Ritorno al passato

LA CASA IN CAMPAGNA

Anna e Franz erano gemelli. Per questo motivo, spesso, percepivano le stesse sensazioni e condividevano le medesime emozioni, pur manifestando delle personalità completamente diverse.
Erano nati in un grosso Comune del padovano dove avevano conosciuto Giulio, un caro ragazzo abitante nello stesso condominio
Giulio aveva compiuto quindici anni, mentre Anna e Franz ne avevano undici, ma aveva sempre manifestato una profonda amicizia nei loro confronti, difendendoli, per esempio, da quei ragazzi più grandi e prepotenti, e guadagnandosi, in tal modo, la loro stima e simpatia.
Fu proprio a quell’epoca che Pina e Gianni, genitori dei gemelli, decisero di andare a vivere in campagna lungo le rive del fiume Livenza, alle porte di Caorle, in una casetta ereditata dal nonno paterno.
La decisione era maturata perché i coniugi, entrambi insegnanti di matematica e scienze, avevano avuto notizia certa che avrebbero avuto il trasferimento a Portogruaro (VE), dove c’era un alto numero di cattedre libere per la loro disciplina.
Abitare vicino Caorle voleva dire, infatti, poter compiere il tragitto, da casa a scuola, in soli quindici minuti. Inoltre, i ragazzi potevano viaggiare con loro e frequentare la stessa scuola in cui prestavano servizio.
Avevano perciò comunicato questa scelta ai figli che l’accolsero di buon grado perché amavano la vita all’aria aperta. L’unico loro cruccio era quello di doversi separare da Giulio a cui erano veramente affezionati.
Perciò, prima della partenza per la campagna, lo andarono a salutare con le lacrime agli occhi: i ragazzi si abbracciarono, promettendo vicendevolmente di vedersi di tanto in tanto.
La casa in campagna, un vecchio casolare, era stata ristrutturata di recente dal nonno di Gianni prima della sua scomparsa. Per cui adesso risultava comoda e accogliente.
Non era molto grande: aveva sul davanti una spaziosa aia e subito dopo, un piccolo appezzamento di terreno coltivato a meli.
Sul retro dell’abitazione c’era un campo di granoturco dove si rifugiavano numerose lucciole e molti grilli che, sul far della sera, iniziavano i loro meravigliosi concerti.
«Cri, cri, cri!» – «Cri, cri, cri!» – «Cri, cri, cri!»
Fu il primo verso che Anna e Franz sentirono quando arrivarono in campagna in quel mese di giugno, dopo aver frequentato, nel loro paese di origine, il primo anno della scuola secondaria di primo grado.
Non avevano mai udito in città il “frinire” dei grilli.
Quella sera lo ascoltarono e entrambi ne rimasero incantati: era un suono gaio, allegro, spumeggiante e i ragazzi restarono ad ascoltarlo per una buona mezz’ora, attratti anche dalla luce intermittente delle lucciole che svolazzavano intorno.
Un filare di salici piangenti segnava il confine della proprietà al di là della quale si poteva osservare lo scorrere tranquillo e veloce del fiume Livenza in cui il nonno aveva sistemato una pompa per aspirarne l’acqua e innaffiare il campo.
«Credo che abbiamo fatto la scelta giusta!», disse Gianni alla moglie, dopo che si furono sistemati. «I ragazzi si sentono liberi di muoversi e di esplorare l’ambiente circostante. Hai visto come proprio ieri sera, ascoltavano il canto dei grilli e ammiravano la luce delle lucciole?»
Gianni e Pina si sentirono, soddisfatti per la loro decisione, sia perché ai figli era piaciuta e poi perché in quella casa trovarono la serenità che non erano riusciti ad avere fino ad allora, costretti a passare da una locazione a un’altra, per la penuria di case, l’alto costo degli affitti e, soprattutto, per non dover pagare le eccessive spese condominiali.
Un giorno, Gianni osservò che in mezzo al filare di salici piangenti al limite, della sua proprietà, sorgevano alcune querce, una delle quali aveva una chioma particolarmente folta. Era alta, massiccia, possente e presentava dei rami forti e fronzuti.
Lo fece osservare alla moglie e ai figli. Poi disse:
«Cosa ne dite se sopra quella quercia costruissimo una bella capanna? Ė un desiderio che ho avuto fin da bambino, quando, qualche volta, venivo qua a trovare i miei nonni.»
«Sì, papà, grazie! Ne saremmo felici. Lassù faremo il nostro rifugio e potremo trascorrere il nostro tempo libero, riposandoci o in compagnia delle nostre letture preferite.» aggiunsero i ragazzi.
«Sarebbe un bel posto per gli svaghi dei miei figli.» disse Pina.
«Ma come farai a costruire la capanna? Non sarà pericoloso?» precisò subito dopo, con aria più seria e un po’preoccupata.
«La cosa è più facile di quanto non sembri e non c’è alcun pericolo. Basta un briciolo di buon senso e credo che i nostri figli lo abbiano. Ci possiamo fidare di loro.»

Ritorno al passato è un racconto di Franco Lo Presti