L’isola del diavolo

Prologo

Si può fantasticare molto sul carcere, che rappresenta una drammatica immagine della libertà negata e di un rifiuto radicale della società di fare i conti con sé stessa.
Le dinamiche che avvengono al suo interno sono inimmaginabili.
Il carcere ha una sua materialità dalla quale non si scappa: muri di cinta, sbarre, chiavi, lunghi corridoi, suoni che echeggiano, radio accese qua e là, televisori ad alto volume, file di celle con tanti uomini e donne dentro.
Il concetto di tempo e del come gestirlo risulta totalmente stravolto rispetto a quello in cui si è abituati fuori. Si allunga ma nello stesso tempo si piega su sé stesso. È tanto, tantissimo, troppo, ed è terribilmente scandito, programmato, al punto di annullarsi totalmente.
Non tutti i detenuti riescono a trovare la forza necessaria di convivere non solo con la privazione della libertà in sé, ma anche con la privazione della libertà di gestire il proprio tempo e il proprio spazio.
La vita dei singoli e cadenzata dalla conta dei detenuti, cioè il controllo numerico dei presenti all’interno dei reparti detentivi e nel cortile dei passeggi, ripetuta più volte, in alcuni casi anche di notte; dalla battitura delle sbarre da parte dei secondini, ritenuto da tempo un rito inutile, ad ogni passaggio delle guardie carcerarie; dalle perquisizioni, sempre all’alba, con la devastazione delle celle.
In carcere i controlli non si fermano mai, sono eseguiti sempre a sorpresa, scandiscono il tempo.
I cancelli sono chiusi e le luci sempre accese. La vita è segnata dalla coercizione. Un virus devastante impregna l’aria, colpisce e trasforma le condotte di ogni personalità senza distinzione.
Non c’è pietà né umanità, tutti obbediscono alla retorica cieca e odiosa delle regole carcerarie.
In carcere si vive con le spalle al muro. Nessuno può far finta di essere un benemerito del dovere e della virtù.
In queste condizioni è difficile che riaffiori un sentimento di umanità.
L’attesa di un dono gratuito, di una felicità improvvisa è una speranza vana.
Nessuno si scandalizza più della cattiveria umana.
Quello che, magari, si era intravisto da bambino, qui non è più visibile. Le circostanze e le avversità della vita lo hanno portato lontano, molto lontano…

L’isola del diavolo è un romanzo di Federico Berlioz

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