LA GRANDE SETE di Franca Calcabotta Sirica
genere: INFANZIA E ADOLESCENZA
Si sentiva tanto sola in quell’estate così torrida!
Di solito, con l’arrivo della bella stagione, era sempre al settimo cielo.
In quel periodo le fresche sponde del torrente si animavano di gente festosa, pronta a divertirsi con bagni refrigeranti.
Com’era bello fare scivolate, soprattutto sul viso e sui capelli dei bambini, sempre allegri e pieni di vita.
Ora invece era rimasta in compagnia di poche altre gocce con le quali scambiava, di tanto in tanto, uno sguardo malinconico.
Che tempi quelli in cui saltellava con tutte le altre compagne dalla cascata!
Che freschezza, che goduria!
Scendeva, rapidamente, prima scivolando sulle rocce e poi saltellando, di sasso in sasso, fino al grande fiume che con dolcezza la consegnava al blu del mare.
Certo lì l’acqua era un po’ salata, ma era pur sempre bello nuotare tra le onde! E poi il sole, che era gradevolmente caldo, la sollevava fino alle nuvole morbide e leggere, cullate dal vento.
Che meraviglia! Sembrava di stare sulle montagne russe.
Infine, c’era l’eccitazione di tornare a terra in caduta libera. Il terreno, come un buon padre, la accoglieva in un abbraccio morbido. Sentiva sopra di sé la forza dell’erba che cresceva, dei fiori che spuntavano, delle radici che si dissetavano di linfa “fresca” e poi… “dulcis in fundo” ritornava finalmente alla vita, sgorgando da una bella polla azzurra e trasparente.
Quanti ricordi! Quanta nostalgia!
E intanto, tra un pensiero e l’altro, cercava di ripararsi da quel sole così caldo.
Sperava nell’arrivo rapido della notte per trovare un po’ di sollievo.
Si guardava intorno. Dov’era finito l’allegro chiacchiericcio dell’acqua? Che ricordi quando passeri, merli e cardellini venivano a rinfrescarsi nell’acqua! Le sembrava ancora di sentire il frullo delle ali nelle pozze d’acqua.
Per non parlare del verdissimo bosco di cui era rimasto ben poco. Rari alberi, per fortuna ancora allietati dal canto di qualche sparuto uccellino.
D’un tratto capì la mole e la forza bruta del nemico da combattere e si sentì piccola e impotente.
Ma non poteva mollare…No, non gliela avrebbe data vinta a quel terribile mostro.
Decise allora di risalire la roccia. Percepiva purtroppo d’esser sempre più piccola, ma voleva, a tutti i costi, raggiungere la sorgente per capire come risolvere il problema della grande sete o almeno così sperava.
Per fortuna lentamente il sole cominciò a calare dietro la montagna, incendiando di rosso il cielo e le nuvole.
La piccola riposò un poco.
Del resto, non era abituata a risalire il torrente!
Aspettò il sorgere della luna. Le piaceva essere illuminata dalla signora della notte.
Proseguì il cammino, cominciando a svegliare qualche compagna.
Meditava tra sé che, se avessero fatto squadra, avrebbero trovato una soluzione per combattere la grande sete, che per lei era come un terribile drago, pronto a sputare fiamme e a lanciare tizzoni senza pietà.
Ultimamente lunghe lingue di fuoco avevano terrorizzato tutta la natura lì intorno.
La goccia intanto sudava diventando sempre più piccola, ma non demordeva. E, tra una riflessione e l’altra, roccia dopo roccia, giunse con le compagne alla sorgente.
Lentamente il buio abbandonò la scena e nel cielo apparve l’aurora, dipinta di rosa.
Proprio nel momento in cui la luna cede la scena al sole, le piccole avventuriere trovarono la polla, purtroppo quasi del tutto asciutta. Un piccolo rivolo, dall’andatura incerta, scendeva verso di loro.
Le goccioline si strinsero formando una sottile scia d’acqua, spinte solo dal desiderio di alimentare il giovane ruscello.
Ma non sempre la buona volontà basta per risolvere un problema! E tutta la fatica fatta svanì in un attimo. Furono catapultate in pochi minuti di nuovo al punto di partenza, precisamente all’altezza di quella che un tempo era stata la cascata.
La delusione e l’amarezza per il fallimento dell’impresa s’impossessarono delle povere gocce d’acqua che, dopo il salto di alcune rocce, si ritrovarono di nuovo separate, ciascuna con la propria tristezza, ma soprattutto con la certezza che il mostro della grande sete sarebbe cresciuto a dismisura.
La piccola goccia fu di nuovo rapita da cupi pensieri.
Guardava il suo corpo assottigliarsi e sentiva il suo livello di ossigeno precipitare sempre più in basso. Aveva perso anche gran parte della sua trasparenza.
Si stese sulla roccia. Un alito di vento cambiò la sua forma. Le piaceva quella metamorfosi: ora somigliava a una piccola perla.
In quel momento le sarebbe tanto piaciuto esibirsi in acrobatiche capriole davanti allo sguardo incantato di qualche bambino!
Sospirava la piccola goccia sognando ad occhi aperti la sconfitta della grande sete.
Poi rivolse lo sguardo al cielo per un’ultima preghiera, invocando la pioggia.
Non c’era più tempo! Le piante, gli animali, gli uomini andavano salvati! Non si poteva abbandonare il mondo, lasciandolo in balia di aridità e deserti!
L’intensa emozione, per questa supplica al cielo, le infondeva ancora un soffio di vita, ma capiva che le forze la stavano ormai abbandonando e così domandò al sole di accoglierla magari solo per riposare un pochino.
Poco dopo il suo corpo iniziò a salire, ormai la sua forma era quasi impercettibile.
Ora la gocciolina aveva voglia solo di pace e bellezza. E, nel chiudere gli occhi, le parve di saltellare rapidamente, da un sasso all’altro, trasportata dallo scrosciare allegro di una cascata azzurra e spumeggiante.
Per fortuna, lassù, fu accolta e coccolata da un mare di soffici nuvole. La stessa piacevole sorte toccò alle sue compagne, che l’avevano seguita in quella fantastica ascesa.
In quella fresca e leggera aria mattutina furono tutte invitate a partecipare all’operazione “DISSETIAMO LA TERRA”, proposta da sua maestà il cielo.
Che gioia! Che incanto! Ora era certa che tutte insieme ce la potevano fare: si sa l’unione fa la forza!
E in un lampo uno scroscio d’allegra pioggia scacciò la paura della grande sete.
LA GRANDE SETE di Franca Calcabotta Sirica
genere: INFANZIA E ADOLESCENZA