Altalena ti salvo io!

C’era una volta un bambino di nome Lemond.
Aveva sette anni, era magro e alto, con una chioma bionda come il sole, così che tutti lo chiamavano “capello fluente”.
Lemond trascorreva sempre le sue giornate su un’altalena creata dal nonno Gercoldo fatta con legno di quercia e talmente comoda che ci si poteva salire anche in tre.
Lemond le aveva dato perfino un nome: “ALTALEN”.
Il bambino adorava giocare all’aria aperta e proprio Altalen era diventata la sua migliore amica.
Questa si trovava sotto il gazebo della nonna Fiorilda, adornato con le piante e i fiori più strani del paese.
Lemond ogni giorno prendeva il suo libro preferito e andava nel gazebo.
«Tu, sempre qui, non ce la fai proprio a staccarti da Altalen!» gli diceva ogni volta la nonna.
«No, nonnina cara, lo sai, noi siamo inseparabili!» rispondeva Lemond con molta serietà.
Infatti, le era talmente affezionato che la trattava come una persona vera.
Un giorno, Lemond mentre stava raggiungendo il suo posto preferito sentì qualcuno che lo chiama:
«Lemond, vieni, Lemond, corri!»
«Chi è che mi cerca?» rispose impaurito.
«Coraggio, sono Altalen, il nonno mi ha smontato perché durante la notte si è spezzata una delle corde che mi sorreggevano» disse di nuovo la voce.
«Sei Altalen?! Davvero? Ma, ma…tu parli!»
Lemond non ci poteva credere, era proprio Altalen!
«Dove sei?» le chiese.
«Sono qui! Dietro il cespuglio di more che ti sta davanti. Però, fai attenzione! Ti potresti pungere! …»
L’altalena era proprio lì, bastava fare un passo.
Ma, quando Lemond si avvicinò, … due piccoli scoiattoli gli sbarrarono la strada.
«Ehi tu, cosa vorresti fare con la nostra altalena?»
I due erano davvero antipatici e avevano delle voci stridule da far scoppiare la testa.
«Prima di tutto non è la vostra ma è la mia. Secondo, per quale motivo urlate?»
«Bla, bla, bla è nostra quell’altalena!» ripeterono gli scoiattoli.
«Visto che è vostra, vediamo se sapete di che legno è fatta?» chiese Lemond con molta furbizia.
«PINO!» rispose lo scoiattolo intento a non sbagliare.
«La risposta è… SBAGLIATA! È quercia signorini sapientoni, quindi ora me la riprendo!»
Lemond era soddisfatto e felicissimo di riprendersela, quando uno dei due cominciò a fischiare e altri scoiattoli guerrieri accorsero in loro aiuto.
«Acibull! (All’attacco!)» esclamò il loro capo e tantissimi scoiattoli si diressero contro Lemond.
Lui si difese repentinamente con un paio di mutande del nonno, prese dallo stendino del bucato di nonna Fiorilda ed iniziò a scacciare gli assalitori.
Ad un certo punto, però, anche le rane del ruscello accorsero in aiuto degli scoiattoli e, per dirla tutta, anche tanti altri piccoli animali si unirono alla battaglia.
Un vero disastro!
Lemon non ce la faceva più, era così stremato che si stese a terra, sull’erba.
Con tanta tristezza nel cuore ripensò a tutti i momenti belli trascorsi con la sua amica Altalen e ad un certo punto udì:
«Dai, non ti arrendere! Loro sono tanti, ma tu sei più grande, ce la puoi fare, io credo in te!»
Era proprio Altalen che cercava di fargli coraggio.
Allora Lemond reagì:
«Hai ragione! ALTALENA TI SALVO IO!»
Con un super iper-mega grande salto si rialzò e si ritrovò vicino alla sua amica. L’afferrò e scappò subito a casa, lasciando tutti gli animali a bocca aperta.
Raccontò la storia ai suoi genitori e al nonno, ma nessuno gli credette.
Fino a quando non si accorsero di tutti gli animali che stavano scappando di gran fretta.
«Lo so che sei vecchia e arrugginita» disse Lemond «ma starai sempre con me, sarai il mio sgabello preferito!»

Il timido leprotto è un racconto di Alba Giustozzi

(10 anni – quarta elementare)