La maledizione dell’orologio

Spettacoli pirotecnici

La strada che si snoda parallelamente alla sponda del lago di Garda e discende, serpeggiando, lungo i fianchi della montagna, costituisce nelle calde e afose serate estive, il punto più fresco e, quindi, più ricercato dalla gente del paese.
Sul lungolago, quella sera, non spirava un alito di vento, ma si avvertiva un’animazione particolare.
C’era un certo movimento di persone, un affollamento insolito che creava un’aria di solennità.
La luna, già alta nel cielo, rifletteva i suoi raggi argentati sulle limpide acque che, ondeggiando lievemente, s’infrangevano sulla riva.
Nella parte opposta della sponda, le poche ville signorili erano illuminate a festa e le loro luci si diffondevano intorno, rendendo meno scuro il costone della montagna che si tuffava in quel meraviglioso specchio d’acqua.
Ad una certa ora della sera, diverse persone si sedettero sulle panchine di legno sistemate dirimpetto al lago, mentre molte altre si appoggiarono lungo la ringhiera di protezione.
Sembrava che tutti guardassero qualcosa giù nel lago e che fossero in attesa di qualche evento particolare.
Una coppia di giovani turisti inglesi si fece largo tra la folla. La ragazza si affacciò, incuriosita, a guardare nell’acqua e rimase delusa.
«Andiamo» disse al suo compagno. «Qui non si vede niente. Chissà cosa aspettano!»
Ma, proprio quando i due giovani stavano per abbandonare la loro postazione, iniziò un fantastico spettacolo pirotecnico.
Quasi, sorgessero da quelle limpide acque, petardi, girandole e castagnole scoppiarono contemporaneamente davanti alle ville, mentre numerosi razzi venivano lanciati e fatti esplodere con infiniti effetti di colore.
«Chissà cosa festeggiano» chiese, ad alta voce, il ragazzo alla compagna.
«Si tratta di una festa privata» intervenne una signora che guardava ammirata i fuochi. «È una ricorrenza che il cavalier Peretti, un ricco commerciante di pellame, il dodici agosto d’ogni anno, festeggia insieme alla sua famiglia e ad una schiera di vip».
«Di che ricorrenza si tratta?» s’incuriosì la ragazza.
«Di ciò, nessuno sa niente in paese» ribatté la donna.
«Grazie!» conclusero i due giovani. «Qualunque sia il motivo, questo è uno spettacolo bellissimo».
E tutti continuarono a guardare affascinati quei fuochi che scoppiavano nel cielo con mille colori.
Poi, i due giovani inglesi proseguirono nella direzione di Peschiera del Garda.

La villa

Intanto, in una delle magnifiche ville situate sulla parte opposta della riva, Fulvia, la giovane figlia del cavalier Gino Peretti, cercava Jean Pierre, suo marito.
Era Jean Pierre il figlio unico di un nobile francese, rovinatosi finanziariamente con le scommesse sui cavalli.
Rimasto, così, senza patrimonio alcuno, il giovane aveva pensato bene di sposare Fulvia, una donna bella e ricca, ma con origini plebee e Jean Pierre non perdeva occasione di rinfacciare ciò alla moglie, evidenziando, per converso, la propria discendenza nobiliare.
La giovane donna cercò il marito dappertutto, finché non riuscì a trovarlo nella stanza privata più bella della villa, seduto comodamente in poltrona, intento a sfogliare una rivista.
Quella era la stanza preferita dal cavalier Peretti che Jean, quando poteva, usurpava volentieri.
Arredata con mobili d’epoca, aveva le pareti rivestite di uno speciale tessuto di seta, alle quali erano appesi i ritratti degli antenati.
Più di tutti spiccava, per la grandezza e sontuosità della cornice, un bel quadro con l’effige del cavalier Peretti nell’atto di indicare un costosissimo “Rolex” da polso, significando che puntualità, ordine e precisione, sono il segreto del successo.

La maledizione dell’orologio è un racconto di Franco Lo Presti