La scimmia e la diligenza

Era come se gli suonassero il tamburo in testa.
Si sentiva martellare sulla schiena.
Che cosa stava succedendo?
Stava forse sognando?
No, non era un sogno, percepiva fisicamente il battito e il dolore.
Ma allora perché non riusciva a svegliarsi?
Rimaneva in quello stato indefinito che non era né sonno né veglia.
Magari, socchiudendo le palpebre…
Gli occhi gli si spalancarono di scatto.
All’istante, i rumori penetrarono le sue orecchie con violenza.
Ma che diamine stava succedendo?
Era seduto su una panchina di legno verde, dalla vernice scagliata, che sobbalzava di continuo.
Picchiava ininterrottamente capo e corpo contro lo schienale.
C’erano polvere e sabbia ovunque.
Vedeva indiani a cavallo che gli giravano intorno, lo superavano poi sparivano dietro di lui. Urlavano senza coprire le rumorose zoccolate degli equidi.
Udiva altre grida più in là, in una zona che, stranamente, era al buio.
Di colpo sentì, vicino alla guancia sinistra, lo schiocco e lo spostamento d’aria di un colpo di frusta.
Provò ad alzarsi, ma era legato alla panchina traballante.
Non era altro che il sedile di guida di una diligenza.
Davanti a lui, quattro cavalli strani trainavano il carro.
Sembravano innaturali, con i loro movimenti ben sincronizzati nel caos che li circondava…
Gli tornavano in mente le immagini di vecchi film western.
Una carrozza che viaggia ad una velocità folle, inseguita dai Pelle Rossa.
La ruota che passa in una buca e si rompe, mandando il convoglio al disastro.
Afferrò le redini per fermare i quattro cavalli strani e non riconobbe le sue mani.
“Da dove spuntano fuori questi peli lunghi e scuri? Queste unghie, spesse e nere? E la pelle come di cuoio? Le mani sembrano quelle di una scimmia.”
Un’altra frustata gli fece, di riflesso, tirare le redini.
I cavalli ridussero l’andatura, come un meccanismo che rallenta.
Gli indiani sfrecciavano sempre intorno a lui, in una girandola variopinta e chiassosa.
Dal buio salivano degli applausi.
«Aiuto!» gridò forte. Ma dalla sua bocca uscì uno strillo bestiale che interruppe subito per la sorpresa.
I cavalli automa si fermarono e la diligenza cessò di barcollare.
Gli indiani misero a passo i loro animali formando una fila perfetta davanti a lui.
Le luci si accesero progressivamente mentre i cavalieri facevano inchinare i loro animali.
Il pubblico in piedi applaudiva entusiasta.
Due mani enormi gli sganciarono la cintura e lo sollevarono da sotto le ascelle, per poi posarlo al suolo.
Voleva fuggire, ma si sentiva impacciato.
Si mise a quattro zampe e prima ancora di muovere un passo, l’omone alla frusta, quello che lo aveva appena liberato, lo prese per mano.
Passarono davanti al rettilineo dei cavalieri e salutarono a loro volta il pubblico esaltato. Una voce potente annunciò nel megafono:
«Signore e Signori, questa era l’ultima parte del nostro spettacolo. Il Circo Fantasio vi ringrazia per essere venuti così numerosi e vi augura una buona serata. Se lo desiderate, potrete vedere da vicino, nelle loro bellissime gabbie poste dietro il tendone, tutti gli animali che hanno partecipato allo spettacolo. Grazie e buona serata!»

La scimmia e la diligenza è un racconto di Sandra Savasta