La Sicilia dentro un sogno

La Partenza

Siamo arrivati all’Aeroporto Marconi (Bologna) dopo due ore di viaggio. Il percorso è stato piacevole e scorrevole, la mente era già la, in quella terra mai vista né esplorata. In tanti me ne avevano parlato e descritto come un posto da favola. Cercavo di immaginare quelle terre con la mente, mentre guidavo, ma non riuscivo bene a definirle. Nonostante i tanti riferimenti e racconti dettagliati, non riuscivo a dare una forma a quelle coste così decantate.
I bagagli erano ingombranti, ma la voglia di partire alleviava la pesantezza degli indumenti di tutta la famiglia divisi in due valige, oltre il trolley. Quattro persone unite dalla voglia di sparire e allontanarsi dalla routine per otto giorni.
L’unico neo a quelle belle sensazioni per me, era la paura di volare, che cominciava a crescere in maniera esponenziale, tanto più si avvicinava l’ora di partire.
Cerco di non pensarci, mentre addento un panino e bevo una birra doppio malto, seduto fra tanta gente che va e viene attraverso il mondo.
Un viaggio immaginato da anni, l’emozione di incontrare quei parenti visti solo un paio di volte nella mia vita. Quel cugino che ricordavo con simpatia e che mi sarebbe venuto incontro in Aeroporto per poi ospitarmi nella sua casa a Palermo.
Arrivare un paio d’ore prima della partenza all’aeroporto, da la possibilità di sentirsi già in vacanza. Le vetrine dei negozi sono un’attrazione, le esposizioni attirano l’attenzione dei miei figli che usano già gli smart phone per ingabbiare nei loro schermi quei momenti.
Mi trovo seduto di fronte alla scritta: Palermo volo n°… la tensione aumenta. Frugo nelle tasche del mio giacchino di jeans per trovare le pastiglie che mi serviranno per vincere la paura: sono li.
L’ansia comincia a salire. Il problema di volare è un ostacolo che non sono mai riuscito a superare. Ho letto molto a riguardo e sembra che ci siano dei corsi specifici che aiutano tali persone poco predisposte a solcare i cieli. Ho letto e riletto quei consigli, ma più di ingurgitare qualche pasticca, di efficace, non ho trovato.
Continuo ad alzarmi e rimettermi seduto. Faccio due passi lungo i corridoi dell’aeroporto di Bologna. Il terrore avanza, i minuti inesorabili che mi separano dal volo, corrono veloci.
Mia Figlia è agitata quasi quanto me. Faccio fatica a dargli forza. Sono ingabbiato dentro le mie fobie.
Siamo in fila per estrarre i documenti per l’ultima volta prima dell’imbarco. Abbiamo tutti e quattro i biglietti in mano. Mia moglie e mio figlio maggiore hanno un viso rilassato, loro volano sereni.
Manca poco più di mezzora alla partenza, infilo la mano in tasca ed estraggo due pastiglie, sperando che siano sufficienti. La scalinata ci porta giù nell’area della pista, sono visibilmente agitato. In cuor mio spero che questa tensione non rovini la bella atmosfera creatasi. Saliamo sul pulmino che ci porterà fino ai piedi dell’aereo. Lo vedo da lontano, inconfondibile la compagnia con quei colori di bandiera. Sono le 20.30, fra mezzora l’aereo si staccherà dal suolo ed io sarò li sopra con la mia famiglia. L’idea che il volo duri solo poco più di un’ora non mi aiuta a sollevare quest’ansia.
Il pulmino schizza via fra quelle luci abbaglianti, c’è un’atmosfera surreale sulle piste di lancio, specialmente all’imbrunire.
Martedì quattro settembre 2018: finalmente quel sogno si avvera.
Siamo seduti sull’aereo. Non è molto grande, d’altro canto è un volo interno, pensavo. Alessandro è al finestrino, Gaia gli siede accanto e alla sua sinistra c’è Marina. Io ho scelto di stare solo nella fila parallela. Non so per quale strano motivo ma sentivo che avrei sofferto più liberamente, essendo solo. L’aereo comincia a muoversi, penso che ancora non ho raggiunto l’apice della paura, quindi mi tengo pronto ad ingerire l’ultima pasticca, che spero sia efficace e fondamentale per portarmi a quel tepore simile ad una lieve sedazione. Si sposta molto rispetto al punto in cui ci eravamo imbarcati e fa diverse manovre. Ora rallenta fino quasi a fermarsi, poi di colpo accelera e prende la via giusta per il decollo. Comincio a sentirmi male, prego di non svenire. Ingurgito la terza pasticca e guardo mia moglie mentre mi porge la mano stringendomela. Mi sento ridicolo, mentre l’aereo aumenta a dismisura la velocità. Guardo mia figlia preoccupato, spero che non si senta come me in quel momento. Mi sembra meno tirata in viso, questo fatto allieva un pochino la mia ansia.
Ci siamo, quella sensazione pazzesca mi sta devastando lo stomaco. Con una potenza inverosimile, avverto che l’aereo si sta staccando da terra. È il momento più brutto per me.
Ora si impenna veloce verso le nuvole, il Primo Ufficiale dalla cabina di pilotaggio, ci informa che il tempo è buono e non ci sono perturbazioni. Mi sembra per un attimo di ritrovare la calma, ma dura poco quella sensazione. L’aereo è ormai alto nel cielo, mi rendo conto che ho il viso stravolto, mi sento in imbarazzo mentre guardo mia moglie che ha gli occhi pieni di dolcezza nel tentativo di darmi forza. Maledico la decisione di aver preso in ritardo quelle pasticche, probabilmente mi sarei sentito meglio in quel momento, invece l’effetto, ritardava.
L’aereo è ormai in rotta alto nel cielo, forse comincio ad avvertire un leggero senso di rilassamento. Mi viene da appoggiare la testa sullo schienale. In quel momento, il farmaco contro l’ansia, comincia a fare effetto; probabilmente, più del previsto.
Siamo in volo da venti minuti, il Comandante ci avverte che arriveremo in anticipo rispetto all’orario stabilito. Mi sento le palpebre pesanti, provo a chiudere gli occhi.
L’aereo è fermo a terra. Sono le 22,10 e siamo già atterrati. Guardo mia moglie che mi sorride e mi dice: “Visto? È stato tutto facile e veloce, ora siamo arrivati e hai i piedi a terra: rilassati.” Scendiamo dall’aereo, mi sembra tutto troppo surreale, guardo le luci che riflettono sulle grandi ali degli aeroplani fermi sulle piste di atterraggio. Vedo i miei figli felici che aspettano le valige scorrere sul nastro. Mia moglie le vede sbucare da lontano, sono le nostre. Io e mio figlio le afferriamo al volo e le posiamo a terra. L’avventura ha inizio, ora devo solo avvertire mio cugino che sono già arrivato. Il telefono non fa in tempo a squillare che lo vedo fra le tante teste che affollano l’uscita. È proprio lui, non posso sbagliarmi.

La Sicilia dentro un sogno è un racconto di Roberto Fratini