Il pappagallo che voleva conoscere il mondo

Un giovane pappagallo che aveva da poco imparato a volare,
decise un giorno di lasciare il suo nido.
Andò, dai suoi genitori e chiese loro il permesso di andare.
Sebbene molto preoccupati papà e mamma acconsentirono tra lacrime e abbracci.
«Addio!» disse il pappagallino ai suoi fratellini «Io parto. Voglio essere libero di andare in giro per il mondo, in cerca di fortuna!»
E spiccò il volo.
Fece un giro di prova attorno al nido; poi sentendosi abbastanza sicuro, si allontanò definitivamente.
Le sue ali, però, non erano ancora tanto forti quanto lui credeva e il pappagallino cominciò, poco dopo, a sentirsi stanco ed affannato.
Cercò allora un albero su cui riposarsi. Scoprì, però, che stava attraversando una città con tanti palazzi e nei dintorni non c’era neanche l’ombra di un arbusto.
Da lontano, vide un appartamento in un condomino che sembrava disabitato. Aveva, infatti, tutte le persiane abbassate e c’era un grande terrazzo. Gli sembrò il posto ideale per fermarsi, nascondendosi nell’angolo più buio.
«Passerò la notte qui!» pensò «Ripartirò domani all’alba.»
Nascose la testa sotto l’ala per ripararsi dal freddo e si addormentò.
Ma il giovane pappagallo era talmente stanco del volo fatto, che il mattino successivo, non riuscì a svegliarsi.
Fu così che Fabio, il bimbo di sei anni che abitava con i suoi genitori in quell’appartamento, uscito nel terrazzo per giocare, lo vide e lo prese delicatamente fra le mani.
«Com’è bello!» disse fra sé «È rosso e verde. Lo terrò con me e lo alleverò.»
«Lasciami andare!» gridò l’uccellino, svegliandosi di soprassalto «Lasciami libero. Io voglio girare il mondo!»
Fabio non comprese quello che diceva il pappagallo e tutto contento lo portò alla sua mamma.
«È molto giovane.» disse la mamma «Se lo vuoi tenere, devi allevarlo con cura, dargli da mangiare, da bere e tenergli la gabbia pulita.»
«Sì!» rispose il bimbo, tutto contento.
La mamma prese un’uccelliera che teneva in cantina e la pulì ben bene.
Poi riempì i contenitori d’acqua e di cibo e mise dentro la gabbietta l’uccellino che, fino a quel momento, era stato tenuto in un cartone, con il coperchio cosparso di buchi, per permettergli di respirare.
«È davvero un bellissimo uccello, è molto giovane; sembra un maschietto. Ha bisogno di essere curato molto attentamente. Come lo chiamerai?» chiese la mamma.
Fabio ci pensò un po’. Dopo disse:
«Se è un maschio, lo voglio chiamare Casper e giocherò sempre con lui.»
Il povero uccellino era spaventato a morte.
Appena messo in gabbia, cominciò a svolazzare, sbattendo contro le grate, perdendo, negli urti, qualche penna.
«Non aver paura!» lo supplicò Fabio «Stai calmo, altrimenti finirai per farti del male!»
Casper era terrorizzato e, ogni volta che il bimbo gli metteva il cibo nel contenitore, lui cercava di beccarlo e si rifiutava di mangiare.
Certo, la gabbia era molto grande, comoda, pulita e piena di cibo.
Era quella che, si dice, una gabbia dorata, ma la povera bestiola aveva perso la sua libertà.
Passavano le giornate e lo sfortunato pappagallino pensava con enorme tristezza ai suoi genitori, ai suoi fratelli, al suo nido sicuro che aveva abbandonato per andare a conoscere il mondo. E rifletteva su quanto era stato imprudente e alla sua infelice sorte che si era procurato.
Il bambino Fabio era dispiaciuto che Casper rifiutasse il cibo e se ne stesse sempre mogio accovacciato in un angolo della gabbia.
A volte tentava di accarezzargli la testolina; ma la bestiola si ribellava; non accettava di essere toccato.
Dopo un po’, il bimbo vide Casper particolarmente abbattuto, posizionato in un angolo della gabbia.
Non voleva che fosse così triste.
«Vieni mamma!» chiamò Fabio «Vieni a vedere cosa ha Casper!»
La mamma, accorse, osservò a lungo l’uccellino; e poi disse:
«Sai Fabio, gli uccelli sono nati per volare nell’aria ed essere liberi. Quando sono messi in gabbia soffrono; un po’ meno se sono in compagnia. Se vuoi che Casper sia meno triste dobbiamo trovargli un amico, meglio se è un’amica. La acquisteremo al mercato degli uccelli.»
E così fecero.
Comprarono un piccolo pappagallo con meravigliose penne che cangiavano dal rosso, al verde e al blu.
La mamma si era raccomandata che fosse una femminuccia. Il venditore diede ampie assicurazioni in proposito. Il bambino Fabio era felice e speranzoso che Casper accogliesse la nuova venuta con gioia.
«Ti presento Akira!» esclamò deponendo l’uccellino con delicatezza nella gabbia che era abbastanza ampia.
Ma Casper rimase, dapprima, indifferente appollaiato sul trespolo in un angolo, poi, dopo un po’, la aggredì tentando di beccarla.
Fabio, con fatica, salvò Akira dall’ira di Casper.
Lo stato di guerra durò, però, poco.
Casper fu conquistato dalla bellezza e dalle grazie di Akira e diventarono inseparabili.
Fabio li vedeva giocare, saltare, cantare. A volte sembrava che si scambiassero dei baci.
«Casper si è innamorato!» disse la mamma osservando i due uccelli «Forse ora non soffre più per essere in gabbia!»
Fu così che un giorno Fabio, prima di andare a scuola, si dimenticò di chiudere la porticina della gabbia.
Appena rientrato in casa, andò a salutare i suoi uccellini.
Quale fu il suo disappunto quando si accorse che Casper non c’era più. Akira era sola sul suo trespolo. Aveva l’aria triste.
«Il desiderio della libertà, per Casper, è stato più forte dell’amore!» disse la mamma tentando di consolare le lacrime di Fabio.
Il bimbo richiuse la gabbia per paura che anche Akira fuggisse.
Passarono i giorni.
Akira era sempre più triste.
A volte sembrava immobile a guardare il sole che filtrava dalla finestra del soggiorno, dove era posizionata la gabbia.
Una mattina, Fabio si era appena svegliato, sentì dei forti e allegri cinguettii provenienti dalla gabbia.
Si precipitò, ancora in pigiama, verso la stanza.
Vide Casper attaccato, con le piccole zampe, alle sbarre della gabbia, che aveva infilato la sua testa tra due di queste e con il becco si strofinava sulla testa di Akira che, a sua volta, sembrava impazzita di felicità.
«Mamma, mamma, vieni a vedere, Casper è tornato!» urlò il bambino.
La mamma accorse prontamente.
«L’amore per la sua compagna lo ha fatto tornare!» commentò commossa.
Fabio aprì la gabbia che ospitò nuovamente i due pappagallini.
Il bimbo, però, capì quanto fosse forte il desiderio di libertà di Casper e tolse definitivamente la porticina dalla gabbia.
Casper e Akira volarono via.
Ma ogni tanto ritornavano a salutare il piccolo Fabio che era diventato il loro grande amico per avergli donato la libertà.

Il pappagallo che voleva conoscere il mondo è un racconto di Franco Lo Presti