I ricordi di un principe III

7 ottobre 1582
Alla mattina mi svegliai per mano di Susanna, fu un buon risveglio quello, e durante la lotta contro la fatica delle lezioni mattutine percorsi alcune delle mie stravaganti strade nella mia testa.
Al lago mi recai con la bella Susanna e camminammo e parlammo e alla freschezza delle sue labbra si alternava ora la luce dei suoi occhi, ora la luce del sole; alla bellezza del suo viso, la bellezza del lago, al chiarore dei suoi capelli la limpidezza della sua anima.
Il lago stesso, la sua acqua fresca e pura, se avesse potuto, avrebbe provato invidia della bellezza di Susanna.
La mattina seguente, era l’otto ottobre del 1582, Susanna e la propria famiglia lasciarono il nostro castello e con loro il sole ci lasciò, mi lasciò.
Avevo il cattivo presentimento che i nostri sguardi non si sarebbero mai più incrociati, mai più le nostre labbra sfiorate e le nostre anime riscaldate.
L’unico sollievo che ricevetti quel giorno fu il bagno al lago, l’acqua ristoratrice mi suggerì parole che non conoscevo, mi portò alla memoria ricordi che non avevo vissuto, immagini che non avevo mai visto, eppure sapevo perfettamente che tutto quello che vedevo, sentivo, era dentro la mia testa già da tempo ed erano mie esperienze, di nessun altro.
Quando poi l’acqua sancì la nascita di immagini mostruose e sogni folli, quel sollievo si trasformò in sofferenza e dovetti uscire, prima che le mie lacrime si mischiassero con la purezza del lago.
Da allora mai più mi bagnai in quel lago, come potevo?
La mia anima, che solitaria ormai, vagava per gli sterminati spazi della mia mente, e con la sua scia argentea pareva voltarsi, danzare, poi contorcersi. La guardavo muoversi, con gli occhi chiusi, la luminosa scia prese a danzare una triste danza e poi cadde sotto il peso delle mie lacrime e mai più danzò.
Il tempo che porta via ogni cosa, il tempo che mi ha privato della mia Susanna ci regala la bellezza del momentaneo e l’incertezza dell’avvenire. Eppure, quando il futuro è certo il momento perde ogni luce.
Quella strana sensazione, quella che avevo guardando la carrozza di Susanna lasciare il mio castello, era così triste e dolorosa che ogni avvenimento, da quel momento in poi, si distese su quella linea di coincidenze che mi portò alla realtà da me predetta. Mai più infatti la guardai negli occhi; quei bellissimi occhi che tanti dolori hanno placato e tante gioie suscitato, adesso sono chiusi per sempre e nemmeno la fredda terra che li ricopre può godere di quella sensazione di libertà a me tanto cara.
Era tutto sempre più vuoto, tutto sempre più grigio, in mente avevo solo il ricordo di lei. Così da quel giorno vivo nell’oblio nella quale mi sono lasciato cadere e nei ricordi di lei, solo in quei ricordi, ritrovo me stesso.

I ricordi di un principe è un racconto di Sebastiano Ferla