Shield-maiden

Quando navigai per la prima volta verso ovest, per volere degli dèi, alla scoperta di nuove terre da razziare, dopo un lungo e pericoloso viaggio, ero solo una giovane shield-maiden: una fanciulla dello scudo.
Come combattente servii il Re dei norreni, in più spedizioni, affinché il suo nome divenisse una leggenda e il suo regno un impero.
Fui risparmiata ad ogni battaglia, segno evidente di essere stata prescelta per portare a compimento un volere divino, superiore a qualsiasi tipo di disegno terreno immaginabile. E questa espressione si manifestava ogni qualvolta riuscivo a schivare il colpo della spada nemica mentre assistevo a un’incessante pioggia di sangue.
Accadde che durante l’invasione della Sassonia, Baldr detto Possanza, per la sua forza e per il suo vigore fisico, guerriero per antonomasia, uno dei vichinghi più amati di sempre, fu colpito alle spalle da un soldato sassone a cavallo, mentre lottava contro tre uomini davanti a sé.
Non saprei dire per quale motivo il mio sguardo, tra quella folla selvaggia e urlante, si posò proprio in quella direzione; ed improvvisamente fui assalita da una profonda disperazione e rabbia rispetto alla scena che mi si presentò.
Così dimenandomi tra quei cadaveri e corpi agonizzanti, provai a liberarmi dai miei assalitori e cercai di ripararmi con lo scudo da ogni tipo di attacco, con dei movimenti rapidi che solo le situazioni di pericolo consentono: giunsi lì, sul corpo disfatto dell’uomo che mi rispettava come donna, che mi ammirava come guerriera, pur non avendo nessuna relazione sentimentale dichiarata con me, ma che era affascinato dalla mia persona, che non aveva mai fatto altre allusioni, che però mi aveva aperto il suo cuore confidandomi i suoi più grandi sogni e i segreti più intimi.
Mi gettai a terra e piansi molte lacrime vedendo il volto di Baldr tumefatto, che bloccai sulle cosce dopo essermi inginocchiata. Era gravemente ferito tra la spalla e il collo, il cui sangue zampillante gli rendeva flebile il respiro, ma animava il mio cuore di speranza affinché rimanesse in mezzo a noi.
«Nanna, mettiti in salvo» Baldr, nonostante le sue condizioni, cercò di proteggermi.
«Resisti!» dissi strozzata dall’emozione.
Trascinai il suo corpo per quanto mi fu possibile, poco lontano da lì, ai margini di quel campo, strisciando tra un’infinità di ostacoli, con il timore di essere trafitta da una freccia e mi assicurai di essere al riparo.
Strappai una manica del mio corpetto di tessuto, cercai di ricavarne diverse strisce e le unii fino a formare un laccio che andai a stringere all’altezza della sua ferita; che in parte cercai di medicare tamponando la fuoriuscita di liquido ematico.
Nessuno dei due schieramenti sembrava disposto a mollare la lotta e tantomeno si udiva “ritirata” e ciò aumentava la mia agitazione.
«Ti imploro, cerca di non perdere i sensi, Baldr» lo schiaffeggiavo sperando di non vederlo morire.
«Ti ho amata davvero e avrei desiderato che fossi stata tu la madre dei miei figli.»
«Ci siamo amati molto e lo faremo ancora. Ci sposeremo. Promettimi di non lasciarmi mai, neanche qui, ora.»
Quando Nils pronunciò il mio nome, si stava avvicinando alla boscaglia in cui mi trovavo e poi fu la volta di Eyra, l’eco delle loro voci fu una presa di coscienza che la battaglia fosse giunta al termine.
Uscii dalla sterpaglia e dai massi rocciosi tutta tinta di rosso, con qualche piccola ferita che mi ero provocata durante lo scontro: sudata con le mani irriconoscibili.
«Nanna, sei ferita?» Eyra si precipitò verso di me, mi abbracciò.
«Sto bene, ma la Possezza è più vicino al Valhalla di quanto possiate credere» dissi.
Baldr si riprese dopo diverse settimane, le prime le trascorremmo nell’accampamento.
«Mi hai salvato la vita».
«Avresti fatto lo stesso per me, ne sono certa» – risposi.
Una volta rientrati in Norvegia ci sposammo ed ebbe inizio una nuova fase della nostra vita con due figlie gemelle.
Questa è la loro storia preferita. Vogliono sentirsela ripetere continuamente, come adesso, mentre attendono di essere pettinate.
«Così è esploso l’amore tra Nanna la Prodezza e Baldr la Possezza due grandi guerrieri vichinghi, e poi siamo nate noi che vogliamo diventare due grandi shield-maiden» ripetono sempre all’unisono.
«D’altronde si viene al mondo lottando.»

Shield-maiden è un racconto di Marianna Iannarone