SORELLE di Silvio Nizza

Coraggiosetta e Intrepidina erano sorelle.

Sorelle…, gemelle più che sorelle.

Erano identiche in tutto.

Fisicamente indistinguibili: uguali i tratti del volto, la statura, le movenze, la mimica del viso.

Anche il carattere era pressoché uguale e perfettamente rappresentato dai rispettivi appellativi.

Coraggiosetta era audace ma più controllata e riflessiva. Intrepidina era più ardimentosa, si lasciava più trascinare dall’istinto ed era irrefrenabile.

Si può dire che vivessero l’una per l’altra: erano inseparabili.

La gioia di una era la felicità dell’altra.

Crebbero velocemente, in età, statura ed ingegno.

Ambedue erano atletiche e svelte nei movimenti e prediligevano l’attività fisica agli impegni culturali; non di meno erano sveglie d’intelletto, perspicaci e acute.

Tutto ciò che metteva a dura prova il loro fisico atletico le affascinava e si lanciavano ambedue senza remore negli sport più impegnativi ed ardui.

Sembrava quasi volessero mettere a dura prova il loro fisico per scoprirne i limiti.

Dove una si spingeva, l’altra ardiva superarla.

Intendiamoci, mica mettevano a rischio la propria vita, ma ambivano spingersi ai limiti delle loro capacità fisiche, sfidandosi a vicenda ma soprattutto mettendo alla prova sé stesse.

Era una soddisfazione indicibile per ambedue riuscire dove magari dubitavano di potersi spingere. Era quasi come arrivare all’Eterno, confrontarsi con l’Immenso, sfiorare l’impossibile.

In realtà nel loro intimo nessuna delle due dubitava mai di non riuscire nelle loro imprese temerarie, ma la sfida riusciva ad esaltarle sempre.

Camminare sul sottile filo steso sull’abisso le inebriava e le faceva sentire completamente vive, e faceva loro assaporare la pienezza della vita.

Era come respirare a pieni polmoni aria fine, sottile, pura e vivificante.

Insomma, Coraggiosetta e Intrepidina “Vivevano” e non c’era ostacolo che le intimorisse o le frenasse.

Avevano ormai superato l’adolescenza e si avviavano a divenire due splendide donne.

Nessuna delle due era però interessata agli uomini. Consideravano frivolezze inutili intrattenersi in atteggiamenti amorosi verso l’altro sesso, come inevitabilmente capitava loro di vedere in qualche loro rara conoscente.

Sembrava loro quasi di perder tempo, di sottrarre occasioni di vita alla loro esistenza ardimentosa, dedicare sia pur un solo istante alla ricerca dell’anima gemella, come pure vedevano fare alla quasi totalità delle loro coetanee.

Osservavano con atteggiamento ironico gli atteggiamenti romantici e svenevoli di talune loro conoscenti e ne erano divertite e talvolta visibilmente irritate.

Coraggiosetta e Intrepidina continuavano la loro vita esaltante, quasi fosse una lunga interminabile gara, il cui unico traguardo era la soddisfazione personale, il sentirsi vincitrici di una lunga interminabile sfida.

Una continua competizione con sé stesse ed il mondo intero.

Poi, Coraggiosetta conobbe un ragazzo.

All’inizio Intrepidina non vide ciò come un pericolo o un rischio, piuttosto come una stranezza, una bizzarria della sorella, chissà un nuovo modo, forse più originale del consueto per mettere alla prova sé stessa, affrontando un nuovo, sconosciuto, campo di battaglia.

Poi, pian piano, Intrepidina si rese conto con sorpresa ed incredulità crescente che la sorella stava cambiando.

Le cose che prima la esaltavano ora la interessavano sempre meno, le sfide inebrianti scemavano e si diradavano e di pari passo si riduceva il tempo che le due sorelle passavano insieme, mentre per contrappeso analogamente cresceva il tempo che Coraggiosetta dedicava al nuovo conosciuto.

Intrepidina incominciò a vedere una minaccia nel nuovo arrivato, un ostacolo che si interponeva fra lei e la sorella e che sempre più scavava un solco fra loro, come un cuneo che via più scalzava da lei l’intima comunione che da sempre le univa.

Coraggiosetta non sembrava rendersi conto di ciò, continuava ad essere affettuosa con la sorella e divideva con lei molto del suo tempo, ma non più tutto come prima.

Intrepidina si rese conto con meraviglia e terrore che la sorella ormai era più attratta dal nuovo venuto, che dalle prossime sfide da affrontare come sempre insieme.

Di colpo, Intrepidina ebbe come la consapevolezza di esser tradita.

No, non era gelosia la sua, no; non era il fatto che Coraggiosetta divideva il suo affetto ed il suo amore fra lei ed il nuovo arrivato.

No, Intrepidina si sentiva tradita in altro modo, vedeva che ormai non ci sarebbero state altre sfide da affrontare insieme, niente più traguardi da contendersi e conseguire con gioia e condivisione.

No, niente più che le vedesse unite nella sfida contro il mondo e sé stesse.

Intrepidina percepiva ciò come un affronto ed un’offesa più grave di qualunque altra al mondo, come fosse stata abbandonata dall’amica più cara nel momento di maggior periglio e di più grande ardimento nel raggiungimento di un traguardo magnifico e da sempre agognato.

Intrepidina decise di troncare definitivamente i rapporti con la sorella.

Non le avrebbe più parlato, aveva deciso di non volerla più rivedere. L’avrebbe lasciata a quella nuova svenevole avventura per lei incomprensibile.

Se quel tizio le piaceva tanto che dividesse con lui i suoi momenti, lei non aveva tempo per simili smancerie.

Coraggiosetta cercò di spiegarle, di convincerla, che nel suo cuore c’era spazio per ambedue, che lei non la tradiva per un altro affetto più grande.

Che i due sentimenti erano diversi, che lei provava ugual affetto per entrambi, la sorella ed il suo nuovo amore, ma in maniera diversa e complementare, ma non ci fu nulla da fare. Intrepidina, come sempre, fu irremovibile.

Le vite delle due sorelle si divisero in maniera totale e irrimediabile.

Intrepidina continuò la sua esistenza piena di sfide e di traguardi, però ormai anche per lei stessa meno significativi ed appaganti.

Sempre meno si sentiva pervadere di quella gioia infinita, inesplicabile che la permeava tutta ad ogni nuova ardua meta raggiunta.

Intrepidina sentiva che senza la condivisione con la sorella ogni nuova sfida perdeva di significato, ogni nuovo traguardo sembrava effimero ed inutile. Nondimeno quella era la sua vita, l’unica che conosceva e per nulla al mondo intendeva separarsi da essa.

Passarono gli anni, Coraggiosetta e Intrepidina non ebbero più modo di vedersi, di dividere più alcunché fra loro.

Per la verità Coraggiosetta tentò più volte di riallacciare i rapporti, ben conscia però dell’inutilità dei suoi tentativi.

Conosceva bene la tenacia e la determinatezza delle decisioni della sorella.

Il tempo passò e sempre più le divise, intromettendosi fra loro.

Coraggiosetta affrontò con felicità la nuova vita con la persona che la completava e l’appagava, ma con un rimpianto sempre presente nel cuore: la mancanza della sorella.

Intrepidina continuò la sua vita di sfide e traguardi continui, ma senza più la spensieratezza e l’intima gioia d’un tempo: nulla ormai la soddisfaceva come prima.

Passò molto tempo. Intrepidina seppe, casualmente, che la sorella stava male.

Coraggiosetta era ammalata, ma non si capiva di cosa.

Apparentemente non aveva malattie evidenti ed il medico si era servito di tutta la sua arte, aveva esperito tutti gli accertamenti e le indagini possibili.

Ma l’ammalata non migliorava.

Era un malessere diffuso quello di cui soffriva Coraggiosetta, non localizzato in nessun punto preciso del corpo o della mente, ma che la faceva sentire infinitamente spossata, stanca, sfinita.

I mali dell’anima a volte sono molto più gravi di quelli del corpo; questi puoi almeno cercare di individuarli e curarli, quelli è già difficile descriverli, immaginiamoci certificarli e porvi rimedio!

Era come se pian piano la vita la lasciasse, l’abbandonasse a sé stessa, e lei sentiva che da sola non sarebbe riuscita a rialzarsi.

Per lei abituata ad una vita attiva, sana, dinamica quella che provava era una sensazione del tutto nuova, inaspettata, che un po’ la impauriva ed un po’ la stupiva e la lasciava interdetta e disorientata.

Ogni tanto pensava alla sorella ed alla vita comune avventurosa di una volta e la confrontava alle sue condizioni presenti. Avrebbe tanto voluto rivedere Intrepidina, ma era consapevole che ciò era impossibile.

Nulla al mondo, lo sapeva bene, poteva convincere la sorella a recedere dalle sue decisioni: era sempre stata irremovibile e granitica nelle sue scelte.

Lui la osservava con amore e non sapeva come aiutarla, sapeva però cosa poteva fare.

Un giorno lui andò da Intrepidina, le spiegò le condizioni della sorella e la pregò di andarla a trovare.

«È lei che ti ha mandata?» chiese Intrepidina con tono alterato.

«No, non l’avrebbe mai fatto» rispose lui. «Ti conosce fin troppo bene per farmi una simile richiesta. Sa bene quanto sei testarda ed irremovibile nelle tue decisioni.»

«Ed allora perché sei venuto?» replicò lei con tono perentorio.

«Perché so che lei vorrebbe vederti, anche se non me lo ha detto. Perché so che una tua visita potrebbe rincuorarla e forse, chissà, guarirla!» rispose lui speranzoso.

«È certo che non ti ha mandato lei?» ribadì Intrepidina stizzita.

«No, non mi ha mandato lei!» ripeté lui rassegnato.

«Tu la ami?» chiese lei scostante.

«Molto!» rispose lui con tono audace e pudico allo stesso tempo.

Lei lo osservò titubante e altezzosa ad un tempo.

«Non ho da aggiungere altro» concluse lui con un filo di voce. «Se le vuoi ancora un po’ di bene ti prego di andarla a trovare.»

Non fu in effetti un colloquio cordiale quello intercorso fra loro.

Intrepidina non lo aveva mai avuto in simpatia fin dal primo loro incontro, quando Coraggiosetta glielo aveva fatto conoscere.

Non di meno, Intrepidina era inquieta, non voleva recedere dalla sua salda decisione, irremovibile come mille altre sue. Nello stesso tempo, però, sentiva che l’affetto tenace e sotterraneo per la sorella resisteva ancora e la sollecitava ad un passo.

Per tutto il resto della giornata fu dibattuta, ed il pensiero, non ostante lei cercasse di distoglierlo, tornava al punto.

Poi decise, di colpo, come spesso le accadeva.

Decise!

Sarebbe andata dalla sorella, ma non per riappacificarsi.

Sarebbe andata, ma solo allo scopo di rincuorarla, con la speranza che la sua visita potesse aiutarla a riacquistare forza e salute.

Decise di andare, quasi come un atto di magnanimità, di beneficienza, si potrebbe dire.

Si presentò a casa di lei, di loro avrebbe dovuto dire, ma per Intrepidina l’altro aveva ben poca importanza.

Lui la accolse con sorpresa mista a speranza.

La accompagnò senza una parola fino alla stanza di lei.

Socchiuse la porta e la lasciò passare.

Dal letto Coraggiosetta sussurrò:

«Sei tu!»

Lui richiuse lentamente la porta alle sue spalle, allontanandosi subito dalla stanza.

Intrepidina rimase per un attimo immobile, incerta sul da farsi.

«Vieni!» le disse Coraggiosetta, indicandole la sedia accanto al letto su cui lei riposava.

Intrepidina si avviò con passo lento verso la seggiola e vi si adagiò mollemente, osservando la sorella pallida in volto con stupore ed apprensione. Era da molto che non la incontrava e non l’aveva mai vista così debole e smunta in viso. Non di meno, ella appariva serena e tranquilla.

Coraggiosetta le sorrise quieta e stese una mano verso di lei, un po’ incerta ma determinata.

Intrepidina afferrò, inconsapevolmente, la mano della sorella. Subito, però, si pentì di averlo fatto d’istinto prima che il raziocinio le consentisse una scelta. D’altra parte, tutta la sua vita e le sue decisioni erano state governate da reazioni immediate, spesso in contrasto con la ragione.

Coraggiosetta sentì la stretta vigorosa della sorella. La riconobbe quasi più dal contatto fisico che dalla vista e dall’aspetto.

Intrepidina allentò un po’ la presa, sentendo come la mano della sorella fosse meno vigorosa della sua, ma Coraggiosetta rafforzò la stretta delle sue dita attorno a quelle della sorella che d’istinto rispose parimenti.

Le due mani sembravano saldate insieme, mentre i loro occhi si osservavano interrogativi con titubanza e decisione.

Coraggiosetta con un sospiro si abbandonò sul letto traendo un poco a sé la mano della sorella nella sua.

«Sto meglio» sussurrò con filo di voce.

Intrepidina avrebbe voluto dire qualcosa, per interrompere quel silenzio imbarazzante, ma non trovava parole.

Dirle che era felice di vederla? Si sarebbe sentita falsa, anche se in fondo era vero.

Dirle che fra poco sarebbe stata certamente meglio e si sarebbe rimessa in forze? La sorella avrebbe certamente percepito che quelle erano parole di circostanza e non dette con consapevolezza dei fatti.

Intrepidina non trovò di meglio che avvicinarsi col corpo al letto abbandonando completamente la sua mano fra quella della sorella, stringendola con maggior vigore.

Coraggiosetta sorrise volgendo lo sguardo verso di lei, sereno e quieto.

«Sto meglio ora» ripeté l’inferma e sembrava davvero dall’aspetto rincuorata e rinfrancata.

Rimasero così per qualche minuto, unite e distanti. Distanti per le parole non dette, ma unite da quella stretta che le cementava l’una all’altra.

Come risvegliandosi da un lungo sonno dopo un poco Coraggiosetta rivolgendole un sorriso disse:

«Puoi andare se vuoi. Però domani torna a trovarmi. Ti aspetto.»

Intrepidina sorpresa accennò sì col capo, prima ancora che il suo cervello avesse deciso cosa fare.

«Verrò domani di certo!» soggiunse con tono piano e deciso.

Allentò la stretta della mano da quella della sorella, che lasciò completamente libera la sua.

Intrepidina si alzò, sorrise suo malgrado e si avviò all’uscita.

Girò la maniglia della porta per uscire e si voltò verso la sorella che seguiva il suo incedere con lo sguardo sorridente e non poté esimersi dal ricambiare quello sguardo sorridendole a sua volta.

Intrepidina tornò a casa scossa.

Erano ormai anni che non vedeva la sorella ed aveva messo in conto di non rivederla più, anche se questo parimenti le sembrava impossibile, impensabile addirittura, ma tant’è le strade della vita talvolta ci conducono per vie sconosciute, da noi non governabili né conoscibili.

L’indomani, Intrepidina tornò dalla sorella. Le sembrò di vederla già meglio: più vigile, più pronta, chissà forse la sua presenza le faceva bene davvero.

Scambiarono due parole di circostanza, ma non furono quelle importanti, ma la stretta ben salda fra le due mani unite fra loro. Del resto fra loro non erano intercorse mai molte parole. Uno sguardo, un cenno bastava per intendersi sul da farsi. A volte sembrava che si scambiassero i reciproci pensieri prima ancora di esprimerli, e questi erano ad ambedue perfettamente chiari senza mai averli formulati.

Intrepidina sentiva come rinascere quell’intima unione che una volta le aveva tanto legate, avvinte quasi come una sola persona.

Poi le sovveniva come ci fosse una persona a separarle per sempre, ma nel momento in cui erano insieme lui non esisteva, era un’ombra, poco più di un fantasma.

Intrepidina tornò ogni giorno a trovare la sorella ed ogni volta la vedeva più viva, più sveglia, più presente.

Qualche volta, addirittura Coraggiosetta la attendeva in piedi o seduta accanto al lettino. La salute lentamente sembrava tornare in lei, ed anche le parole fra loro, prima con pudore, quasi con timore, erano tornate.

Erano tornate a parlarsi le sorelle. Prima parole incerte, frasi smozzicate, quasi per sondare un terreno friabile, pericoloso, poi via via sempre più rassicurandosi, ragionamenti più compiuti, scambi di idee articolate.

Era intercorso anche qualche scoppio di riso per qualche frase fraintesa o qualche battuta più spiritosa.

Sembrava tornata un po’ di armonia fra loro. Non certo l’indissolubile comunanza d’un tempo, ma quello che si può definire un normale rapporto di sorelle, anche se loro non erano certo due normali sorelle.

Lui, all’inizio, ogni volta si limitava ad accoglierla in casa ed accompagnarla alla porta della camera della moglie, senza ma farsi vedere da ambedue e lentamente ma con passo deciso poi si allontanava, ben sapendo come fosse estraneo a quel rapporto ancestrale a lui preesistente.

Vedeva però con felicità come ogni volta, dopo il commiato della sorella, rientrando nella camera della moglie, la trovasse più allegra, su d’umore, positiva e serena.

Lui non aveva idea di cosa si dicessero insieme, quale fosse l’argomento delle loro discussioni e le modalità di intrattenersi, ma gli bastava vedere che Coraggiosetta si ristabiliva di giorno in giorno, e che il miglioramento si rafforzava ed era più visibile dopo ogni visita ricevuta.

Un giorno, lui si risolse a fare una cosa che mai avrebbe pensato di fare. Decise di fingere di andar via dopo aver fatto entrare Intrepidina in camera dalla moglie, ma di ritornare lentamente, silenziosamente dietro la porta, per origliare cosa si dicessero, che scambio intercorresse fra loro.

All’inizio non udì nulla di preciso, chiacchieravano piano lentamente, poi udì uno scroscio di risa: più calmo, pacato e sereno, quello che riconobbe della moglie, più squillante, acuto, nervoso quello della sorella.

Dopo un po’ il parlottare divenne più fitto, più intenso, più animato, e sempre più trapuntato da risa, esclamazioni gioiose, interiezioni frizzanti.

Si allontanò dalla porta, non gli importava sapere cosa si dicessero fra loro, gli bastava sapere che la moglie era, felice, serena, spensierata e sempre più di buon umore ed in salute.

Non era un problema per lui appurare che la moglie divideva parte della sua vita con la sorella, non era mai stato questo per lui un problema, anzi si era rattristato quando le aveva viste allontanarsi e si era sentito contrariato da quella specie di astio che era sorto fra loro, per la verità da parte di Intrepidina, perché Coraggiosetta da parte sua era stata sempre ben disposta verso la sorella.

In poco tempo, Coraggiosetta guarì completamente, quasi come se l’affetto ritrovato e la comunione ristabilita fosse stato un medicamento miracoloso, del resto lo spirito a volte riesce a fare quello che il corpo neanche immagina sia nemmeno concepibile realizzare.

Le due sorelle erano tornate in comunione fra loro: scherzavano, si divertivano insieme, si burlavano del mondo. Certo non c’erano più le sfide di un tempo fra loro, ma era un modo diverso, forse più maturo chissà, di affrontare la vita e le sfide che essa ci presenta, senza che siamo noi a sceglierle ed a concretizzarle.

La vita fra Coraggiosetta ed il marito scorreva serena ed in armonia come sempre, solo che ora lui aveva capito che doveva fare un passo indietro quando le sorelle erano insieme e tornare in piena comunione con la moglie solo quando Intrepidina era andata via.

Non era una grave rinuncia per lui, gli bastava vederla sorridente, serena, riappacificata col mondo, dopo ogni incontro con la sorella.

I rapporti fra lui ed Intrepidina non si può dire fossero diventati cordiali, ma erano almeno sereni, civili. Si guardavano in viso scambiando qualche rara parola, come mai era successo prima.

Lui ricordava bene come prima della riappacificazione fra le due sorelle Intrepidina non lo avesse mai guardato in viso, come a voler negare la sua presenza, voler disconoscere la sua stessa esistenza. Forse all’inizio lo aveva considerato un intruso fastidioso, per poi rendersi lentamente conto, con sbigottimento, come la sua presenza non fosse passeggera, ma ben radicata nella vita della sorella.

Ora, si disse, forse Intrepidina aveva capito che lui amava veramente la sorella, ma che ciò non era una minaccia alla loro intesa, né intendeva sostituire un affetto con un altro, ma soltanto aggiungerne ancora di più.

Il tempo, si sa, appiana tutto ed a volte riesce dove la volontà non può nulla. Sia come sia, i rapporti fra le due sorelle tornarono; non più quelli di un tempo, diversi, ma ugualmente saldi, affidabili, certi.

Di tanto in tanto, ricordavano fra esclamazioni accese e scoppi di risa le sfide di un tempo, di un’infanzia ed una gioventù ormai passata, ma sempre ben presente e viva nei loro ricordi appassionati.

Era, nello stesso tempo, malinconico e dolce abbandonarsi ai ricordi, rivivere quelle sfide infinite, ancora presenti nell’animo, ma ben lontane nel tempo e negli intenti.

Ogni epoca della vita ha le sue gioie ed i suoi dolori. Nessuno di essi è inutile o fuori posto poiché fa parte di noi stessi e va vissuto.

Il tempo passò.

Le sorelle invecchiarono; le forze vennero loro meno, come a tutti accade invecchiando, anche se loro, nei limiti delle possibilità, rimasero energiche, atletiche, vigorose.

Il tempo, però, non tiene conto di ciò e, alla fine, decide la data della dipartita.

Il viaggio fu veloce per ambedue e poco distanziato fra loro.

Del resto, non avevano corso insieme per quasi tutta la loro vita terrena? Perché l’ultima sfida avrebbe dovuto essere diversa?

Forse, ora si ritrovano nell’aldilà, con nuove sfide, per mettere, ancora, alla prova sé stesse.

Sì, sicuramente è così!

E poi, quando si è vissuta un’intera vita di sfide perché ciò non dovrebbe proseguire anche dopo, oltre ciò che ci è noto?

Non siamo, forse, noi i padroni delle nostre vite!

Coraggiosetta e Intrepidina, certamente, continuano a correre insieme, unite come sempre, mano nella mano, verso il Sole.

L’una audace ma più controllata e riflessiva, l’altra più ardimentosa e irrefrenabile, quella che più si lasciava trascinare dall’istinto.

In fondo erano quasi identiche in tutto.

Sorelle…, gemelle per la verità, più che sorelle.


SORELLE è un racconto di Silvio Nizza

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