANTE: Vi ringrazio perché oggi sono stato io ad imparare qualcosa da voi. Mi spiace se tanto ho scritto, ma la mia natura di poeta mi impedisce di essere in altro modo. Vi sono grato del tempo che continuate a dedicarmi ed ho un’ultima richiesta da farvi, ma prima vi svelo un segreto: dal giorno in cui ho lasciato questa terra ad oggi sono fermo nel mezzo di quel monte che espia le colpe e tutto quello che vi chiedo è di pregare per la mia anima affinché io possa ascendere al paradiso e finalmente stringere tra le mie braccia colei che insieme all’amore move il sole e l’ altre stelle.

… e allo stesso modo in cui egli era apparso ai nostri occhi così è fuggito via.

Caro Dante . . . è un racconto dell’Istituto Paritario Mecenate di Pescara

(Alunni del III Turismo e del III Socio – Sanitario)