MISS IZIT, UNA NUOVA PROF AD “HANGOUTS MEET SCHOOL”? di Tiziana Ardito

C’era una volta, in G Suite Land, la Hangouts Meet School.

Era una scuola dove allievi ed insegnanti dovevano incontrarsi ogni giorno attraverso le webcam dei loro computer, sempre che… queste fossero funzionanti e permettessero di vedere i volti di coloro che si trovavano dall’altra parte dello schermo.

Lo stesso discorso valeva per i microfoni colpiti, talvolta, da raucedine o quasi afoni, al punto che non era così scontato distinguere le voci degli invitati alle lezioni tramite il link che i prof mettevano a disposizione degli studenti, e per la connessione ad Internet, in qualche momento zoppicante.

Era necessario, allora, lasciare la riunione e provare, poi, a ricollegarsi. In tal modo, tuttavia, si perdeva parte del lavoro da svolgere collettivamente con gli insegnanti.

Poveri prof!

Avevano dovuto imparare ad usare quella cosa che si chiamava piattaforma per poter avere un contatto con i loro alunni, spiegare nuovi argomenti, interrogare e correggere i compiti caricati nella bacheca virtuale, la Classroom.

Qualcuno adesso penserà:

«E poveri studenti!»

Certo, perché anche loro erano entrati nelle stanze della nuova scuola poco preparati ad affrontare quello strano mondo di didattica a distanza ed avevano dovuto prendere confidenza con i nuovi strumenti. Chi non poteva contare sulla consulenza di mamma, papà o fratelli maggiori e doveva cavarsela da solo, molte volte non sapeva come risolvere i problemi tecnici e finiva così per saltare le lezioni.

All’inizio, capitava anche a Giannino, un alunno della prima S, di avere problemi tecnici e di non riuscire a seguire tutte le lezioni.

In tal caso, si rivolgeva a due suoi compagni di stanza, Simon e Arabella, che disponevano di strumenti migliori e gli davano qualche suggerimento:

«Prova con il cellulare!» diceva Simon, oppure «Ti mando il link nella posta elettronica!» diceva Arabella.

Così Giannino, dopo alcuni tentativi, partecipava finalmente alla riunione.

Ogni tanto i ragazzi ripensavano al tempo in cui la scuola era in presenza e bisognava alzarsi presto per frequentarla. Poi, però, ci si divertiva imparando con i compagni all’interno di un’aula vera. Ci si muoveva, inoltre, nei laboratori, mensa, palestre, cortile. I professori, che si vedevano in carne ed ossa, a volte facevano battute e risultavano simpatici.

Ogni scuola aveva un nome diverso e non esisteva G Suite Land.

Accadde, negli ultimi tempi, una epidemia che colpì G Suite Land e ogni altra regione.

La realtà ne fu trasformata e, nel mondo, così come nella scuola, che era identificata, ormai, solamente come Hangouts Meet o più semplicemente Meet, dall’inglese incontrare, ci si spostava solamente in modo virtuale.

Da alcuni giorni, qualche allievo della 2 S aveva diffuso una notizia attraverso i gruppi WhatsApp, nei quali gli studenti si scambiavano opinioni e informazioni di vario genere, fra una riunione e l’altra con i loro insegnanti.

Secondo tale versione, i docenti non erano più gli stessi delle lezioni in presenza. D’altra parte, con tutti i problemi tecnici diffusi fra gli studenti, non c’era la certezza che quei prof virtuali fossero gli stessi che si vedevano ogni giorno nella scuola precedente. Qualcuno di 3 S sosteneva di avere riconosciuto volti e voci dei propri insegnanti. Altri, invece, continuavano ad insistere che, se non proprio tutti, almeno una parte di essi fosse cambiata.

I ragazzi della 1 S avevano forti dubbi e non sapevano a chi credere. Una delle loro professoresse, la Oti, ovvero quella che insegnava storia e geografia, non sembrava proprio quella di prima.

Giannino aveva visto, una volta, un ciuffo che pareva un po’ più chiaro del colore dei capelli della loro insegnante. La montatura rosa degli occhiali, poi, era un elemento del tutto nuovo e persino il tono della voce sembrava diverso. Lo disse a Simon, il quale lo ascoltò pensieroso e poi commentò:

«Non saprei! Non mi sono posto il problema!»

Si consultò dunque con Arabella, che era una delle alunne più brave della classe. Lei, tuttavia, scuotendo la testolina su cui spiccava una folta coda di cavallo, affermò con la calma che la caratterizzava:

«Figurati Gian! Certo che è la Oti!»

Giannino, però, non si dava per vinto, anche perché, nell’invito alle lezioni di storia e geografia, aveva visto la scritta Miss Izit.  Ecco, dunque, che il suo dubbio trovava una giustificazione: quello doveva essere, secondo lui, il nome della nuova insegnante.

Più volte, durante le lezioni, alle quali spesso riusciva ad accedere con un po’ di ritardo, aveva notato che la prof presentava lo schermo del proprio computer e si sentiva una strana voce che domandava al piccolo pubblico al di là dello schermo:

«Si vede? Riuscite a vedere le pagine del libro?»

Puntualmente qualcuno rispondeva affermativamente nella chat, mentre altri non sapevano cosa dire, perché il loro schermo appariva all’inizio tutto nero.

Giannino non riusciva a distinguere l’immagine della prof e non riconosceva la voce squillante che lei aveva sempre avuto in classe.

Un bel giorno, decise che avrebbe cercato di scoprire chi fosse quella misteriosa insegnante e chiese a Simon e Arabella di aiutarlo. Il primo si dichiarò subito disponibile:

«Ok, ci sto!»

La seconda esitò un istante e poi esclamò facendo un mezzo sorriso:

«Va bene! Vediamo la tua scoperta Gian!»

Per Giannino c’era un possibile sistema per arrivare a svelare l’identità di Miss Izit: effettuare il collegamento accedendo alla stanza della lezione prima dell’orario previsto. Avevano notato infatti che la professoressa era già presente quando gli allievi entravano nell’aula virtuale, quindi avrebbero potuto anticipare il loro ingresso e osservare silenziosamente ciò che avvenisse.

Simon però precisò giustamente:

«Sì, ma la prof vede i nomi di quelli che entrano e magari ci chiede che cosa facciamo lì tanto tempo prima della lezione!»

Arabella a quel punto confermò:

«Infatti, non è per niente una buona idea!»

Giannino allora propose:

«Posso provare ad entrare con un altro account, ad esempio quello di mia madre…»

Simon si mise a ridere:  

«Ma va! La prof legge che un utente sconosciuto vuole accedere alla lezione e non lo accetta! Che cosa ti viene in mente!»

Giannino si sentiva un po’ mortificato e fu Arabella a trovare la soluzione:

«Scusate, non c’è poi niente da ridere. Entriamo col nostro account scolastico e vediamo che cosa succede. Teniamo webcam e microfono spenti e aspettiamo. La professoressa Oti non potrà di certo sgridarci, perché lei ha sempre chiesto la puntualità!»

Tutti e tre furono d’accordo, ma l’ultima parola fu di Giannino che disse sottovoce:

«Sempre che sia la Oti! … »

Il giovedì mattina, avevano storia come prima materia. Si scambiarono dei messaggi con i cellulari e stabilirono l’orario in cui connettersi alla riunione: le 8:15 anziché le 9:00 (ora d’inizio della lezione).

Il momento arrivò ed i tre compagni, uno dopo l’altro, entrarono nella stanza. Tuttavia, non c’era ancora nessuno. Pensarono dunque di uscire ed attendere. Dopo dieci minuti, Arabella scrisse un SMS ai due amici per dire loro che sarebbe entrata di nuovo a vedere. Immediatamente, una volta fatto il suo ingresso nella stanza, scorse la figura della professoressa Oti che aveva già acceso la webcam del computer. Nel frattempo, si stava aggirando con dei libri in mano in quello che doveva essere, nella sua abitazione, lo studio.

Si intravedevano, infatti, una libreria ed una scrivania.

Avvisò Simon e Giannino che entrarono pieni di curiosità. La professoressa non si accorse subito di loro, perché non era seduta davanti al computer.

I tre ragazzi tennero i microfoni spenti ma le webcam accese e osservarono. Giannino per un attimo si lasciò prendere dalla commozione e si vergognò di aver dubitato che quella Miss Izit fosse un’altra insegnante.

Ad un tratto, la prof di Storia volse lo sguardo verso lo schermo e notò le tre faccine. Mise i propri occhiali e si sedette, poi li salutò:

«Buongiorno, ragazzi! Puntuali!»

Essi dissero che si erano collegati prima alla lezione per vederla meglio, poiché non riuscivano mai quando lei presentava lo schermo durante la lezione. Giannino però volle essere sincero ed ammise la propria responsabilità:

«Prof, mi scusi! Non ero sicuro che fosse proprio lei la nostra prof. La mia webcam non funziona quasi mai e ieri ho dovuto chiedere a mio padre di sistemarla. A volte non riesco a seguire le lezioni e…»

L’insegnante lo fermò e lo rassicurò dicendo:

«Ho capito Giannino. Non devi preoccuparti.  Certo, ora che indosso questi nuovi occhiali per vedere meglio da vicino, non è poi così facile riconoscermi. Sapete, ragazzi, anche se ci troviamo in questa situazione completamente nuova, i vostri insegnanti sono gli stessi di prima e vi seguiranno come prima, quando tutte le mattine li incontravate per lavorare insieme in un’aula vera, sulla porta della quale c’era scritto “1 S”. Adesso abbiamo dei codici, nel mio caso Miss Izit, facciamo uso di nuovi strumenti che prima non conoscevamo, ma siamo sempre noi, con una mente, un corpo ed un’anima, che ci consentono ogni giorno diportare avanti la nostra attività, alla scoperta del sapere, e di stabilire una forma di contatto fra noi, anche se non siamo vicini.»

Dopo aver ascoltato quelle parole, i ragazzi sorrisero e furono contenti. Giannino infine ruppe il silenzio:

«Prof, appena entrano i nostri compagni, correggiamo i compiti?»

A breve sarebbe iniziata una nuova riunione…

Miss Izit, una nuova prof ad“Hangouts Meet School”? è un racconto di Tiziana Tardito