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IL PRESIDENTE LICCASARDA di Enzo Randazzo

Era un mattino caldo e dolce. L’ammasso di nubi grigie, che danzavano attraverso la vetrata, si andava sciogliendo a poco a poco senza tramutarsi in pioggia. Un pallido sole occhieggiava nel cielo madreperla. L’avvocato Roberto Liccasarda, visibilmente irrequieto, sedeva alla sua scrivania. Due sedie davanti a sé per i clienti, alle spalle un Crocifisso, sulla parete di fronte il ritratto di Giovanni xxiii e di J. Fitzgerald Kennedy. Quel giorno indossava un paio di vecchi jeans e una maglietta, adatte per una riunione informale.
«Vi ho chiamato per darvi una bella notizia e capire che ne pensate. Ieri mi hanno telefonato dalla Segreteria Regionale del Partito per dirmi che mi vogliono mettere in lista per le elezioni nazionali.»
«Vero? Finalmente al Partito si sono accorti che c’è bisogno di gente nuova, la nostra linea trionfa!» esultò Teresa Greco, una giovane studentessa piuttosto sexy, minigonna e camicetta scollata, con una lunga cascata di capelli biondi sulle spalle. Da sempre innamorata del suo amico Roberto si era abituata a non ricevere la minima attenzione da parte sua.
Roberto scattò senza darle neanche il tempo di finire.
«Ma che linea e linea! Teresa, le cose stanno in modo più semplice, e per niente esaltante… hanno pensato a me perché serve un candidato riempitivo. Quasi zombato! Rannicchiato lontano dalla società, uno che prenda cinque, diecimila voti tra i giovani e nel circondario e si fermi a quel risultato, senza alcuna possibilità di varcare questi limiti. Ragazzi, per riuscire io, i grilli dovrebbero nascere dai muli!»
Anche Liliana Messina aveva accettato l’invito a quella riunione, la classica studentessa femminista dai capelli arricciati e rossi, jeans attillati e una camicia militare, tanto per far capire di che pasta era fatta.
«Se le cose stanno così, che vadano a farsi fottere! Perché dovremmo portare ossigeno a questi vecchi tromboni che, puntualmente, a ogni scadenza elettorale, ci mettono nel piatto una lista pesante come piombo? Ci costringono a sorbire una zuppa riscaldata?»
L’atmosfera si surriscaldava. La tendenza rottamatrice del gruppo sembrava prevalere, perciò risultò opportuno l’intervento di Don Paolo, un giovane prete, simpaticamente noto per il suo esuberante tifo juventino. Per darsi un contegno serioso indossava un talare tradizionale, con un berretto a larghe falde.
«Un minuto… un po’ di calma… cerchiamo di valutare attentamente la situazione. I deputati uscenti saranno ripresentati tutti o c’è spazio per potere condurre la nostra battaglia liberamente, con qualche possibilità di riuscita?»
Alla riunione partecipava anche il giovane sindacalista Lillo Bifara. Si grattava con accanimento i pantaloni vecchi e sdruciti, la camicia a righe e il fazzoletto rosso, annodato al collo. Per gli amici, con una battuta ironica, era “il classico comunista con il cuore a sinistra e il portafogli a destra”. L’aria della stanza gli sembrava troppo calda. Satura di profumi forti.
«Per quello che ne so io, si presentano tutti di nuovo. Nel nostro partito il rinnovamento c’è solo con il certificato di morte. Figurati se queste pance allegre rinunciano al telefono gratis, alla macchina e all’autista che li porta a spasso di qua e di là! Se è per loro, stanno finché hanno fiato con il sedere incollato alla poltrona, che pare gliel’abbia lasciato il Padreterno!»
Anche a Roberto il sangue salì alla testa
«Sì, perché gli altri sono migliori! Ora il porco si sazia solo quando muore, perché gli si riempiono le budella! Almeno tra noi c’è la possibilità di discutere e criticare liberamente anche i vertici.»
Liliana sentiva di non potere sopportare più a lungo questi toni accomodanti.
«Me lo figuro! Chiacchiere e tabacchiere di legno! Tu discuti, programmi che gli altri, quelli abituati a comandare, decidono, si abboffano e si gonfiano come covoni inzuppati di pioggia!»
Don Paolo era frastornato. Roberto e il suo gruppetto d’amici miravano da tempo a giocarsi questa partita. Aveva l’impressione che un eccesso di precipitazione giovanile potesse mandare all’aria il castello tanto meticolosamente costruito. «Non andiamo fuori dal seminato! Ammesso che la candidatura sia riempitiva, senza alcuna possibilità di riuscita, secondo me, starsene a contemplare dalla finestra non serve a niente: senza crescente pane non se ne può impastare! Dobbiamo partecipare per fare conoscere le nostre idee. Tutto sta cambiando in fretta e bisogna rispondere con una presenza più efficace. Ragazzi, quando gorgheggia un cardellino, a volte, si risveglia pure qualche cardinale!»
Lillo sembrò toccato da queste parole: «Certamente, questo è pure vero… anche se molti giovani sono delusi e scettici, non tutti si sottraggono agli impegni di servizio. Non tutti scelgono un egoismo capriccioso e piegato nella vanità. Le case si costruiscono mattone su mattone. Se noi pensiamo di farci valere e di eliminare alcune storture sociali, questa è una carta che ci dobbiamo giocare. Roberto, a cosa data non cercare rasa!»
Roberto, in fondo, aspettava solo chi lo incoraggiasse e lo convincesse.
«E va bene, va bene! La vostra stessa presenza qui è impegno, è fedeltà, è ottimismo. Nessun pessimista ha mai combinato qualcosa di buono nella vita, avete ragione, non dovrei tirarmi indietro. Voi siete forti per i vostri valori, la dignità, la vocazione al servizio e il desiderio di cambiare le cose. Ma scendiamo con i piedi a terra. Don Paolino bello, nessun cardellino può cantare se gli manca la scagliola… Né c’è alcun tipo di semenza che può inzeppare la sua pancia. Una campagna elettorale, oggi, richiede valige di soldi… Ci avete pensato? Telefono, manifesti, fac-simili, benzina per girare nei paesi, spazi pubblicitari in tv… Non si tratta di cercare la rasiera, ma ci vogliono perlomeno venti, trenta milioni… E io dove li trovo?»
Qui si inserì il sano pragmatismo di Lillo: «Quello che dici è vero fino a un certo punto. La nostra generazione è più forte di quelle precedenti. Non tutti siamo pronti a svenire per i Beatles! Alcuni ragazzi si commuovono maggiormente per la fame nel mondo e sono capaci di ogni sacrificio per amore, perciò ci sono tante maniere di sviluppare una campagna elettorale. Si può intrecciare pure con pochi spiccioli e un pizzico di fantasia. Senza manifesti, telefoni e altre sciocchezze. Basta saper chiedere, capire, accettare tutti, rispettarne le personalità. Quattro comizi riusciti, un contatto vero con la gente valgono più che distribuire qualche pacco di spaghetti. E poi abbiamo detto che, a noi, interessa prima di tutto partecipare, perciò meglio una buona volta arrossire che cento volte impallidire!»
Sopraggiunse con il consueto ritardo, Giorgio, studente universitario, elegantissimo con gilè e cravatta sulla camicia a righe e fazzoletto rosso annodato al collo.
«Ma questa è un’esperienza che va presa in modo sportivo. Roberto, mi sembra quasi doveroso che tu accetti. Non puoi deludere tanti giovani che hanno combattuto con te tante battaglie politiche perdute in partenza. Qui si tratta di creare la classe politica di domani, dai retta a me che ti voglio bene: mentre hai denti sani cerca d’ingozzarti, nessuno sa cosa ci può spettare.
Roberto aveva le mani calde e un cerchio sulla testa. Sentiva di vivere un momento decisivo, ma non sapeva decidersi. Sembrava turbato e vagamente a disagio: «E l’ipotesi di un insuccesso? Non parlo di una mancata elezione, ma di un autentico disastro elettorale». Passeggiava nervosamente, dentro di sé dava loro ragione, ma non lo lasciava trasparire affatto.
«Mettiamo che i cinque, diecimila voti che ci aspettiamo non arrivino… sarebbe una Waterloo, non solo per me, ma per noi tutti, per le idee che pensiamo di rappresentare.»
Don Paolo rialzò il capo e raddrizzò le spalle: «Già, anche questo è vero. Ma l’ipotesi non mi sembra verosimile. Il mondo cattolico è con te, lo sai. Per il Popolo di Dio, tu rappresenti le virtù più preziose, i simboli più espressivi. Chi è rimasto nell’area del partito sperando in un rinnovamento di uomini e di idee sarà dalla tua parte. Se un albero non fa né fiori né frutti, prima o poi qualcuno lo taglia dalle radici con quattro colpi d’accetta!»
Liliana si rannicchiò su sé stessa. Il sole batteva a chiazze sul suo bouclé rosa salmone, con finto doppio petto segnato dai bottoni blu, in perfetta sintonia con i colori della cravatta: «Figurati! Non dobbiamo illuderci sulla tenuta di questi voti. Appena scenderanno in campo sottosegretari e ministri, un posto al nipote dell’Arciprete, un altro al figlio di Peppe Coppola… Voglio vedere cosa rimarrà della purezza degli amici su cui contiamo…»
Giorgio non rinunciò a darsi un tono: «Possibile che qui i giovani siano tante marionette nelle mani degli adulti? In ambiente universitario c’è un’altra aria, nelle città sono i giovani ormai a orientare il voto dei genitori e non sono tanto rincitrulliti da lasciarsi abbindolare dalle promesse elettorali. Il nemico oggi è il potere centrale: una sorta di nazismo centrale, nordeuropeo, che ci sta distruggendo. A me della tua carriera politica in sé non frega niente, ma mi intriga poter dare un contributo per migliorare il nostro paese, per sviluppare qui il mio progetto di vita.»
Teresa mostrava insofferenza per questi tentativi velleitari di conquistare la scena, e gli replicò con tono ironico: «E dai, Giorgio, non farci sentire tanti scolaretti! Sappiamo bene come si vive in città, vorrei proprio vederla questa coscienza politica a base di anfetamine, l.s.d. ed eroina. Roberto, fossi in te aspetterei un’occasione migliore. Se vogliamo tessere seriamente questa tela, dobbiamo seminare prima un po’ di lino.»
Don Paolo pensò fosse giunto il momento di affidarsi ai Santi protettori, perciò congiunse le mani e le levò al cielo: «Teresa, per favore! Un Cristiano non deve mai sentirsi pessimista e la lotta politica non può essere una corsa al successo, per arrivare a tutti i costi. Il nostro impegno di cattolici militanti è una testimonianza di fede e un impegno di servizio. Se vogliamo che il mondo diventi più giusto, non dobbiamo vivacchiare tra intrighi, imbrogli e storture, non illudiamoci che altri lavorino per noi e ci levino le castagne dal fuoco. Se Cristo avesse fatto come suggerisco a te, non gli avrebbero inchiodato le braccia sulla croce!
Roberto finalmente ruppe ogni indugio e si alzò deciso: «Giusto Don Paolo! Sono pienamente d’accordo. E poi, amici, in fondo cosa ci giochiamo? Il prestigio? La reputazione? Le nostre idee? Ma quello è un patrimonio che nessuno potrà scalfire. Il mio nome? E chi è Roberto Liccasarda? Se capitombola Roberto Liccasarda, non casca proprio nessuno!»
Lillo captò l’accento autoironico delle sue parole: «Nessuno di noi vuole fare esperimenti sul tuo nome. È solo che io vedo uno spiraglio e mi ci vorrei infilare, vorremmo tutti sederci a una tavola imbandita, con il pane affettato…penso ai braccianti, ai contadini, agli operai, ai disoccupati e sono persuaso che solamente uno del tuo stampo, nato in questi paesi zeppi di miseria, da una famiglia nella quale si fanno sacrifici e rinunce senza fiatare, può capirli e adoperarsi per alleviare quelle condizioni e convertire la croce della povertà, della fame e di ogni altra angoscia in una luce di speranza e di salvezza.»
Giorgio voleva fugare ogni dubbio residuo: «Non si può mai sapere cosa c’è dietro l’angolo. Le elezioni sono sempre imprevedibili, ma il Partito deve dare spazio ai giovani, se vuole sopravvivere. Non può continuare a lisciarsi, ad avvilupparsi e a scorticarsi, come una mosca tra le ragnatele di una tarantola. Il referendum sul divorzio è stato un campanello d’allarme; guai a ignorare tutto il nuovo che emerge dal sociale, la volontà di partecipazione alle decisioni, il bisogno di facce nuove e di aria pulita. Dovremmo smetterla di considerare gli stessi terroristi dei soggetti disumani con cui nemmeno intavolare una discussione. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, disgraziatamente, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella alla violenza delle false democrazie. Il cancro si combatte eliminandone le cause non occupandosi esclusivamente degli effetti.»
Roberto capì che la riunione aveva raggiunto il suo obiettivo, ormai erano tutti coinvolti.
«Tante teste, tanti fastelli! Tanti mazzolini di fiori quanti sono gli ingegni! Sogneremo traguardi, inventeremo sfide, cercheremo vittorie, che realizzino ciò che di buono, di forte, di vero c’è in tutti noi. Tentiamo la sorte, so che posso contare su di voi.»
Si fermò pensieroso per rifiatare, poi riprese con il suo stile da trascinatore: «Bene, da quest’istante sarò il vostro generale, perciò cerchiamo di procuraci i cani adatti a stanare la selvaggina e di agganciarli saldamente. Don Paolo, subito dal Vescovo a prenotare il nuovo mondo cattolico; Giorgio, datti da fare con questi giovani, vedi cosa ne puoi cavare; Lillo voglio in campo tutti i tuoi lavoratori; Teresa e Liliana si alterneranno come segretarie. E ora che abbiamo sprecato tante energie a eseguire analisi… sarebbe giusto mangiarci sopra. Questo ventuno aprile del 1971 sarà una data importante per tutti noi.»
Teresa entrò subito nel ruolo appena assegnatole: «E con quali soldi mangiamo? Senza moneta, non si canta nessuna Messa, vero Don Paolo?»
Roberto frugò nelle tasche, trovò tre monete da cento lire e si rivolse a Liliana: «Vai nella bottega della zia Lilla e compra dodici olive essiccate e sette sardine salate.»
Gli altri lo guardavano dubbiosi, Liliana faceva i conti con le dita e lui riprese: «Le olive salmodiate le snoccioliamo e le dividiamo con equità e precisione, ma le sardine le lavate, le diliscate e le immergiamo in olio, limone e senape. Una per ciascuno a voialtri e due per me, che ho bisogno di più energia.»
Avevano ritrovato il leader aggregante e brioso di sempre, lo sapevano, lui sarebbe stato “l’Onorevole Liccasarda”.
La vita riprendeva il suo ritmo sonoro. Non era una giornata inutile. I ragazzi uscivano come da un lungo assopimento in cui si mescolavano chiari propositi e disegni confusi. Le strade respiravano luce calda e le vetrine rosseggiavano. Il cielo non era azzurro, né grigio, né bianco, ma forato da fasci di luce. Zigzagando tra i tavoli dei Caffè, Roberto dovette controllare il suo passo per non lasciarsi travolgere della gioia e della sensazione che tutta la città fosse sua amica. Passando davanti a Villa Giulia ricordò quando suo nonno lo portava a correre e a giocare a nascondino nei viali alberati. Come in un gioco proibito, anche allora, scopriva gioie insperate. Inseguiva sogni come farfalle in un mandorleto. Nonno Biagio gli raccontava storie e avventure sempre diverse, e dentro queste fantasie c’era sempre una dolce fanciulla a lui destinata, distesa su una montagna di cioccolato. Man mano che cresceva, comprese che quelle favole avevano spigoli aspri e durezze improvvise, ma c’erano ancora tanti motivi per amare la vita. Messe da parte le sue paure, anche stavolta decise di vivere a ritmo serrato questa esperienza. Si riconosceva fragile, ma la sua ambizione rafforzava la sua vitalità. Come i grandi amori, forse, neanche tutti i grandi sogni sono destinati a concludersi male.

CONTINUA

IL PRESIDENTE LICCASARDA è un romanzo di Enzo Randazzo

Il libro IL PRESIDENTE LICCASARDA è pubblicato da ISEAF Books ed è in vendita su AMAZON e nelle librerie

Comments

  • Angela Campo
    23/09/2020

    Acuto e divertente. Il testo rappresenta uno spaccato della realtà sociale e morale del nostro Paese. Complimenti all’autore che ha saputo tessere abilmente la vicende narrate

    reply
  • ANNA MARIA RANDAZZO
    23/09/2020

    intrigante! mi piacerebbe leggere il libro

    reply
  • Gabriella
    23/09/2020

    “I grilli dovrebbero nascere dai muli!!!!”il potere della politica, analizzato attraverso la lente della satira, in modo sottile e coinvolgente, e con la maestria di una scrittura raffinata e impaccabile.
    Un altro capolavoro dello scrittore Randazzo.

    reply
  • 23/09/2020

    Complimenti,Presidente Liccasarda! Con simpatica ironia ci ha presentato un quadro politico,sociale,morale che purtroppo non ci fa ben sperare!
    Il coinvolgimento delle varie categorie sociali dà una lucida e chiara situazione della nostra Italia,dove l’immobilismo è di casa.
    La forza espressiva ha una carica straordinaria,peraltro arricchita da similitudini e modi di dire che ben si adattano allo svolgersi dell’argomento.
    Che dire…Complimenti all’autore!
    Ciao, Enzo,sei bravissimo!

    reply
  • Rosanna
    23/09/2020

    Complimenti!!! Un linguaggio fluido e incisivo.Una descrizione attenta e dettagliata che rende visivamente a meraviglia.Emblematico episodio.Chi non risica non rosica..condivido anche perche’ con mio figlio l’ho vissuta dal vivo questa situazione.

    reply
  • Alessandra
    23/09/2020

    Complimenti! Il ritmo vivace della narrazione, l’atmosfera e i personaggi realistici introducono il lettore nell’universo creato dall’autore rendendolo davvero credibile.

    reply
  • Maria Pellino
    24/09/2020

    Complimenti all’autore Randazzo! Il linguaggio ha una forte carica espressiva ed è coinvolgente la narrazione che rispecchia una realtà sociale evidente e presente!

    reply
  • Bruna
    24/09/2020

    Analisi sottile e ironica della realtà politica. Ritmo serrato e stile accattivante che lascia nel lettore il desiderio di continuare a leggere per sapere se il personaggio si candiderà e cosa accadrà durante la campagna elettorale.

    reply
  • Francesco Lo Vecchio
    24/09/2020

    La prosa si divora., mentre si coglie una realtà politica che potrebbe sembrare di alcuni decenni fa, ma che ancora oggi è attuale. Lo è dove la politica è concepita come strumento di potere o di prestigio personale. Di Liccarsada ne circolano ancora tanti. L’Autore traccia uno spaccato realista arricchito da figure di stile. Quei “grilli figli Dei muli” potrebbero passare nel linguaggio quotidiano di tutti. Complimenti.

    reply
  • Stefania Randazzo
    24/09/2020

    Una storia avvincente,raccontata da personaggi intriganti in un`atmosfera reale e ironico..da leggere!

    reply
  • Salvatore Maurici
    24/09/2020

    Immagini scorrono lente
    Spezzoni di vita vissuta
    Progetti ed illusioni
    Gongolio del proprio essere
    Si, certo!
    Da quella finestra
    Luogo privilegiato
    Si vede il mondo!
    Il potere? È là
    Forse…
    Intanto le “certezze” volano
    I giovani, i loro sogni,
    Tutti noi
    Vissuti negli anni
    Stiliamo ricette utili
    Loro rifiutano le medicine.
    Anche la nuova politica,
    Il Presidente Liccasarda
    Celebra i suoi riti.

    reply
  • Francesca
    24/09/2020

    Coinvolgente e intrigante, “Il presidente Liccasarda “rispecchia la realtà politica,sociale,morale in modo ironico e esilarante.
    Stile raffinato e periodare fluido.
    Complimenti!!!

    reply
  • Lucy Stray
    25/09/2020

    I sogni di cambiamento della società di una generazione, che sfida il vecchiume con coraggio, ambizioni ed incoscienza. Una narrazione accattivante e rapida. Un linguaggio autentico ed antiaccademico. Un incipit che invita a continuare a leggere.

    reply
  • Caterina La Rocca
    25/09/2020

    Lettura a sir poco coinvolgente!
    Complimenti, Prof. Randazzo!!

    reply
  • Giuseppe
    25/09/2020

    Cattura l’attenzione, sin da subito, e, coinvolgente ti trascina a seguire la vicenda descritta con maestria e tale da far balzare i personaggi fuori dal testo dando loro dimensioni di realtà. Lettura agevole… peccato sia stato breve il brano. Una battuta.. ma il nome “liccasarda” allude forse al finale della vicenda ???

    reply
  • María Josefina Cerutti
    25/09/2020

    Complimenti prof. Randazzo. Bravo!!! Coinvolgente!

    reply
  • Maria
    25/09/2020

    Bel testo, da leggere assolutamente!

    reply
  • Vittoria
    25/09/2020

    Testo coinvolgente ed accattivante. Lettura fluida e scorrevole. Complimenti!

    reply
  • Ignazio Gerardi
    25/09/2020

    Caro Preside,un’altra pennellata magica nella tela della tua vita narrativa,quanto mai attuale e vera….i liccasarda sono gli eterni ominicchi di tutti i giorni….spero di leggere presto il libro.

    reply
  • Filippo
    26/09/2020

    Speranze o illusioni? Cacciatori o prede? La giovinezza e le sue energie vitali son racchiuse anche in questa fluida narrazione di Enzo Randazzo. Che apre alle domande di fondo, tanto inevitabili quanto sopraffatte.

    reply
  • Maria Grazia Orrù
    26/09/2020

    Il testo è scorrevole e ben distribuito.

    reply
  • Rosa FerraroFano
    26/09/2020

    Racconto, molto interessante!!
    Mi piacciono molto le espressioni dialettali e la descrizione delle preoccupazioni ,nel fare certe scelte…da parte di persone valide,legate alla nostra realtà..purtroppo!!
    Grande professore!.Quando è stato mio insegnante, diverse volte ho detto e pensato che avrebbe fatto carriera…!!
    I fatti lo dimostrano.

    reply
  • Vale
    26/09/2020

    Sempre acuta la scrittura del prof. Randazzo. Racconto intenso, intrigante e avvincente. Complimenti!

    reply
  • Giuseppe
    26/09/2020

    Bellissimo e coinvolgente. Bisogna leggerlo e lasciarsi trasportare all’interno del racconto.

    reply
  • Gisella
    26/09/2020

    Immagino un intreccio narrativo avvincente e moderno, con un’attenzione puntuale ai personaggi.
    Lettura interessante. Prosa asciutta.

    reply
  • Sabina
    26/09/2020

    Saggio osservatore di una realtà senza tempo,il prof Randazzo ha saputo esprimere attraverso la sua abile e raffinata narrativa,tutte le contraddizioni e speranze dei giovani in politica,con un linguaggio tanto empatico quanto divertente.Complimenti.

    reply
  • Antonina
    26/09/2020

    Notevole ritratto della nostra realtà.
    Complimenti!

    reply
  • Daniela Balsano
    27/09/2020

    C’è tutto Enzo Randazzo in questo racconto: gli ideali che da sempre porta avanti senza mai cedere al disincanto, l’entusiasmo mai spento di chi ha voglia ancora di cambiare le cose, la saggezza popolare tipica di quella “sicilitudine” intrinseca, il tentativo di aggregare sempre chi ha opinioni discordanti, il non cedere mai dinanzi alle delusioni e poi quel tratto descrittivo così intimo di uno scrittore che, pur nella maturità letteraria, riesce ad attrarre lettori di generazioni differenti e diversificate. Come sempre: chapeau!

    reply
  • Francesco
    27/09/2020

    Saggio osservatore di una realtà senza tempo,il prof.Randazzo ha saputo esprimere attraverso la sua abile e raffinata narrativa,tutte le speranze e le contraddizioni dei giovani in politica,con un linguaggio tanto empatico quanto divertente.Complimenti.

    reply
  • Gabriella Novara
    28/09/2020

    Questo scritto mi riporta agli anni ’70 e racconta perfettamente i discorsi tipici di quegli anni prima delle elezioni. Enzo Randazzo si rivela, come sempre, un maestro nel penetrare ed esprimere la mentalità di ciascuno dei suoi personaggi, cui appioppa pure dei cognomi, a dir poco esilaranti,come Liccasarda o Bifara…Complimenti!!!

    reply
  • Maria Grazia Lala
    28/09/2020

    Autore colto con una scrittura fluida e ironica ci conduce per mano negli anni 70,un periodo e un territorio ancora da scandagliare. Dal Liccasarda a Bifara di cui i siciliani, anche dal solo cognome, immediatamente colgono i tratti caratteristici dei personaggi. Un racconto di grande attualità.

    reply
  • Paolo buscemi
    29/09/2020

    Scrittura raffinata,e fluida che ci presenta con ironia la vita politica degli anni 70.Complimenti professore per questa sua,ulteriore fatica letteraria ,spero di leggerlo .

    reply
  • Fanny
    30/09/2020

    Complimenti al prof. Randazzo per il libro “il presidente liccasarda”, che abilmente ha saputo raccontare uno spaccato della realtà sociale, morale e politica del nostro paese. Bravissimo.

    reply
  • Mariangela Croce
    30/09/2020

    Già il nome del protagonista indirizza il lettore verso quella fetta di popolazione che,dal nulla ( leccano le sarde coloro che non hanno cibo a sufficienza) si arrampicano su qualunque superficie pur di trovare un loro posto al sole, metafora della nostra realtà piccolo borghese corrotta , patetica ed ipocrita.
    Mi piacerebbe leggere tutto il romanzo perché trattasi ovviamente di commento molto parziale.
    Ad Maiora,Enzo?

    reply
  • Laura Sanfilippo
    30/09/2020

    Un piacevole tandem con Sicilia my love

    reply
  • ROSALBA CATALANO
    01/10/2020

    Con crudo disincanto e schietto realismo, l autore descrive uno spaccato di società, utilizzando un linguaggio che ben si addice al contesto rappresentato. La narrazione è molto avvincente anche perché è ricca di dettagli che sembrano quasi trasformare il racconto in un filmato!

    reply
  • Gaspare Bonfiglio
    07/10/2020

    Lettura intrigante.
    Un bel libro .
    Da leggere

    reply
  • Damiano Abate
    10/10/2020

    bello, di facile lettura,intrigante;non e’ difficile intravedere l’assetto cromosomico dello Scrittore.
    Grande Enzo!

    reply
  • Basilio
    10/10/2020

    Che si scoprano pure, con un parlare mimetico e magistrale che ne raspa via la terra, quelle radici profonde – marciume e virgulti – della politica di oggi, dell’ipocrisia dei nostri giorni, identica, stancante, orribilmente sottomessa a poteri più alti, tanto che si sente l’eco di Machiavelli, dalle pagine dei suoi scritti di governo, attuali, eterne…

    reply
  • Gaetano Arabella
    12/10/2020

    Pungente, satirico quasi irriverente potrebbe obiettare qualcuno. Vero reale dico io, che ho conosciuto l”on. Liccasarda di “persona personalmente “. Leggero,scorrevole, avvolgente, anche qua risaltano i tratti dello scrittore e del mio prof. Complimenti per queste emozioni.

    reply
  • Nino Bellitto
    13/10/2020

    Considerato che il testo e’ stato rivisto e aggiornato,al primo impatto mi e’ sembrata una furbata da parte dell’autore,ma siccome penso che si tratta sicuramente di un tocco originale non indifferente,non vedo l’ora di scoprire quale “buon vento” porta il “Liccasarda” alla presidenza.Con affetto e stima .

    reply
    • Lucy+Stray
      04/02/2021

      Francesco Pira
      Il Presidente Liccasarda l’avvocato-politico narrato con stile da Enzo Randazzo
      Articolo di Francesco Pira 21 Gennaio 2021

      In questi giorni il sociologo Max Weber è stato più volte evocato per il fatto che aveva previsto, un bel po’ di anni fa, nel 1919 che i dilettanti in politica fanno male. Ed io vorrei partire proprio da una sua massima per scrivere di un libro: “chi vive nel ‘mondo’ non può esperire in sé nient’altro che la lotta tra una moltitudine di valori. Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire.” Questa frase racchiude il senso di quanto scriverò sull’ultimo lavoro, il romanzo “Il Presidente Liccasarda”, edito da ISEAF Books, di Enzo Randazzo. Il volume è arricchito dalla brillante prefazione (e non poteva essere diversamente) di Gisella Mondino.

      Randazzo, che tutti chiamano il Preside (perchè questo faceva nella vita) è riuscito a fare un excursus storico davvero importante. E in questo cammino il protagonista, Roberto Liccasarda, è chiamato a compiere delle scelte. Ogni decisione comporta il dover abbracciare alcuni principi piuttosto che altri e, molto spesso, capita di dover pagare un prezzo sulle proprie azioni. Proprio per questo motivo entra in gioco l’importanza dei valori, così come ci ricorda Max Weber, perché siamo noi che stabiliamo quale servire e a quale obbedire.

      Siamo nella Sicilia del secondo Novecento e sembra che venga tracciato un quadro della nostra realtà odierna. Un periodo in cui emergono intrighi e lotte tra i potenti locali e i governanti. Un continuo alternarsi di conflitti per la conquista del posto migliore dove lo slogan principale diventa: “eccellere su tutti e tutto!”. Direi un gioco pericoloso e subdolo, dove gli uomini smettono di porsi degli scrupoli e agiscono guidati dall’amor di sé.

      Il presidente Liccasarda è un avvocato che decide di candidarsi alla Camera, proponendo un programma del tutto nuovo. Durante la campagna elettorale deve confrontarsi con personaggi infidi che lo aiutano ad ottenere la carica a cui aspira, ma pian piano si insinuano nella sua vita e lo portano ad essere un uomo diverso. Rimane schiacciato dalla ricerca di nuovi traguardi e obiettivi, quasi un esasperato desiderio della sua affermazione personale, e oltretutto sposa una donna solo per interessi politici. Perde i suoi ideali e si inoltra nel mondo della corruzione, un universo fatto da inganni e falsi rapporti. Diventa un uomo importante della politica italiana, ma la sua scalata è fatta di momenti difficili e ambigui. La svolta avviene solo quando tutto sembra essere perduto e gli viene in aiuto la sua amica Fortuna.

      Il volume si connota di valore storico pagina per pagina.

      Randazzo, da studioso e uomo di cultura, scrive un romanzo che per quanto possa sembrare semplice e lineare nasconde valenze filosofiche e poetiche.

      Da sociologo, non potevo che concentrare la mia attenzione, sull’aspetto legato alla comunicazione politica su cui ho svolto numerose ricerche e curato diverse pubblicazioni . Il sociologo Luciano Gallino descrive la sociologia politica come lo studio dei rapporti tra lo stato e le istituzioni, dei poteri sociali, dell’autorità e delle intersezioni di personalità, strutture sociali e politica con i concetti di conflitto, consenso e interesse.

      Randazzo è riuscito magistralmente ad unire gli elementi storici e sociologici, comparandoli uno con l’altro, per dare uno spaccato del sistema di governo e di organizzazione economica del tempo. Un espediente che ha un unico scopo: aprire la mente del lettore e accoglierlo negli anni Settanta per comprendere il clima, i modelli e le tendenze della politica di quegli anni.

      Ho sempre pensato che il Novecento, in particolare la seconda parte del secolo, sia stato un periodo fondamentale per capire la formazione socio-politica degli stati moderni. Mi affascina lo studio di quelle diseguaglianze sociali che hanno portato alla nascita di movimenti, di tendenze esterne alle istituzioni formali, che hanno influenzato le scelte politiche. Le relazioni di potere tra e attraverso i gruppi sociali (famiglia, luogo di lavoro, burocrazia, mass media e oggi i social network).

      Tutti questi elementi si possono cogliere nelle parole del protagonista Liccasarda che, con arguzia e abilità, aiutano il lettore a toccare con mano il mondo reale.

      L’autore possiede una capacità di scrittura coinvolgente, interessante e mai scontata. In ognuna delle 112 pagine è possibile avvertire quella suspense che ti porta a vivere attivamente l’evolversi delle situazioni. La capacità descrittiva supera l’immaginazione per la particolarità dei dettagli, di ambienti e singoli personaggi, che emergono grazie alla presenza di proverbi e modi di dire.

      Frasi e contraddizioni che mi hanno portato a fare un collegamento estemporaneo, quasi dovuto e da buon siciliano, con i temi affrontati da Leonardo Sciascia nel “Il giorno della civetta”. In particolare il celebre passo: “Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà”.

      Categorie di uomini che io sono riuscito ad individuare tra i personaggi del romanzo, ma che ancora oggi campeggiano nella scena politica italiana e internazionale.

      Ma Sciascia non è l’unico grande autore della letteratura italiana a cui ho pensato, perché certi passi della narrazione mi suggerivano un solo nome: Natalia Ginzburg.

      Il professor Francesco Pira e il Preside Enzo Randazzo durante un evento culturale
      Nella raccolta di racconti “Le piccole virtù” ha scritto: “L’Italia (…) è un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione”.

      Una disorganizzazione e un caos che possiamo rintracciare in diversi momenti del romanzo di Randazzo, dove la contrapposizione dei partiti genera assordanti contrasti e continui malesseri agli individui.

      Insomma, un connubio perfetto tra sociologia, storia e letteratura che rendono quest’opera davvero ricca e densa di significato. Gli spunti di riflessione sono molteplici e risuonano nella mente del lettore fino alla conclusione del testo.

      Conosco Enzo e, oltre ad essere legato a lui da profonda amicizia, l’ho sempre stimato come uomo per la sua sensibilità e gentilezza. Oggi, lo ringrazio perché mi ha fatto riflettere su tanti aspetti di sociologia politica di cui, nel corso delle mie ricerche, mi sono occupato e che continuerò sempre ad approfondire. I presupposti della mia vita sono sempre stati due: lavorare con onestà senza cercare di prevaricare sugli altri; i successi assumono importanza solo quando riesci a raggiungerli in modo trasparente e leale. Enzo è riuscito a trasmettermi gli ideali in cui credo fermamente. Ho avuto il piacere di conoscere il Preside Enzo Randazzo, proprio in occasione della presentazione di un suo precedente volume a Gela, ed ho potuto toccare con mano la sua capacità di travolgere le persone presenti puntando sull’ironia e sul suo bagaglio culturale. Ho anche avuto modo di apprezzarlo più volte nella sua Sambuca dove è il Patron del prestigioso Premio Navarro.

      Mi complimento con l’autore e auguro a questo romanzo molta fortuna, perché Enzo è riuscito a far emergere una raffinatezza storiografica che non tutti possiedono per lanciare un messaggio chiaro ai suoi lettori: la correttezza e l’integrità morale devono essere la base del vivere civile.

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  • 05/02/2021

    Enzo Randazzo e il suo Presidente
    Pubblicato da FLAVIA VERDE il 14 GENNAIO 2021
    Enzo Randazzo è mio amico da quando eravamo ragazzi. Sambucese di origine ma saccense nel cuore, ha trascorso la sua vita e la sua carriera a cavallo tra queste due comunità, raccogliendone gli stimoli ma seminando, a sua volta, germogli di cultura che non sono mai appassiti. Inutile snocciolarvi il suo curriculum …ci perderemmo per la strada perchè tra carriera scolastica, impegno politico, traguardi culturali, premi e riconoscimenti vari, dagli anni che vanno dal 70 ad oggi, non si è mai fermato.

    Gli riconosco la determinazione, la costanza e la perseveranza in quella sorta di mission che si è proposto, di veicolare cultura, senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà, all’indifferenza, all’apatia di buona parte di certi intellettuali spesso con la puzza sotto il naso e di scarsa sostanza. E’ una persona “Inclusiva” si direbbe oggi; coinvolgente, trascinante.

    Il protagonista del suo ultimo romanzo é Roberto Liccasarda , un giovane avvocato, brillante ma povero, che si candida alla Camera con un rivoluzionario programma, sostenuto da un gruppo di amici idealisti e sognatori. Nel corso della campagna elettorale incontra personaggi spregiudicati che lo aiutano a vincere, ma progressivamente ne trasformano l’esistenza. Soffocato dalla sua ambizione, sposa Daniela per calcolo politico, tradisce i suoi ideali e sprofonda nella corruzione ed in equivoci legami. Vive da protagonista varie fasi della vita politica italiana, con un percorso altalenante.

    La vita politica siciliana, i suoi personaggi di primo e secondo piano, gli intrallazzi, i compromessi, i sotterfugi che l’hanno sempre animata, hanno avuto sempre un grande richiamo su Enzo Randazzo autore, se è vero che, dopo averne fatto un’opera teatrale ( nell’86), ha deciso di farne un romanzo breve.

    Non mi sento di competere con gli autorevoli studiosi che hanno recensito questa sua nuova fatica. Tutti concordano nel sottolineare il ritmo incalzante della narrazione, lo spaccato di una Sicilia da amare e detestare, l’equilibrio tra realismo e invenzione, i personaggi a tutto tondo, la descrizione di una natura siciliana affascinante e arcaica, la presenza della sentenziosità tipica del linguaggio contadino, le ipocrisie e la falsa moralità di una classe politica senza futuro, come senza futuro appare la nostra gente.

    Io vedo Enzo Randazzo tuffarsi in questo romanzo come fosse la sintesi della sua vita di uomo, di attivista politico, di siciliano. Farne una summa di tante esperienze maturate negli anni, attraverso l’osservazione attenta di fatti, cronache , personaggi che hanno attraversato la nostra storia recente; lo vedo immedesimarsi e anche soffrire per il perdurare di situazioni e uomini che vorremmo diversi, ma che non riescono a operare un cambiamento sostanziale della nostra società. Il presidente Roberto “Bertuzzu” Liccasarda, con la sua parabola politica e umana, vive e si alimenta di tutto questo. Spregiudicato e machiavellico, travolgente, ma anche impassibile e inossidabile, potrebbe essere un Trump dei nostri giorni, o un Berlusconi o un Andreotti di qualche anno fa. Ma , contrariamente a questi suoi “omologhi”, avrà dalla sua parte la Fortuna che lo soccorrerà anche quando tutto sembra compromesso.

    Continua ad avere sempre lo stesso entusiasmo e la stessa energia, mio caro Enzo! Ne abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi bui!

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    • 05/02/2021

      https://Ilblogdeiratori.Wordpress.Com/2021/01/14/Enzo-Randazzo-E-Il-Suo-Presidente/
      PENSIERI E PAROLE
      Enzo Randazzo e il suo Presidente

      Pubblicato da FLAVIA VERDE il 14 GENNAIO 2021
      Enzo Randazzo è mio amico da quando eravamo ragazzi. Sambucese di origine ma saccense nel cuore, ha trascorso la sua vita e la sua carriera a cavallo tra queste due comunità, raccogliendone gli stimoli ma seminando, a sua volta, germogli di cultura che non sono mai appassiti. Inutile snocciolarvi il suo curriculum …ci perderemmo per la strada perchè tra carriera scolastica, impegno politico, traguardi culturali, premi e riconoscimenti vari, dagli anni che vanno dal 70 ad oggi, non si è mai fermato.

      Gli riconosco la determinazione, la costanza e la perseveranza in quella sorta di mission che si è proposto, di veicolare cultura, senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà, all’indifferenza, all’apatia di buona parte di certi intellettuali spesso con la puzza sotto il naso e di scarsa sostanza. E’ una persona “Inclusiva” si direbbe oggi; coinvolgente, trascinante.

      Il protagonista del suo ultimo romanzo é Roberto Liccasarda , un giovane avvocato, brillante ma povero, che si candida alla Camera con un rivoluzionario programma, sostenuto da un gruppo di amici idealisti e sognatori. Nel corso della campagna elettorale incontra personaggi spregiudicati che lo aiutano a vincere, ma progressivamente ne trasformano l’esistenza. Soffocato dalla sua ambizione, sposa Daniela per calcolo politico, tradisce i suoi ideali e sprofonda nella corruzione ed in equivoci legami. Vive da protagonista varie fasi della vita politica italiana, con un percorso altalenante.

      La vita politica siciliana, i suoi personaggi di primo e secondo piano, gli intrallazzi, i compromessi, i sotterfugi che l’hanno sempre animata, hanno avuto sempre un grande richiamo su Enzo Randazzo autore, se è vero che, dopo averne fatto un’opera teatrale ( nell’86), ha deciso di farne un romanzo breve.

      Non mi sento di competere con gli autorevoli studiosi che hanno recensito questa sua nuova fatica. Tutti concordano nel sottolineare il ritmo incalzante della narrazione, lo spaccato di una Sicilia da amare e detestare, l’equilibrio tra realismo e invenzione, i personaggi a tutto tondo, la descrizione di una natura siciliana affascinante e arcaica, la presenza della sentenziosità tipica del linguaggio contadino, le ipocrisie e la falsa moralità di una classe politica senza futuro, come senza futuro appare la nostra gente.

      Io vedo Enzo Randazzo tuffarsi in questo romanzo come fosse la sintesi della sua vita di uomo, di attivista politico, di siciliano. Farne una summa di tante esperienze maturate negli anni, attraverso l’osservazione attenta di fatti, cronache , personaggi che hanno attraversato la nostra storia recente; lo vedo immedesimarsi e anche soffrire per il perdurare di situazioni e uomini che vorremmo diversi, ma che non riescono a operare un cambiamento sostanziale della nostra società. Il presidente Roberto “Bertuzzu” Liccasarda, con la sua parabola politica e umana, vive e si alimenta di tutto questo. Spregiudicato e machiavellico, travolgente, ma anche impassibile e inossidabile, potrebbe essere un Trump dei nostri giorni, o un Berlusconi o un Andreotti di qualche anno fa. Ma , contrariamente a questi suoi “omologhi”, avrà dalla sua parte la Fortuna che lo soccorrerà anche quando tutto sembra compromesso.

      Continua ad avere sempre lo stesso entusiasmo e la stessa energia, mio caro Enzo! Ne abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi bui!

      Flavia Verde

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  • 05/02/2021

    https://www.cinemaitinerante.it/il-presidente-liccasarda-metafora-di-una-realta-corrotta-e-ipocrita/?fbclid=IwAR1QghBBiP-EbZ0pL-0R7sltnciNbcDk9Bcsy9vGkrajPJKqPLzR-mEUBq4
    Il Presidente Liccasarda
    Libri
    “IL PRESIDENTE LICCASARDA”, metafora di una realtà corrotta e ipocrita
    31 Dicembre 2020 Beppe Manno
    “Il Presidente Liccasarda”, edito da Iseaf Books, è l’ultimo romanzo del poliedrico autore sambucese Enzo Randazzo, ambientato nella Sicilia del secondo Novecento, ma incredibilmente attuale e simile all’Italia di oggi per l’incomparabile lotta tra potentini locali e governanti illuminati, fatti fuori in nome di vecchi e nuovi privilegi. Il romanzo mette a nudo le logiche della politica di ieri e di oggi, rivelando quanto queste siano lontane dai bisogni dei cittadini. Ironico e pungente, Randazzo costruisce la narrazione sull’inganno: apparentemente il contesto potrebbe sembrare semplice, ma nella trama si inseriscono elementi storici, filosofici e rimandi poetici.
    Il presidente Liccasarda è un politico nato nell’Italia degli anni Settanta, capace di trasformare l’ideale in compromesso, si fa largo tra appalti, raccomandazioni e spintarelle per approdare, ammaccato ma indenne, nell’Italia contemporanea. E’ un giovane avvocato, brillante ma povero, che si candida alla Camera con un programma rivoluzionario, sostenuto da un gruppo di amici idealisti e sognatori. Nel corso della campagna elettorale incontra personaggi spregiudicati che lo aiutano a vincere, ma progressivamente ne trasformano l’esistenza. Soffocato dalla sua ambizione, sposa Daniela per calcolo politico, tradisce i suoi ideali e sprofonda nella corruzione ed in equivoci legami. Liccasarda vive da protagonista varie fasi della vita politica italiana, con un percorso altalenante. Quando le sue sorti sembrano precipitare definitivamente, la sua fedele amica Fortuna lo soccorre, lo salva e lo rilancia.

    Un libro divertente, avvincente, che stupisce perché l’orizzonte si sposta di continuo, narrando la dolente e magnifica parabola umana di un personaggio immenso nella sua discrezione. Romanzo breve, intelligente, colto, appassionante, incalzante, dove la finzione, il falso e l’invenzione hanno la meglio sulla realtà, sull’equità, sul buonsenso, lasciando poco spazio alla speranza. Uno sviluppo narrativo tagliente, diretto, sottile, che a tratti fa persino sorridere.

    L’autore è un grande maestro del narrare, i suoi personaggi si muovono nelle pagine quasi con coscienza propria; ne sono una prova i dialoghi fitti ma scorrevoli. Il Presidente Liccasarda ha la spregiudicatezza e la strumentalità del Principe machiavellico, ma mostra anche il culto del particolare e la discrezione guicciardiniana. A tratti somiglierebbe persino a qualche leader contemporaneo: potrebbe essere la fotocopia spelacchiata di Trump; appare travolgente con le donne come Berlusconi; impassibile e inossidabile come Andreotti. Per non parlare dei Monsignori e dei Calogero Cicala di cui il protagonista si circonda…

    Il linguaggio è fluido e incisivo, la descrizione attenta e particolareggiata della realtà. Il ritmo serrato e lo stile accattivante lasciano il lettore con il fiato sospeso.

    Enzo Randazzo è nato a Sambuca di Sicilia dove vive con la sua famiglia. È stato docente di Italiano e Latino e Dirigente scolastico, da sempre appassionato di scrittura. Si è dedicato alla poesia, alla narrativa, al teatro e alla saggistica. Tra le sue ultime pubblicazioni Sicilia my love, ed. Medea (2014), Kaleidoscopio, ed. Medea (2017), e L’amore malato, ed. Carthago (2018). I suoi testi sono inseriti in numerose antologie di letteratura contemporanea e gli sono valsi premi letterari e riconoscimenti alla carriera.
    Beppe Manno

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  • 05/02/2021

    https://www.cittanuove-corleone.net/2021/01/la-recensione-del-presidente-liccasarda.html?spref=fb&fbclid=IwAR1x8aM7g6c9G8HcgMJvsYMipvtEuIrrMmqy2rfyR48D4z6y-gDrRizOsC0

    Giovedì 7 gennaio 2021
    LA RECENSIONE. Del presidente Liccasarda e del suo autore

    IVANA DI CRISTINA
    Il presidente Liccasarda è un politico italiano degli anni Settanta, uno dei tanti che, da uno studio legale quasi anonimo, cerca l’arrampicata sociale ed economica attraverso il compromesso. Roberto ha sete di potere, ha voglia di governare e delegare compiti, ha soprattutto voglia di diventare “qualcuno” a qualsiasi costo.

    Una vita normale, quella di Roberto, una vita fatta di amici e di lavoro che non decolla, una vita che, nella storia dal carattere Fantasy, sembra esplodere in una grande possibilità… quella di farsi merce di scambio pur di accedere a posizioni di riguardo e di comando.

    I personaggi all’interno della storia si muovono come spinti da un surreale crescendo di falsità e scarsa capacità di distinzione tra il bene e il male. Sembrano sopraffatti tutti dalla imprigionabile voglia di successo che li ha schiavizzati a tal punto da far perdere la speranza nei confronti della verità.

    Una sicilianità, più volte raccontata da autori prestigiosi, veste l’Avvocato Roberto Liccasarda con colori cupi e opachi, illudendo i più con tessuti pregiati ma resi viscidi dal compromesso.

    Un mondo politico, siciliano e nazionale, che sembra proporre il “nuovo” ripercorrendo sempre gli stessi percorsi ma su carrozzerie moderne.

    L’autore, pungente, realistico ma non rassegnato, narra le vicende con maestria narrativa, così come preannunciato già in prefazione dalla Prof. Mondino, e accompagna sino alla fine dell’intelligente romanzo breve, in modo colto ed appassionante.

    Enzo Randazzo è nato a Sambuca di Sicilia dove continua a vivere con la sua famiglia, dove continua a studiare e scrivere della sua Sicilia e della tanto discussa sicilianità.

    Figura polivalente della letteratura contemporanea, continua nella creazione di momenti stupefacenti da raccontare e “tramandare” per decantare ed onorare la sua terra della quale conserva gelosamente le più profonde nature creative in valori come la moralità e la socialità.

    Poeta , saggista, commediografo e scrittore, “Artista di penna”, come mi permetto di definirlo, è inserito in numerose antologie di letteratura contemporanea ed è insignito di diversi premi letterari e riconoscimenti alla carriera.

    Dal 1986 con La Palude, attraverso Kaleidoscopio o Sicilia my love del 2014 ed altri, traspare la sua voglia di perdersi tra i personaggi delle sue storie regalando profumi nostalgici e contenuti pungenti.

    “Leggetelo, questo romanzo; leggetelo, investiteci tempo e risorse non con l’atteggiamento di chi si aspetta di ricevere subito, ma di chi è pronto a dare, appunto, attenzione e pazienza. Dopo, solo dopo, sarete ripagati. Mille volte.” Così la Prof. Gisella Mondino annuncia la storia del Presidente Liccasarda firmata dal ( sempre a dire della Mondino) “maestro dell’arte del narrare” prof. Enzo Randazzo.

    Comincio la lettura e sin da “L’ammasso di nubi grigie, che danzavano attraverso la vetrata, si andava sciogliendo senza tramutarsi in pioggia.”… Incipit dell’affascinante e realistico romanzo breve, mi sento catturata e scelgo di accomodarmi in un angolo sul davanzale della finestra dello studio dell’Avvocato Liccasarda… E, da lì, assisto al racconto della sua storia.

    Dalle amicizie di gioventù, al matrimonio con Daniela, all’unione con uomini e principi della Sicilia disonesta, l’uomo Liccasarda ha la “fortuna” di avere tante possibilità… Proprio come le ha anche la sua terra. La Sicilia baciata da fortune e grandiosi prodigi naturali… Non è mai abbastanza per il suo popolo.

    Mai caratteristiche di un popolo, come quello siciliano, sono state diligentemente cucite addosso ad un solo personaggio.

    Innumerevoli le frasi e gli aneddoti che ho sottolineato… Ma quella che segnerò sulla mia rubrica di lettura è questa: “Quando una formica mette le ali, è segno che vuole morire.”

    Ai sognatori, a coloro che credono ancora in un mondo migliore… un consiglio:

    “Prima di partire, leggete questo libro”.

    Grazie Artista di penna Prof. Randazzo!

    Enzo Randazzo è nato nel 1949 a Sambuca di Sicilia dove vive con la sua famiglia. È stato docente di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico di Menfi, nonché Dirigente del Liceo di Monreale, Mazara del Vallo e Sciacca, ma anche, saggista, commediografo, poeta e scrittore.

    Romanzi: La Palude (1986), Don Adalgiso e Fantasima Saracina (2005), Sicilia my love (2014) , Kaleidoscopio (2017) , L’amore malato Racconti (2018) .

    Teatro: L’Onorevole Liccasarda Commedia (1986), La Nana (1986) , Sicilia, my love Commedia (2002), Fantasima Saracina Commedia (2002) .

    Poesia : Petali di sole Silloge (2002), Un Egizio triste Silloge (2009).

    Saggi: Cultura tradizionale e verismo ne “La Nana” di Emanuele Navarro della Miraglia (1973 ), Storia di Sambuca di Sicilia (1994) , Sóren Kierkegaard (1994) , L’impegno cristiano per la vita – Educazione ai valori come prevenzione del fenomeno droga (1995), Emanuele Navarro della Miraglia (2019) .

    Dalla partecipazione al movimento giovanile del ’68 e dalla militanza attiva in ambiti sociali ha tratto l’apprezzamento per il dialogo tra le generazioni, la passione e l’impegno socio-politico, il senso di libertà e di appartenenza alla propria Sicilia, temi dominanti nelle sue opere, tracciando un’immagine inedita ed anticonvenzionale della sicilianità.

    Dai suoi scritti traspare l’anelito ad una natura primigenia, una ricerca di attimi stupefacenti, una sorta di voglia panica di confondersi con l’essenza delle cose, una nostalgia di assaporare la forza degli elementi, quasi un inky dink per creare delle sensazioni nuove dalle briciole del passato… Figura polivalente della letteratura contemporanea continua a sperimentare nelle sue opere linguaggi e contenuti, accompagnando il lettore con sprazzi sognanti di paesaggi siciliani e divertenti estrosità creative, proteso a spiritualizzare i valori della coscienza dell’ uomo e a fecondarne più intriganti moralità e socialità.

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  • Giuseppe Macauda
    05/02/2021

    In questo romanzo Enzo Randazzo rappresenta con sottile ironia la realtà politica e morale del nostro Paese, dipingendo con maestria incomparabile personaggi politici, boss e monsignori, che ci sembra di conoscere personalmente.
    La trama mette a nudo le vergognose logiche politiche e la predominanza degli affari privati e della carriera, che finiscono per tradire regolarmente i buoni propositi dei politici emergenti degli ultimi decenni.
    Il ritmo serrato e lo stile accattivante coinvolgono, sin da subito, il lettore, che viene invogliato a seguire la vicenda con crescente interesse.
    La narrazione beneficia di un linguaggio dalla forte carica espressiva ed è arricchita da similitudini e modi di dire che ben si adattano al contesto rappresentato.
    Anche in quest’ultima opera, lo scrittore agrigentino conferma la sua raffinata capacita di analizzare una realtà senza tempo, esprimendo, attraverso la sua abile penna, tutte le contraddizioni e le speranze dei giovani politici.

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  • Ivana Tecla Di Cristina
    20/02/2021

    “Leggetelo, questo romanzo; leggetelo, investiteci tempo e risorse non con l’atteggiamento di chi si aspetta di ricevere subito, ma di chi è pronto a dare, appunto, attenzione e pazienza. Dopo, solo dopo, sarete ripagati. Mille volte.”
    Così la Prof. Gisella Mondino annuncia la storia del Presidente Liccasarda firmata dal ( sempre a dire della Mondino) “maestro dell’arte del narrare” prof. Enzo Randazzo.
    Comincio la lettura e sin da “L’ammasso di nubi grigie, che danzavano attraverso la vetrata, si andava sciogliendo senza tramutarsi in pioggia.”… Incipit dell’affascinante e realistico romanzo breve, mi sento catturata e scelgo di accomodarmi in un angolo sul davanzale della finestra dello studio dell’Avvocato Liccasarda… E, da lì, assisto al racconto della sua storia.
    Dalle amicizie di gioventù, al matrimonio con Daniela, all’unione con uomini e principi della Sicilia disonesta, l’uomo Liccasarda ha la “fortuna” di avere tante possibilità… Proprio come le ha anche la sua terra. La Sicilia baciata da fortune e grandiosi prodigi naturali… Non è mai abbastanza per il suo popolo.
    Mai caratteristiche di un popolo, come quello siciliano, sono state diligentemente cucite addosso ad un solo personaggio.
    Innumerevoli le frasi e gli aneddoti che ho sottolineato… Ma quella che segnerò sulla mia rubrica di lettura è questa: “Quando una formica mette le ali, è segno che vuole morire.”
    Ai sognatori, a coloro che credono ancora in un mondo migliore… un consiglio:
    “Prima di partire, leggete questo libro”.

    Grazie Artista di penna Prof. Randazzo!

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