Viri lei!

È noto che per mare non esistono strade o autostrade, né carreggiate né semafori.
L’arte del navigare è regolata dal “Codice della Navigazione” che tutti i natanti, …dico tutti…, sono tenuti a rispettare.
L’aneddoto che illustro ci porta a molti anni indietro quando, dopo il 1960, ogni Società Velica, degna di questo nome, istruiva ed allenava i propri timonieri al rispetto di tutto ciò che il mare impone.
A quei tempi l’uscita in mare non era certo facilitata da porticcioli lontani dal traffico marinaro di uno scalo già importante come quello di Ancona ma, ahimè!, il traffico velico partiva dalla Mole Vanvitelliana dal porticciolo adibito ai pescherecci e, attraversando tutto il porto, da una parte all’altra della prima entrata e della principale, obbligava i timonieri in erba, e non, a veleggiare con attenzione prima di raggiungere il mare aperto.
Non stiamo parlando di una flotta di Fling Junior numerosa, comunque sempre di 4 o 6 imbarcazioni che, in lotta tra di loro, volevano conquistare sempre il primato di esser usciti per primi o rientrati vincendo sugli altri.
Lo spirito competitivo tipico dei velisti stamurini iniziava subito al momento della messa in acqua della propria barca.
Un pomeriggio di Settembre, rinfrescato da un tipico scirocco di buona intensità, il gruppetto di cui sopra, verso le 16,30, decideva di far rientro al Mandracchio.
I più esperti mi comprendono, la rotta con il vento in prua non poteva essere diretta ma necessitava di bordi e virate continue per raggiungere l’approdo.
Il tutto mescolato con lo spirito competitivo di arrivare primi da Lamberto senza guardarsi troppo intorno.
Quel pomeriggio, proprio in quelle ore, rientrava dalla Croazia un traghetto noto ai più esperti marinai chiamato Liburnia che, con a bordo come previsto il Comandante del Porto, solcava a velocità di prudenza l’entrata del Porto.
Il serio professionista si trova difronte cinque o sei piccoli gusci che con rapidità fulminea gli zigzagano sulla prua impedendogli di scegliere con certezza il lato dove entrare e attraccare l’enorme bestione colmo di passeggeri.
Spazientito da tanta imperizia il Comandante imbraccia un megafono di indubbia potenza vocale e con voce forte e minacciosa urla al FJ più sotto la sua imponente prua….: “Vira!!!….Vira.!!!”
Risposta immediata del pur esperto ma impudente timoniere stamurino, indispettito dal fatto che la virata richiesta gli avrebbe fatto perdere il primato del rientro.
“Viri Lei……Viri Lei….”
Lascio alla vostra immaginazione ciò che poi usci dal megafono dell’imbestialito Comandante del Porto e anche le conseguenti comunicazioni che la Capitaneria di Porto non tardò ad inviare alla Stamura.
Ma che dire: “per vincere una regatina, anche non ufficiale, ma molto sentita, eravamo disposti anche a dirottare navi di linea…. bastava vincere.
Per la Stamura Archiabò.

CONTINUA

Viri lei! un racconto di Nino Lacerra