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FINESTRE di Kathy Ceres

Sono le sette del pomeriggio.

Ormai il sole è calato e l’oscurità scende lenta sui brillanti edifici della città.

Dalla mia finestra scorgo delle luci, ora lì, ora su, ora giù, che si accendono e lasciano intuire un movimento frenetico dalle stanze del palazzo di fronte.

Nel cielo, nuvole e nuvolette sono padrone, curiose forme e colori rendono il tutto disarmonico e suggestivo. La luce che proviene da fuori è di un colore ambrato, molto forte e caldo.

È ottobre, un mese dal clima temperato, ma offre vari spettacoli della natura … arcobaleni scintillanti e maestosi, sole luccicante e vivo, piogge cupe tipicamente autunnali. Foglie gialle e rosse rendono questo periodo, un misto di tonalità infuocate ed avvolgenti. Ottobre è il mese del letargo e delle speranze, delle aspettative…l’attesa di progetti sognati. Ognuno pensa alla propria vita e come raggiungere le proprie aspirazioni.

Ecco che qualcosa d’improvviso rompe tutto, tutto distoglie, tutto sconvolge. E succede l’inevitabile …

°°°

Occhi grandi e tristi, spenti e sofferenti per qualcosa che non è pronta ad affrontare, spaventati dall’ignoto, dalla paura della morte … 

Situazioni che fanno piangere, urlare e dire perché?

È la voglia di reagire, andare avanti e dire:

«No!»

No a che cosa? La vita viene e va! … Poi, prende qualcuno al quale sei legato, che ti è vicino, che ami! E allora sono guai perché vorresti che non fosse successo. E così, vai indietro con la mente e ricordi tutte le cose belle … Rimembri tutto ciò che faceva e pensi quanto era speciale quella persona per te.

Ah! Ah!

«State attenti a non scivolare!» …

«Siete così buffi!» …

Io e mio fratello in un posto incantevole, fatato. Inverno … mio padre, mio nonno e noi due. Eravamo saliti per gran parte della mattina su una montagna altissima e girando e rigirando, come per magia, c’eravamo fermati in un posto fuori dal mondo… Alberi che sovrastano, verdi, sempreverdi, circondano un laghetto circolare, ormai tutto ghiacciato … celeste come il cielo, puro come un angelo.

Era un luogo naturale e inconsueto, eravamo nel pieno di una natura rigogliosa e dominante, in pieno inverno, senza aver freddo. Tutto intorno mistero e fitto oblio …  assaporavamo il silenzio più assoluto, nessun suono, nessun rumore. Sembrava tutto fermo da anni, secoli … era paradisiaco. Poi mio nonno, che si fondeva con l’intero paesaggio, era la figura più emblematica e presente di noi. Lui e il paesaggio erano una cosa sola … lui mi aveva dato sempre questa impressione … ovvero, che dovunque lui fosse, si armonizzava con l’ambiente, le persone e gli animali, in modo fluido.

°°°

Stazza notevole, capelli bianchi e occhi celesti, sembrava un tedesco. Un uomo buono e gentile, accomodante e sincero…occhi vivi e sereni, sguardo fiero e dignitoso, corporatura tonica. Insomma, un gran nonno!

Nel paese tutti lo conoscevano e ispirava fiducia, affetto e soprattutto cani, gatti e uccelli si affezionavano a lui.

Con amore faceva tutto e da tutti riceveva in cambio dolcezza, … chiunque conosceva le sue storie di guerra, gli anni di prigionia nei campi dell’Albania, senza bere e senza mangiare.

Era interessante sentirlo parlare per ore ed ore, anche se aveva ripetuto nel corso degli anni gli stessi avvenimenti, perché acquistavano contorni e sfumature nuove e il suo tono emotivo, suscitava in noi, suoi nipoti, tanti sentimenti tristi e commoventi. Occhi stupiti e affranti … ma poi tutto passava e lui ricominciava a ridere davanti al caminetto acceso.

°°°

È ottobre e quello che mi viene in mente è la casetta del paese … il vicoletto che scende giù ripidamente, per andare in cantina, dove il nonno faceva il vino. Settembre di vendemmia, si raccoglie l’uva bianca, nera e quella fragolina che ha un odore inconfondibile. Pazientemente, con il torchio si spremeva l’uva e l’aria che si respirava nella stradina, ricoperta di ciottoli pietrosi avorio e grigio, era di mosto. Odore gradevolissimo, dolcissimo come il suo sapore. Sbircio dalla finestrella del vicolo, vedo il nonno che sorseggia il vino, io piccola, con la pioggia che scende lenta e fitta…

°°°

Freddo, tanto freddo …

Dicembre di tanti anni dopo.

Parenti, amici, stanza con il caminetto acceso … vampate di fuoco.

Letto … nonno sul letto.

Tanta tristezza, la morte l’ha portato via, via da tutti.

Via, via lontano, ma sicuramente in un posto caldo, aperto, spazioso, pieno di verde, montagne e tanta gioia.

Lui, ora, sul letto addormentato come un bambino, sereno, disteso, con mani lunghe e affusolate e delicatissime.

Freddo, oscurità e buio.

Lui che non voleva morire solo, ma è morto solo.

Lui che ha lasciato soli, noi …

Lui, al cimitero con la foto ritratto con la paglietta grigio chiaro sulla testa.

Bella foto, bei ricordi.

Sonno, tanto sonno per dimenticare.

°°°

È sera, cammino per le strade del centro storico. Vie strette e silenziose, con archi e volte altissime … caseggiati appartenuti a nobili famiglie del posto, tinte vistose e forti … dovunque dalle case pendono fasci di foglie rossastre e larghe che incorniciano quasi completamente grandi balconi di pietra bianca.

La strada è formata da quadratini piccoli, dei mattoncini neri con venature bluastre, incastonati uno accanto all’altro in modo da formare disegni geometrici irregolari.

Mi guardo intorno e sono colpita da un edificio antico, con finestre bifore in stile gotico e luci calde nella camera.

Accanto al portoncino in legno verde petrolio, un cartellone bianco con scritto:

INGRESSO LIBERO.

Entro.

La sala è piccola e tipicamente strutturata: archi sovrapposti a formare profondità, con sfondi e chiaroscuri volutamente architettonici, tanti lumi rivestiti di sete colorate e fluttuanti e poi le tele … Quadri enormi, con colori vivaci, talmente forti da sbigottire. L’energia è avvincente … vieni trasportato in uno squilibrio di emozioni. L’impressione è di un marasma di rifiuto, di dolore, di passione, di rottura.

Un’altra tela, un’altra emozione … Profondità, immensità la distinguono: una distesa di mare calmo, celeste, con piccoli flutti bianchi, l’orizzonte tra mare e cielo è una linea rossa che si espande verso l’alto sfumando i colori e avvolgendo di rosa le nuvolette graziose, disposte qua e là.

Capelli arruffati, ricci, sguardo da bambino, occhi verdi splendidi, corporatura agile.

È questa la figura del pittore dinanzi a me.

Non molto aperto e socievole, ma disposto ad un incontro con l’altro permeato di discrezione e semplicità. Lui scattante e veloce, un atipico pittore senza tante accuratezze, incline alla familiarità. Scrutare nella sua vita è interessante, basta soffermarsi su una tela e ricostruire l’interiorità intessuta in ogni macroscopico punto di colore pennellato nell’infinità di una tela completamente bianca.

Ovvero una vita!

°°°

Chiesa oscura, naturalmente inondata da una luce ambrata, intrisa di un silenzio totale. Persone in mesta adorazione. Candele bianche alte e sottili che fiammeggiano di energia bianca-blu, i fedeli sono intenti nella recita del rosario.

La porta centrale della chiesa è massiccia e verdognola a riquadri, tipo bassorilievi, ed è spalancata … trapela la luce della sera, così calda, che ravviva il cuore e lo spirito.

La chiesa è sobria, con panche di legno scuro, nelle navate laterali ci sono statue di santi con cornici massicce e con colori forti e prepotenti.

La cosa che più trasporta è un gran quadro di Gesù, vicino al presbiterio. È gigante e coinvolge per la sua bellezza, per il suo movimento, per il suo comunicare. È serioso e deciso. L’aspetto è di accoglienza fraterna e misericordiosa. Il viso è incorniciato da una flessuosa e morbida seta azzurra che lo ricopre a mo’ di cappuccio ed addolcisce la squadratura della mascella, che è ulteriormente ammorbidita da una fiorente barba. Guardandolo ci si può perdere e inabissarsi in una pioggia di commozione, una ventata di dolore e calore, d’amicizia e cordialità. È così bello intenerirsi per i suoi dolci occhi blu che ti riscaldano il cuore.

°°°

Dinoccolato, un uomo con il bastone avanza verso di me … non lo conosco.

Ho freddo, mi abbottono la giacca e la stringo quasi per difendermi da quell’uomo che si avvicina con una faccia burbera.

Ha rughe profonde sul viso, la barbetta incolta e bianca, baffi ormai ridotti, trasandato e con aria sprezzante.

Da vicino lo riconosco … È un signore che da bambina mi spaventava con un coltello. Si divertiva, ma io no! Ho ancora ricordi vivi di quegli episodi che mi rendono ansiosa e aggressiva.

Che vuole, povero sciocco … Io sono giovane e lui è un povero vecchio, scontroso, risucchiato dalla sua età.

Sono pervasa dalla rabbia … il suo odore di vino mi disturba.

Ha vestiti scuri e maleodoranti, scarpe grosse e alte e la sua voce bassa e rauca è nauseante!

Dice qualcosa farfugliando, non lo capisco.

Ma lui mi ha riconosciuta? Non credo. Mi chiede di aiutarlo a salire le scale perché, anche se ha il bastone, da solo non ce la fa più.

L’aiuto, però con fastidio.

È rigido e si appoggia forzatamente sul mio braccio, non ho voglia di parlare e mi sembra di avere a fianco, un oggetto.

Non fiata, svoltiamo per vie anguste, ed è sempre più scura la sera.

Siamo arrivati a casa sua, entriamo … abitazione piccola e squallida, umida e austera … il fuoco è acceso e prende vita da un caminetto rudimentale e fatiscente … quattro sedie di paglia grezza intorno ad un tavolo quadrato con sopra un bel fiaschetto di vino rosso.

Esce da una cameretta, la moglie che mi offre del vino.

A me non piace il vino. Ora voglio andar via, sono seccata da quell’incontro. Lui è vicino al fuoco che si scalda le mani e fischietta. Nessuno parla, l’aria è intrisa di gelo frantumato, di qualcosa che si sgretola e va a pezzi. Tutto ad un tratto niente mi dà più fastidio, neppure il silenzio, insieme ascoltiamo il crepitio del fuoco che è provocato dal legno umido … tutto scorre, tutto è fluido, le nostre menti sono all’unisono e un dolce torpore le acquieta.

È ora di lasciarsi, l’uomo si gira verso di me e non saluta … è cieco e io non me ne sono accorta. È come se mi vedesse da una piccola finestra più intima della sua anima.

Vado via sconcertata.

°°°

Orizzonti perduti, vuoto solo vuoto, stupore ed esaltazione per un paesaggio ricco di fascino … sta tramontando … guardo impavida uno scenario idilliaco.

Montagne bluastre, scure e variegate, sinuose e morbide, mai alte, ma misurate, con in cima minuscoli paesi che sprigionano luccichii vivi e intermittenti. Come lucciole notturne che segnano punti nelle tenebre della sera…e poi un rosa sfavillante colora una porzione estesa di cielo.

Immobile, fisso la potenza della natura e sono grata di quell’avvenimento.

Accanto a me il nulla, ma dentro di esso la maestosità del paesaggio mi accerchia amorevolmente. È come se una presenza forte e chiara stesse alle mie spalle, rassicurandomi e donandomi certezze.

In questo momento di sfiducia, sono avvolta interiormente da questa sensazione positiva. Cammino e questo spirito mi segue, mi protegge perché è qualcuno di molto caro. È un mio amico scomparso tanti anni fa a causa di un incidente stradale, che è sempre nei miei pensieri, in quanto rappresenta il passaggio dalla mia età di bambina a quella di adolescente, quasi donna.

Giochi, risate, sospiri, spensieratezze, tutto molto lontano dal mio intricato mondo di adulta. Ritrovare questa parte bambina è essenziale per ricostruire il mio passato e vedere distintamente il futuro, non disincantato e roseo delle fiabe, ma costruttivo ed elaborativo … Tran, tran … rumore di rotaie che stridulano … fermata del treno …

Salgo e mi siedo vicino al finestrino … Contemplare l’alternarsi degli scenari è prodigioso.

È una miscellanea di posti immaginati, riprodotti nella mente e vissuti con il corpo.

Stare lì, dove ad ogni fermata del treno, puoi ammirare qualsiasi parte del mondo che sia geniale, bizzarro, autentico, singolare, è aprirsi al nuovo e ciò mi entusiasma.

Casa grande e vuota … tante finestre. Vasi con fiori colorati, ciclamini fucsia e gialli, rossi e bianchi. Apro lentamente la finestra e faccio entrare l’aria limpida, fresca, briosa, che mi rianima totalmente.

Occhi azzurri, occhi vivi, occhi che vedono lontano.

FINESTRE è un racconto di Kathy Ceres

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Comments

  • alessandro Grignaffini
    06/05/2021

    Bella e toccante commistione di paesaggi interiori,stati dell’anima e elementi naturali.
    I ricordi si stemperano al contatto con gli acciotolati ,gli archi ,e gli imperscrutabili
    misteri della natura che li avvolge. un unico continuum ideativo-temporale permea e nobilita
    tutta la narrazione :frammenti di una vita assurti a una qualità superiore.

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