Sempre e per sempre, N.

A volte ti osservo sai, senza sembrare inopportuno o troppo ingombrante.
In fondo non mi conosci così bene da darmi così tanta fiducia e considerarmi un amico affidabile, e so per certo che, da sempre, per qualche strana ragione, hai paura di sprofondare negli occhi della gente.
E hai paura del buio, di quello che non vedi al di sotto della superficie.
Siamo così vicini e quasi sempre insieme, eppure non sai quasi niente di me.
Non sai delle cose che detesto tanto da farmi venire il singhiozzo.
Non sai delle cose che mi fanno vedere il mare anche quando fuori è difficile e sembra ci sia solo un muro colmo di mattoni rossi, uno in fila all’altro, che ti tolgono la vista dell’orizzonte, quello che conosci a memoria a furia di guardarlo.
Non sai che ci sono sfide che avrei superato se solo avessi fatto qualcosa e non solo assistito.
Forse, non hai mai voluto sapere nulla di me. E va bene così.
Non me ne faccio una colpa, non te ne faccio una colpa.
Non conosci la storia che avrei voglia di raccontarti quando il buio ti fa girare e rigirare nel letto che credevi comodo, e i sogni che abbiamo, si trasformano in incubi troppo grandi per poterti anche solo permettere di respirare.
Quando cerchi di farti posto con la testa, in un cuscino che di prendere forma non ne vuole sapere, che ti ricorda che nel mondo in cui hai cercato di far volare i tuoi sogni, in realtà i pezzi fanno fatica ad incastrarsi e, a volte, non è così accomodante come avevi creduto.
Sai, a volte ti avrei voluto regalare il mondo che avevi disegnato in un quaderno a quadretti quel giorno in cui ti eri svegliata con quell’idea prepotente di partire.
Avevi solo undici anni, quel giorno lì.
E avevi già capito che quella vita era come un vestito cucito da una mano distratta. Quando avevi deciso che te ne dovevi andare, perché i tuoi desideri volavano troppo lontano in una terra così poco spaziosa per te.
Per te che di idee ne avevi anche troppe ma non riuscivi a farti ascoltare dagli altri.
Sai, a volte penso che avrei dovuto assecondarti per non crearti ulteriore dolore.
Avrei, davvero dovuto, e potuto regalarti, quel mondo che sognavi avere tra le tue mani piccole come ali di rondini appena nate che trovano un nido in un ramo tremolante.
A volte, invece, credo di aver fatto la cosa giusta.
Perché quel dolore te lo porti dentro ogni giorno e ti aiuta a essere quel viso che ogni giorno si sveglia e si guarda davanti a uno specchio sempre poco pulito. A volte mi chiedo cosa veda quello specchio ogni giorno.
Forse, o quasi certamente, una persona così piccola che, però, è in grado di fare cose terribilmente grandi.
Eppure tu non lo sai.
E sparisci, ogni giorno.
Dietro a una parola.
Un rumore.
Un colore.
Sai, ora te lo voglio confidare.
Ora che ci stiamo dicendo tutto, e forse non parleremo per un po’ di tempo.
Ero lì quel 5 di Maggio.
Lo so che quello è il giorno in cui è cambiato tutto.
Quella mattina, così assonnata e infernale per te.
Quando alle 6.10 del mattino hai deciso di cambiare per sempre.
Quando hai sentito che un pezzo di te si era perso per sempre in domande a cui non riuscivi a dare una risposta.
Perché a volte la vita è così, e di risposte, non ne concede tante.
Forse doveva andare così, sai.
Le cose che ci appartengono per un po’, durano tanto da sembrare eterne, e poi ci lasciano all’improvviso, e capiamo che non sono mai nostre del tutto.
Però, sono state nostre.
Per davvero.
Per un po’.
E ci hanno dato tanto, forse il tutto di cui avevamo bisogno per sentirci integri dopo la battaglia.
Come la luce che irrompe nella camera dopo che le tende sono state spostate.
Chiasso.
Un baccano che è talmente forte da disturbarti, quasi.
Sorrisi che portano luce in un cielo di ombre e pochi arcobaleni.
La vita, quella sì che è importante.
E la vita è importante. Lo è sempre, e lo è per sempre.
L’abbiamo capito col tempo, e allora ci servono questi momenti in cui non ci riconosciamo. Questi momenti pieni di niente e solitudine, anche se, in realtà, ne avremmo tante di cose da dire.
Eppure oggi, che batto più forte di ieri, ti avrei detto di dirle queste cose che ti porti dentro e che mi stai dicendo.
Sai, dopo tutto, sono il tuo cuore ed esisto solo se i tuoi pensieri hanno voglia di sospirare, anche solo per esprimere un piccolissimo desiderio.

Sempre e per sempre, N. è un racconto di Sara Scasseddu