Smelling fears

Claudio è una persona semplice.
Per buona parte della sua esistenza ha lavorato nello studio di un commercialista di Imperia. Studio posizionato in una qualche via dove non passavano mai troppe anime, che fossero paganti o meno.
Vi ha lavorato tutta la vita, o meglio, dai diciotto a quarantanove anni, quella età nella quale le donne sono sulla soglia della menopausa.
Ora non ha un lavoro. Ogni giorno, alle sette, si ritrova a spegnere la, ormai, inutile sveglia; e ad alzarsi lo stesso per iniziare una nuova giornata vuota.
Oggi, però, è diverso!
Claudio ha preso una decisione; l’ha pensata due settimane fa; e ora l’ha presa!
Lui ha sempre vissuto a San Bartolomeo, a quaranta minuti di auto dal suo luogo di lavoro. Ha, nondimeno, sempre sognato di trasferirsi nell’entroterra poiché lui odia il mare.
Il mare gli procura sofferenze, paure, complessi.
Tra questi il più doloroso è quello di non poter sentire gli odori del mare che, per coloro non possono percepirlo, come Claudio, è forte, caratteristico, speciale.
Ogni giorno della sua vita, fino ad ora, è passato di fronte a dei luoghi così meravigliosi senza potersi rendere conto di quanto si fosse perso.
Oggi, però, Claudio ha trovato la forza di stare davanti al mare!
Ci sono tante belle insenature rocciose da quelle parti!
La migliore, per lui, è quella che presenta un limitato tratto di spiaggia racchiuso tra due pennelli di massi che si spingono in mare. C’è un cartello che ne blocca l’entrata. È un cartello che dispone il divieto di accesso poiché quella spiaggia è riservata al transito delle barche della scuola di vela lì davanti.
Tutti, però, sembrano ignorarlo. E, così, anche lui.
Il secondo dei due pontili di rocce che delimitano l’insenatura, separa la spiaggia anche dal porto delle barche da diporto. È come un muro di pietre che, nella sua punta, dove l’acqua è più profonda, si affaccia quasi a strapiombo. Sul pontile posto a Nord ci sono due pescatori. Su quello a Sud nessuno.
È quello il posto. Un posto dove Claudio ha sempre sognato di andare.
È da due settimane che ci prova, senza riuscire a trovare il coraggio di farlo; ma oggi è diverso; ed eccolo lì ad attraversare quella cordicella di divieto.
Nessun placcaggio dalla sicurezza, nessun urlo di rimprovero, niente, solo il silenzio e il mare!
Con tutto il tempo che sa di avere si dirige verso l’inizio del pontile di roccia.
Si sistema ai piedi di esso, al limite della spiaggia, molto vicino all’acqua.
Nota dei graffiti sui primi massi levigati dall’azione degli elementi.
Ha l’oceano nelle orecchie e il vento nei corti capelli neri.
Qualcuno, prima di lui, ha disegnato uno smile su uno dei massi.
Comincia a fare profondi respiri; a muovere il naso su e giù facendo ballare gli occhiali; ad aprire le narici; … e a sospirare deluso!
Una ragazza dai lunghi capelli mossi, neri come i suoi, lo avvicina e lo sorprende:
«Ciao, che ci fai qui tutto solo con questo tempaccio?»
È in quel momento che Claudio si rende conto del vento gelido che ha iniziato a soffiare, Le giornate non sono ancora le ideali per una nuotata di fine marzo. La guarda sorpreso e risponde:
«L’odore!» senza aggiungere altro.
La ragazza, si accomoda accanto a lui a gambe distese; non sembra capire; gira lo sguardo intorno, accompagnandolo con movimenti del capo, come ad indicare la distesa d’acqua; e, non sicura, chiede:
«Del mare?»
Claudio annuisce, semplicemente.
Con la coda dell’occhio lancia qualche sguardo. Ha tutto il corpo in tensione.
«E devi venire fino a qui, con il naso in acqua?» replica allora la ragazza con tono scherzoso; ma anche un po’ derisorio.
Lui si spazientisce. È colpito nel vivo. Abbassa le gambe, che fino a quel momento aveva tenute strette al petto come un bambino in castigo; e le incrocia, facendo sfregare le sue scarpe lucide sulla pietra:
«Pensavo che così l’avrei sentito meglio!»
Le dita afferrano le caviglie sottili, rimaste scoperte per il suo brusco movimento che aveva fatto alzare l’orlo dei pantaloni di uno dei suoi completi da lavoro.
«Wow, mi aspettavo qualche risposta filosofica o intelligente, una riflessione sulla vita e la morte, o altre affascinanti sciocchezze del genere e invece…!» comincia lei, quasi ridendo, ma sembrando effettivamente sollevata al pensiero di non dover sembrare interessata per ore ascoltando i discorsi di uno sconosciuto
«Ti deve proprio piacere Il mare!» conclude, dopo una pausa, con un tono molto più dolce e incantato.
«No, per niente. Io… voglio solo sapere che odore ha!»
Il suo tono è ora più calmo, interessato alla schiettezza della ragazza; ma anche imbarazzato per la sua menomazione.
«Perché? Non lo senti?»
«No!»
«Ah, non ci credo!»
«Io adesso non sento niente!»
Il tono di Claudio è di nuovo tagliente; ma ha aspettato un attimo prima di rispondere. Perché le persone non possono credere a quello che dice e basta?
Si aspettano veramente che uno scherzi dopo un’affermazione del genere?
Ma, dopo tutto, è una cosa strana, lui ci è abituato.
Butta lo sguardo sullo smile disegnato sulla roccia vicina a dove è seduto, sospira e sorride.
Il sorriso, però, è triste. Trattiene un po’ il respiro come se ci fosse un brutto odore nell’aria. Sta cercando una scusa per giustificarsi.
«Capisco! …» risponde la ragazza. Ha capito di aver sbagliato e comincia a giocherellare con le dita sulla sabbia mentre il suo cervello lavora a una soluzione.
Claudio, dall’altra parte, è sicuro che da un momento all’altro lo lascerà di nuovo solo, lo spera quasi, così da poter tornare a respirare a pieni polmoni la sua miseria.
«Cocco!» esclama improvvisamente la ragazza, alzando lo sguardo con un sorriso luminoso e divertito.
«Cosa?» risponde dopo un momento di silenzio, sorpreso.
«Beh, non lo so… Ma pensando al mare mi è venuto in mente il cocco» risponde subito la ragazza, girandosi con tutto il corpo nella sua direzione, pronta a spiegare all’uomo la sua illuminazione geniale.
«E questo cosa centra, scusa?» risponde.
Lei è soddisfatta.
«Hai presente quando sei sulla spiaggia? … A rilassarti sotto il sole? … E proprio quando pensi che vorresti rinfrescarti con qualcosa…» racconta felice la ragazza, come a rivivere il momento «… Cocco Bello!» esclama poi, ridendo per il sussulto di Claudio.
La cosa assurda, si ritrova a pensare Claudio, è che quella ragazza è assolutamente seria.
Forse è lei ad avere i problemi più grossi!
È lui quello che dovrebbe allontanarsi!
Una cosa è certa: dargli le spalle, o anche solo il fianco, gli fa paura.
Per questo, si gira verso di lei. Cerca di capire cosa può ribattere e cosa quella stranissima donna, così insistente, voglia sentirsi dire.
«A te cosa viene in mente pensando al mare?» continua la ragazza con un sorriso tranquillo e più rassicurante.
Sta cercando di metterlo a proprio agio.
Claudio emette un piccolo sospiro.
«Boh, non lo so! …» risponde dopo averla osservata per lunghi secondi.
Non è ancora riuscito a cogliere un indizio su quale sia la risposta giusta. Non sa veramente cosa dire. Il suo raziocinio è assente.
«Beh, provaci! Dimmi tutto quello che ti viene in mente, così a naso! Ops» esclama tappandosi, subito dopo, la bocca con una mano e alzando quella libera in segno di scuse; ma gli occhi non sembrava dispiaciuti.
«Ma non lo so! Con il mare eh…»
Claudio è sempre più nervoso; con la mano destra allenta la cravatta ordinata sul suo collo; poi la passa sui capelli a mo’ di spazzola; con lo sguardo vaga veloce per tutto il paesaggio alla ricerca della risposta.
«Si dai, siamo qui» lo esorta ancora la ragazza.
Il fiato trattenuto di uno è compensato da quello regolare e un po’ divertito dell’altra.
Dopo qualche minuto, lui si arrende, si gira verso la ragazza, guardandola fissa negli occhi e ammette:
«Non ci riesco. Non lo so!»
La ragazza allora sospira delusa:
«Ma perché non ti fidi di me?»
Claudio non può fare a meno di pensare a quanto quella domanda sia sbagliata.
«Hai mai pianto per qualcosa? Hai mai riso con gli occhi? Lo so! Sei il tipo di burattino che si muove solo se si muovono i fili, vero?»
In quel momento Claudio vede, negli occhi neri della ragazza, la nuca di un bambino.
Era una calda giornata d’estate di qualche anno prima.
Quei capelli folti sono la fine di un ricordo tanto banale quanto spiacevole.
Una palla da calcio bianca rotola nella sua direzione, lo supera.
E lui la guarda.
Il suono sordo del pallone che colpisce la ghiaia della spiaggia lo sorprende; per un istante il suo ginocchio ha un sussulto; e sta per staccarsi da terra; ma il piede è legato al terreno; e la palla sfila.
Il bambino grida; lo supera correndo; lo guarda male, quasi con sdegno; poi gli mostra la nuca.
«Ti è appena venuto in mente qualcosa vero? Lo so che ho ragione» constata la ragazza, ora con gambe e braccia incrociate.
Claudio abbassa lo sguardo, in silenzio. Lo smile è sempre al limite del suo campo visivo. In quel momento nota che, nel girarsi, i piedi della ragazza sono finiti sul suo asciugamano.
Sì, prima di uscire di casa quella mattina aveva portato due asciugamani da casa; non sapeva ancora dove sarebbe andato; ma non avrebbe rischiato di sporcare uno dei suoi completi da lavoro.
«Scusa, ma puoi spostarti? Sei sul mio asciugamano» le fa notare allora Claudio, senza guardarla negli occhi, ancora imbarazzato.
«Oh, scusa! E ci sono salita con le scarpe!» risponde la ragazza spostandosi subito.
Il suo sguardo allora cade sul secondo asciugamano, poggiato accanto ai suoi piedi, dalla parte opposta lontano da lei. I suoi occhi si illuminano:
«Allora mi presti quello per favore?» dice con un sorriso.
«No,» risponde «mi serve» aggiunge poi, eludendo lo sguardo sorpreso della ragazza.
«Ma ne hai già uno?» dice lei, indicando con gli occhi quello su cui era seduto.
«E se mi facessi il bagno? Poi con cosa mi asciugo?»
La ragazza indica nuovamente lo stesso asciugamano di prima:
«No, è per stendersi, è fastidioso stare seduti sul bagnato!»
Ora lei è arrabbiata e sconcertata. Si tira indietro. Si rigira completamente verso il mare, dandogli quasi le spalle:
«Ma lo sai almeno come sei vestito? Mi stupisce che tu faccia il bagno in mare, non ti dà fastidio il sale?»
Il tono provocatorio e duro sortisce l’effetto desiderato. Dopo pochi attimi di silenzio, balbettando parole inudibili e senza senso, Claudio si alza in piedi, sale sul complesso di rocce proteso nel mare, e si dirige verso la parte finale di esso.
Alla sua metà si ferma, ha un attimo di titubanza; poi si toglie giacca e pantaloni.
Sa che è pericoloso buttarsi da lì, poiché le pietre sono alte e appuntite. Per andare in acqua c’è il tratto di spiaggia che ha appena invaso.
Ma la sua mente ha già deciso; e si tuffa.
La ragazza trasecola.
Immediatamente, afferra il secondo asciugamano, quello che a detta di Claudio doveva servire per asciugarsi; sale sul pontile; va verso il punto del tuffo.
È pronta per porgerglielo dall’alto del muro.
Lui riaffiora e nuota deciso verso terra, in direzione del posto dove erano seduti entrambi. La ragazza raccoglie i suoi indumenti e lo raggiunge sulla battigia.
Gli mette l’asciugamano sulle spalle.
Sul retro del braccio sinistro di Claudio, la camicia bianca è vistosamente sporca di sangue; ma la ferita è solamente un’escoriazione superficiale.
«Non volevo bagnarmi anche i capelli…» commenta lui passandosi la mano tra i capelli.
«Succede» risponde la ragazza soddisfatta e felice.
Claudio la fissa, immobile:
«Stai gongolando?»
Lei lo fissa a sua volta:
«Assolutamente sì» risponde allungandogli una mano.
Dopo mezzora sono di nuovo seduti uno di fronte all’altro.
Lui si è asciugato e rivestito alla meglio.
Lei tira fuori dalla sua borsa di tela, un grosso panino:
«È già ora di pranzo» dice iniziando a rimuovere la stagnola.
Claudio continua a fissarla.
Il sorriso non ha lasciato un secondo le labbra della giovane. Adesso sta anche canticchiando.
Piccole gocce salate cadono sull’asciugamano sul quale è seduto Claudio. Lui spazientito ricomincia ad asciugarsi.
La ragazza sta per addentare il panino. Con la coda dell’occhio nota l’espressione di insofferenza di lui che cerca di rimuovere ogni singolo granello di sale dal suo corpo.
Lo fissa intensamente e sorride. Pensa di non essere osservata.
«Che c’è?» chiede allora Claudio «Avevi ragione no?» aggiunge poi quando la ragazza non gli risponde.
Abbozza un sorriso e dà un paio di colpetti con il piede allo smile che lo osserva dalla roccia.
La ragazza spezza il panino e gliene allunga una metà:
«Sono Laura comunque!»
Claudio si irrigidisce e la guarda nuovamente. Il sorriso è sparito dalle sue labbra. L’aria sa di sale.
La mano di Laura, che gli sta porgendo il panino, trema leggermente.
Lui ora sa cosa deve fare con lei.
«Claudio!» risponde prendendo il panino. Lo osserva un attimo e poi lo avvicina un po’ al naso:
«Hm, sì proprio buono, mi fa venire fame!»
«Lo sapevo!» esulta lei.
Mangiano insieme le due metà del panino.
Lei è soddisfatta, fa per alzarsi e andare via.
«Aspetta!» la blocca lui con la mano alzata nella sua direzione.
«Che c’è? Ora che sono la tua salvatrice non mi vuoi più lasciare andare?» scherza felice Laura.
«Sì, certo. Ma se ho mentito …» dice tutto d’un fiato.
«Cosa?»
«Sì! Non mi sono fidato, va bene?»
Ha timore di perderla.
«È così che faccio di solito!»
«Perché?»
Lei prova delusione.
«Non dovresti prendertela così tanto. Ti avevo detto che non sento niente» replica Claudio a disagio.
«E io non ti ho creduto, per un momento» dice piccata Laura.
«E allora perché? Perché fidarsi adesso? Solo perché è come volevi tu? Solo questo va bene?»
Il tono di Claudio è sempre più alto.
«Io posso credere a quello che voglio, decido io.»
«Si, peccato che questa sia una realtà oggettiva.»
«Ah, te l’ha detto il dottore?»
«No, me lo dice il mio cervello.»
«Sai che ho ragione.»
«No. Non puoi.»
«Deve per forza essere lui il capo?» lo provoca di nuovo Laura con il sospiro esasperato di chi non riesce a far capire una cosa semplice agli altri.
Claudio allora digrigna i denti, stringe la mascella e sfrega la mano sulla roccia, forte, procurandosi dei piccoli tagli e lasciando una lieve striscia rossa vicino allo smile.
Il rumore taglia le orecchi di entrambi, che socchiudono gli occhi.
Lui mastica con rabbia l’ultimo boccone di panino rimasto. Poi avvicina la stagnola al naso. Si blocca, la fissa, la stritola fra le dita, si gira verso il mare e trattiene il fiato.
La ragazza si avvicina e gli posa una mano sul braccio.
Lui si scuote, inspira ed espira di delusione.
«A quanto pare neanche così è perfetto» lo incalza la ragazza.
«Perché? Nessuno si cura di me» dice lui esausto.
«Perché siamo entrambi soli?» dice la ragazza titubante.
«Già!» conclude lui; e si alza in piedi, deciso a tornare a casa.
Il sole è già parecchio basso.
«Aspetta! Non vuoi sentire?»
Laura l’afferra per la camicia procurandogli una leggera fitta al braccio ferito.
La sua voce è quasi supplichevole.
Dopo un attimo di silenzio si alza. Le sembra di essere riuscita a fermarlo.
Solo in quel momento si accorgono della loro differenza di altezza.
Laura arriva a malapena al mento di Claudio.
Lui abbassa lo sguardo e la fissa.
Lei lo mantiene alzato.
La distanza che separa i loro volti è ridotta.
«Potrei?» dice allora Claudio, trattenendo appena un sospiro triste.
La ragazza si illumina come una giornata all’alba.
«Vuoi?» riacquistando il suo tono enigmatico.
Il ragazzo si risiede per terra:
«Va bene!»
Lei lo abbraccia di slancio.
Quando si separano lei è davanti a lui, spalle al mare e al sole che ormai è all’orizzonte.
«Quindi?»
Claudio sospira di nuovo afferrandole il viso con entrambe le mani.
«È questo l’odore che sento, Laura!»
Il mare è dietro di lei, alle estremità del suo volto
«Ma se non fosse così?» aggiunge poi.
Lei sorride:
«Vivilo, che ti importa? Prendi quel tipo!» e si gira indicando una persona non troppo distante che passeggia sulla spiaggia mano nella mano con una ragazza «Per lui l’odore del mare potrebbe essere il primo bacio. Per quello invece» indicando adesso un ragazzino che sta tornado a casa con una canna da pesca e un secchio di pesce «sono quasi sicura che sia la frittura che sua madre gli prepara ogni volta che fa una buona pesca oppure» e adesso gli afferra la mano graffiata sulla roccia su cui il sangue si è rappreso «un ginocchio sbucciato correndo sulla ghiaia!»
Claudio la lascia andare con entrambe le mani:
«Sì, ma quale? Quale è vero?»
«Lo sono tutti!» risponde la ragazza decisa a compiere l’ultimo passo per convincerlo «Per me è il cocco, e per te?»
Claudio non risponde.
Di nuovo Laura gli tira uno schiaffo.
Per la prima volta lui cerca volontariamente la grafite dello smile, ora sporco di sangue.
Lei sta andando via.
Lui la raggiunge.
La afferra facendola girare verso di lui.
«Va bene!» dice, con la guancia rossa per il colpo ma con un grosso sorriso «Diciamo che per me è questo l’odore del mare!»
E sorride ancora.

Smelling fears è un racconto di Lisa Santucci