Il delitto di via Cerreto

“Se imparassimo a conoscere
ciò che ci spaventa,
riusciremmo a superare
le nostre paure.”


Prologo

Sentiva le grida uscirgli dal petto con un fragore assordante, un’eco che s’impadroniva di lui divenendo sempre più spaventosa…
L’automobile ormai era in vista.
Al volante un uomo dai capelli biondi con riflessi d’oro, occhi azzurri stranamente variegati, i lineamenti del viso marcati, come quelli dei popoli del Nord Europa, guidava con sicurezza.
Dietro di lui due giovani, seduti a una certa distanza l’uno dall’altro, fra i venticinque ed i trent’anni, l’uno bruno e baffuto, corpulento, e l’altro castano, un po’ tozzo e slavato in viso.
In mezzo a loro, con la testa piegata in giù, una persona sui cinquant’anni, andava incontro al suo destino.
L’auto svoltò in una piccola strada sterrata.
A causa del fango, gli pneumatici ogni tanto slittavano.
Si diresse all’interno di un vecchio garage.
Gli uomini scesero e s’incamminarono verso una grande casa di legno posta in riva al lago.
All’interno li attendeva un signore alto e snello. La pelle leggermente bruna e la capigliatura di una mescolanza di bianco e nero tradivano le sue origini meridionali. Poteva avere quarant’anni come cinquanta.
Osservava i nuovi arrivati da due occhi neri che parevano intinti nell’inchiostro.
Uno dei quattro arrivati con l’auto, quello dai capelli castani, disse: «Non vedo perché non avremmo potuto sistemare la faccenda subito, portarcelo dietro fin qui è certamente più rischioso.»
L’uomo alto e snello era diventato livido in volto.
Una cupa fiamma era guizzata negli occhi profondi e neri come il fondo di un pozzo.
«Che cosa vuoi dire?» chiese, con voce ruvida.
«Non voglio offendere nessuno, ma gli sbirri ci sono arrivati addosso con incredibile rapidità.»
«Non sono preoccupato, ma c’è qualcosa che non mi quadra» disse l’uomo castano.
«Fa molto freddo, avete tempo per prendervi una tazza di caffè.»
«È già pronto, servitevi» consigliò l’uomo dagli occhi neri.
«Si certo,» rispose l’uomo bruno e baffuto «siamo comunque in anticipo sul programma.»
L’uomo con i capelli castani continuò a lamentarsi.
«Sono stato immediatamente sospettato e trattenuto in questura, da uno sbirro muscoloso dagli occhi freddi solo perché mi sono rifiutato di chiarire dov’ero giovedì. Poi, improvvisamente, lo sbirro ha aperto la porta e mi ha lasciato andare… non lo trovate strano?»
«Piantala di frignare. Tutto ha funzionato come un meccanismo di precisione. Certamente il piano era rischioso… bastava un niente, un’incertezza da parte di uno di noi, per far andare tutto storto.»
Si sedettero intorno ad un tavolo di legno.
L’uomo biondo fece il giro versando del caffè nelle tazzine.
Ne versò un po’ a tutti e poi si riempì la sua.
Mentre sorseggiavano il caffè, la persona legata e imbavagliata a una sedia, si dibatteva e gemeva.
L’uomo dagli occhi neri si alzò dal tavolo con molta calma e si avvicinò al prigioniero.
Strappò con violenza il cerotto che lo imbavagliava e gli disse:
«Ne sono passati di anni vecchio mio! Ora conoscerai anche tu la sofferenza!»
L’uomo legato alla sedia si strinse nelle spalle:
«È così che va il mondo, amico!» rispose.
In due si alzarono dal tavolo, aprirono la camicia dell’uomo legato e gli applicarono sul petto dei morsetti collegati a una batteria…

Il delitto di via Cerreto è un romanzo di Federico Berlioz

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