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Il timido leprotto

C’erano una volta due fratelli: Tim e Tom.
Tim era scherzoso e simpatico, mentre Tom era più serio e molto studioso.
Un giorno la mamma disse ai due:
«Se volete la vostra torta preferita, dovete andare a prendere i mirtilli nel bosco.»
Tim e Tom annuirono e subito sfrecciarono fuori di casa con in mano un cestino di paglia intrecciato che conteneva una bellissima tovaglietta a scacchi blu.
Arrivati al sentiero, per entrare nel bosco, si dissero:
«Pronti per l’avventura!» e s’incamminarono euforici.
Ad un certo punto… eccoli: un cespuglio a destra, uno a sinistra, ce ne erano davvero tanti.
Quindi si avvicinarono, ma si accorsero che quelle palline non erano i mirtilli che stavano cercando, bensì soltanto more e persino marce.
Così camminarono ancora e ancora e ancora, ma non trovarono traccia di quei gustosissimi mirtilli neri.
I due fratelli erano stremati dalla ricerca, ma non si arresero.
Si erano ormai addentrati nel cuore del bosco.
Sentirono uno squittio proveniente da una grotta buia, fredda e dall’aria sinistra.
Congelarono dalla paura. Si strinsero le mani e Tim propose di entrare a curiosare.
Tom non era affatto d’accordo e voleva tornare a casa dalla mamma.
I due iniziarono a bisticciare e per risolvere il loro problema decisero di tirare a sorte.
Si sfidarono a “carta, forbici, sasso”.
Tim vinse e Tom doveva per forza seguirlo nella grotta, anche se le sue gambe tremavano dalla paura.
Data l’aria gelida che usciva dalla grotta, Tim si aspettava di incontrare un orso dal pelo marrone, ispido e rabbuffato, con i denti affilati e taglienti, dalle robuste zampe e dagli occhi grigio ferro arrugginito.
Per fortuna stava solo pensando tra sé e sé, altrimenti se suo fratello l’avesse sentito, sarebbe scappato a gambe levate.
Dopo alcuni passi, sentirono di nuovo quello squittio e Tom si strinse a Tim.
Questi lo rassicurò, anche se il suo coraggio iniziava un po’ a venir meno.
Comunque, non si lasciava intimorire.
Con voce ferma e decisa disse al fratello di continuare senza paura.
Ad un certo punto videro una luce: era un fuoco scoppiettante e, pian piano, di fronte a loro cresceva un’ombra arcigna e agghiacciante.
In quel momento i due fratelli chiusero gli occhi credendo di essere sbranati da non so quale enorme creatura.
Invece… sentirono alle loro spalle una risata sghignazzante, si voltarono e videro un piccolo animaletto:
«Ma è un leprotto!» disse Tim sollevato.
Già, era solo un piccolo leprotto, ma molto speciale.
Infatti, era di colore viola, sembrava proprio viola dalla paura, forse come le loro facce!
Molto timidamente Tim e Tom decisero di avvicinarsi per toccarlo e magicamente il leprotto cambiò colore: diventò tutto giallo.
«Guarda!» disse Tim «È diventato tutto giallo, sicuramente è felice! Forse è un leprotto magico, cambia colore in base alle sue emozioni!»
Cercarono di afferrarlo, ma il leprotto scappò.
I due fratelli gli corsero dietro.
Ad un certo punto l’animaletto si fermò e sotto le sue zampe iniziò a crescere una pianta di fagioli così enorme che lo trasportò fino alle nuvole.
I due fratelli rimasero a bocca aperta.
«Che ne dici di arrampicarti?» chiese Tom.
«No, lo faremo insieme» rispose Tim.
Dopo un po’ di chiacchiere decisero di salire tutti e due insieme per raggiungere il leprotto.
Si aiutavano con mani e piedi, ma le foglie erano così scivolose che facevano un passo avanti e due indietro.
Nonostante fosse così faticoso scalare quella pianta, non mollarono e grazie alla loro grinta riuscirono ad arrivare piuttosto in alto.
Le foglie erano molto grandi e non lasciavano intravedere la fine della pianta.
Cercavano di vedere dove fosse arrivato il leprotto, ma niente, sembrava sparito.
Salirono ancora e ancora.
Tom ad un certo punto lanciò un forte urlo.
«Cosa hai fatto? Che succede?» chiese Tim spaventato.
«Niente…» rispose Tom con voce tremolante. «Ho solo guardato giù, siamo molto in alto, mi tremano le gambe, ho paura di cadere.»
Tim lo prese per mano e con un sorriso lo rassicurò per poter continuare la loro salita.
Finalmente videro il leprotto, ma era ancora troppo in alto.
Si lanciarono un’occhiata e con un balzo da veri atleti riuscirono ad arrivare a lui e ad afferrarlo.
Ora, però, c’era davvero un bel problema: come sarebbero scesi dalla pianta?
Il leprotto fece ai due fratelli l’occhiolino e disse loro:
«Tenetevi forte!»
Il leprotto spalancò le sue incredibili ali e così planarono giù dalla pianta del fagiolo, come foglie trasportate da una brezza d’autunno, atterrando su un prato ricoperto da un’erbetta soffice e morbida.
I due fratelli avevano avuto molta paura.
Non riuscivano a capire perché quel leprotto era salito così in alto.
E poi erano sconvolti dal fatto che quel magico animale poteva perfino parlare.
Quando si ripresero si accorsero che il leprotto era diventato blu.
Sì, blu dalla timidezza, perché quell’animaletto così coraggioso era scappato proprio perché era molto timido.
Visto che il leprotto sapeva parlare, Tim pensò bene di fargli qualche domanda:
«Che ne dici se ti portiamo a casa con noi? Ci divertiremo e sarai il nostro fratellino minore!»
Il leprotto accettò volentieri e tornò giallo dalla felicità.
I due fratelli scoppiarono a ridere e tutti e tre s’incamminarono verso casa.
Quando rientrarono, la mamma era sull’uscio della porta molto preoccupata perché era passato molto tempo da quando erano usciti.
Così l’abbracciarono e con calma le raccontarono la loro avventura.
Il leprotto magico si presentò e la mamma, anche se un po’ incredula, decise di accoglierlo come nuovo membro della famiglia: “Nicola Pennesi”
Certo, un animale così speciale non si incontra mica tutti i giorni!

Il timido leprotto è un racconto di Alba Giustozzi

(10 anni – quarta elementare)

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