Il principe toro e la sposa abbandonata

Nazira era un regno in mezzo al deserto dove l’acqua abbondava solo in affioramenti spontanei, sparsi per il territorio.
Proprio in questi punti nacquero le città più importanti, fulcro del potere del re.
La capitale, Miran, era la più prospera di tutte. Qui si ergeva possente il palazzo reale che richiamava, con toni limpidi e acquatici, la sua principale fonte di sostentamento.
In quel palazzo abitava un principe curioso e poco incline alle responsabilità, Bail. Egli non era un essere umano, bensì un demone toro.
I demoni animali avevano acquisito la piena autorità sugli uomini in quanto creature superiori, per doti fisiche e magiche. Nonostante ciò, avevano sempre trattato gli esseri umani con equità e giustizia, ma avevano severamente vietato le relazioni interspecie. Secondo loro sarebbe stato un disonore veder nascere una creatura demoniana ovvero metà demone e metà umana.
Per molti il divieto sembrava assolutamente lecito, dato che si limitava alle sole relazioni amorose e non a legami di amicizia o ad alleanze commerciali. Per altri invece pareva del tutto ingiusto. Bail era proprio di questo parere. La ragione di questo suo atteggiamento è da far risalire a un evento di qualche mese prima.
Bail presenziava ad una parata cittadina per festeggiare l’abbondanza d’acqua annuale. Da buon principe, era sollecitato a salutar tutti e a fare bella figura ma, di tanto in tanto, si distraeva per osservare il suo popolo. In realtà era solo alla ricerca di ragazze carine e “appetibili”.
Sebbene la sua posizione lo esortasse a scegliersi per sé una sposa demone, gli piaceva anche guardare le ragazze umane, il cui aspetto non gli dispiaceva affatto.
In questo gioco di osservazione, i suoi occhi puntarono su un carro dove venivano mostrate prigioniere di guerra che, di lì a poco, sarebbero state vendute al miglior offerente.
Una di queste, dalla carnagione candida come il latte, labbra carnose e brillanti capelli biondi, colpì la sua attenzione.
Era raro nel regno trovare una donna dalle simili caratteristiche dato che tutte possedevano una pelle scura. Probabilmente la ragazza era stata portata via da una lontana terra del Nord.
Bail aveva deciso che quella giovane tanto singolare sarebbe diventata sua sposa e, dopo la parata, cominciò a cercarla in città.
Dulhan, questo era il nome della ragazza tanto amata dal principe, proveniva dalle terre del Nord. Trascinata in una terra sconosciuta contro la sua volontà, ebbe la fortuna di esser comprata da un uomo buono che la trattò come una figlia. L’uomo, un mercante di tessuti, le diede un’istruzione e, assieme alla sua figlia biologica, le insegnò il proprio mestiere. Dulhan ringraziò sentitamente il padre adottivo e trovò nella sorella maggiore un punto di riferimento.
Arrivò un giorno in cui il padre di Dulhan decise di darla in sposa al figlio di un suo caro amico. Le aveva assicurato la bontà del promesso sposo che avrebbe conosciuto solo il giorno delle nozze.
Per giorni e giorni, Dulhan attese con impazienza il giorno delle proprie nozze, con la speranza di trovare gradevole colui che sarebbe diventata il suo futuro marito.
Finalmente il giorno delle nozze arrivò.
Nel frattempo, Bail, continuava senza sosta a cercare la ragazza. Per poterlo fare, approfittava dei vari momenti di libertà per uscire dalla reggia sfruttando l’abilità, ereditata dal nonno, di cambiare forma.
Era sempre riuscito a non farsi scoprire grazie all’aiuto della serva fidata Bakar, una capretta, che gli procurava abiti e alibi in caso la sua assenza venisse notata.
All’improvviso, la ricerca diede finalmente i suoi frutti.
Dopo aver attraversato l’enorme portone in metallo che divideva il quartiere dei demoni da quello degli uomini, la vide davanti a sé piangere in un angolo.
Sotto le mentite spoglie di un mendicante, si fece coraggio e si sedette al suo fianco.
«Cos ti succede?» le chiese con tono malinconico.
«Come puoi ben notare dal mio candido abito, oggi mi sarei dovuta sposare. Quel sogno si è infranto in un attimo. Con grande clamore generale, lo sposo è fuggito con mia sorella maggiore. A quanto pare si erano già incontrati prima e si erano innamorati a prima vista. Non posso credere che proprio mia sorella, una delle persone a me più care, abbia potuto farmi un torto simile. Non avrei dovuto lasciare che mio padre scegliesse per me il mio futuro sposo.» Ansimando, continuava:
«Che cosa posso fare adesso? Non ho uno sposo, non ho più una famiglia, né un posto dove andare. Ti prego, aiutami!»
Dopo quest’ultima confessione, la ragazza svenne per lo stress.
Bail, lieto per il mancato matrimonio, la portò via con sé, nascosta all’interno di un sontuoso tappeto, per non destare sospetti.
Il mattino seguente, Dulhan si risvegliò in una stanza a dir poco fiabesca, impreziosita da tessuti e da un mobilio sfarzoso. Lei stessa si trovava distesa su un morbidissimo letto, pieno di cuscini colorati e ricamati.
Pensava di trovarsi all’interno di una dimora nobiliare e che qualche nobiluomo, colta dalla pietà, avesse deciso di farne sua concubina o sposa. La sua intuizione non era poi così tanto lontano dalla verità.
All’improvviso, apparve d’innanzi a lei una piccola capra in umili vesti.
Ne suppose fosse una serva e le chiese:
«Mi scusi, potrebbe dirmi dove siamo?»
«Signorina, si trova all’interno della reggia ovviamente. Posso capire che si senta confusa. Ora le spiegherò tutto nei minimi dettagli, così da evitare fraintendimenti.»
Dulhan allora lasciò la parola alla gentile capretta.
«L’uomo con cui lei ha parlato ieri non è un mendicante straccione, ma il principe ereditario, Bail. Si è trasformato per non farsi riconoscere dagli altri esseri umani. L’ha portata qui con l’intenzione di farne la sua regina. È la prima volta che un principe demone si sceglie un’umana come futura sposa.»
«Regina? Sposa? Che diamine sta succedendo qui? Io non ho dato il consenso per qualcosa del genere!» replicò Dulhan sorpresa.
«Questo non dipende da te. Bail ha un’autorità che sfiora l’inimmaginabile e nessuno osa opporglisi. Farai meglio a rassegnarti e a essere grata per l’occasione che ti è stata offerta.»
Poi aggiunse:
«Scusami se non mi sono presentata. Mi chiamo Bakar e sono la fidata serva del principe. Spero tu possa integrarti bene qui. Buona fortuna.»
Dopo la presentazione, Bakar si congedò, lasciando alle sue spalle una Dulhan sconcertata.
Aveva paura di sfidare un demone, quindi pensò fosse meglio abituarsi fin da subito alla nuova realtà.
Cominciò così un tour della reggia.
Non c’era stanza che non ostentasse opulenza ma ciò che colpì maggiormente la sua attenzione furono le fontane.
Amava starsene immersa nell’acqua. Da bambina, infatti, aveva avuto l’occasione di divertirsi spesso nel lago vicino alla sua città natia delle Terre del Nord.
Mossa dalla tentazione, prese la rincorsa per tuffarsi, ma il suo desiderio fu interrotto da una mano possente.
Era stato Bail a fermarla.
Dulhan l’aveva visto di persona solo alle ricorrenze annuali più importanti in cui era permesso a tutti i sudditi, indifferentemente dalla specie, di assistere. Averlo di fianco a sé le incuteva un certo timore e disagio. Era altissimo, muscoloso e, a suo modo, terrificante. La pelliccia nera non faceva altro che enfatizzare la sua presenza ferina.
Dopo una rapida occhiata, non riuscì più a aprire gli occhi.
«Signorina, apri gli occhi! Dovresti ringraziare colui che ti ha salvata da una povera esistenza» disse Bail baldanzoso.
“Salvata? Ma che stai dicendo? Per colpa tua ora rischio di diventare regina. Con questo non dico che non apprezzerei una vita di agi e ricchezze, ma non me la sentirei mai di aver sulle spalle oneri e doveri tanto grandi.» rispose, tenendo sempre gli occhi serrati.
«Non ti preoccupare troppo. Se ti ho scelta, è perché vedo in te del potenziale e perché ti trovo anche molto bella.» replicò.
“Davvero pensi questo di me? Io mi sono sempre trovata strana. Non sono alta, sono magrissima. I miei occhi chiari incutono paura e molti pensano che io sia stregata. Ho una carnagione pallida e i miei capelli sono diversi da quelli di tutti gli altri. A volte vorrei essere solo una persona di queste parti.» ribatté lei.
«Tu dici di voler essere normale ma sono proprio le tue differenze ad avermi attratto. Adesso apri gli occhi e fammi un bel sorriso.» le disse Bail sorridendo.
A Dulhan bastarono quelle poche parole per tornare serena.
Aprì finalmente gli occhi e osservò meglio il proprio salvatore. Sebbene fosse un demone toro, non percepiva in lui alcun male e sentì di potersi fidare di lui.
D’istinto, lo abbracciò e le piacque sentire fra le mani la sua calda e morbida pelliccia.
Bail, rimase sorpreso da quella manifestazione d’affetto e ricambiò, felice, l’abbraccio.
La portò poi tenendola stretta fino alla sua stanza dove avrebbero deciso insieme l’abito per la presentazione ufficiale ai sovrani.
Ad attenderli nella stanza c’era Mor, il pavone sarto della reggia.
Divenne raggiante nel vedere un essere umano.
Erano passati secoli da quando ne aveva abbigliato uno. Velocemente si mise a cercare in un grande armadio abiti adatti alla ragazza. Non fece altro che modificarli e adattarli alle sue forme.
Voilà! In un baleno, un bellissimo sahri rosso venne confezionato per lei.
Era perfetto in quanto il tocco di colore acceso faceva risaltare molto la sua pelle così chiara. Bail rimase folgorato dalla sua bellezza. Sapeva di aver scelto la donna giusta a lui.
Dopo esser stata truccata, arrivò il momento tanto atteso.
I sovrani accolsero di buon grado l’ingresso del proprio figlio e della sposa prescelta ma finirono per inorridirsi alla vista di una mera umana. Non avrebbero mai permesso al primogenito e futuro erede al trono di incoronare regina una femmina inferiore, né avrebbero mai sopportato l’idea di avere come nipoti dei demoniani.
Bail si accorse immediatamente della loro disapprovazione e propose loro di mettere alla prova la donna.
Il re e la regina approvarono la trovata del figlio e chiesero a Dulhan di attraversare il deserto per riuscire a trovare l’acqua più pura e cristallina che esistesse nel regno. Se fosse riuscita nell’impresa, avrebbero approvato la loro unione.
Bail, conscio dell’ardua prova che l’amata avrebbe dovuto affrontare, mutò forma in una guida del deserto in modo che potesse tenerla d’occhio costantemente.
Il deserto di Nazira era piuttosto imprevedibile; era infatti governato da forze misteriose che scatenavano sul luogo improbabili condizioni climatiche. Solo i più spavaldi osavano avventurarvisi. Dulhan era molto agitata perché non si era mai allontanata dalle mura della capitale. Quella sarebbe stata la prima volta al di fuori della città, in un mondo nuovo e sconosciuto.
Dopo aver lasciato il palazzo, le fu affidata una guida, un demone lucertola in grado, grazie al suo sangue freddo e alle robuste scaglie, di sopravvivere alle rigide condizioni del deserto.
I due avrebbero viaggiato su dei cammelli stregati, forniti di una riserva d’acqua illimitata all’interno delle loro gobbe. In questo modo non avrebbero mai patito la sete. Dulhan era insospettita dalla sua guida visto che la sua corporatura era del tutto simile a quella di Bail, ma pensò fosse soltanto una coincidenza.
Il lucertolone, che disse di chiamarsi Kalee, avvisò la ragazza di prepararsi psicologicamente a quello che il deserto avrebbe riservato loro.
Dopo aver preparato le provviste, si misero in viaggio.
I primi giorni non si prospettarono dei migliori. Dovettero affrontare fulmini, tempeste di ghiaccio e belve indomabili, cadute come pioggia, dal cielo. Non c’era momento in cui non dovessero fuggire da qualche pericolo.
Poi, dopo svariato tempo, il deserto si placò così da poter consentire loro il meritato riposo. Allestirono una tenda e immediatamente si coricarono.
Nel frattempo, nel palazzo reale, i sovrani avevano convocato uno dei loro più fedeli soldati, uno spietato coccodrillo mercenario. Fu incaricato, per il giusto compenso, di impedire alla ragazza di completare la prova. Con piacere, si mise subito all’opera.
Bail, più tempo passava assieme a Dulhan, più si stava innamorando di lei.
Per lui era la prima volta. Per anni era stato interessato esclusivamente al sensuale corpo delle donne, senza pensare troppo a quello che provassero nei suoi confronti.
Non faceva altro che soddisfare i propri desideri e fare ciò che sua madre, fredda di natura, le aveva sempre insegnato, ovvero guadagnare onore e ricchezze e disinteressarsi di chi non potesse tornargli utile.
Eppure, alla fine, aveva finito per innamorarsi di una donna del tutto normale e senza uno status elevato o una particolare dote.
Finalmente i due raggiunsero la prima oasi.
Lei era stupita di come una così florida vegetazione potesse nascere grazie ad un minuscolo affioramento d’acqua. Provò subito ad assaggiarla, ma non trovò in essa una purezza o una qualche qualità che la contraddistinguesse dalle altre del regno.
Allora proseguirono finché non ne trovarono altre, che si rivelarono altrettanto insoddisfacenti.
Dopo una lunga ricerca, si rimisero a riposare.
L’astuto coccodrillo, grazie ad un amuleto datogli dal re, riuscì a seguire Dulhan e si appostò nei pressi dell’accampamento. Capì che il modo più rapido per far fallire la donna sarebbe stato quello di ucciderla.
Prese allora un affilato coltello e, con furtività, si avvicinò alla tenda.
Sebbene Kalee dormisse profondamente, qualcosa lo svegliò e, temendo il peggio, diede un’occhiata fuori dalla tenda. Notò un’oscura figura in avvicinamento. Pensava fosse un bandito e decise di riprendere le proprie sembianze per affrontarlo al meglio.
Il mercenario tremò di terrore nel vedere comparirgli davanti il principe in persona. Si considerava un demone senza scrupoli, ma non si sarebbe mai messo contro un membro della famiglia reale, perché questo avrebbe messo a repentaglio la sua reputazione.
Con fare minaccioso, occhi sanguigni e un grugnito feroce, Bail prese per la coda il coccodrillo e lo legò all’asta che sosteneva la loro tenda.
Il mattino seguente era riuscito a fuggire, ma non avrebbe fatto più ritorno.
Il viaggio dei due continuò fino a quando non raggiunsero il limite ultimo del deserto.
Dopo tutta quella strada, Dulhan cominciò a piangere. Pensava fosse stato davvero un viaggio a vuoto.
Dulhan pianse lacrime cariche di disperazione, di speranza perduta e di un amore che vedeva irrealizzabile.
Bail, al vedere quella scena, capì qualcosa di veramente importante.
Non andò subito a consolare Dulhan, ma prese una boccia che riempì delle sue stesse lacrime. La ragazza schiaffeggiò Kalee, vedendolo così insensibile nei suoi confronti.
Dopo quel gesto, Bail tornò alle proprie sembianze e diede una spiegazione più che plausibile per ciò che stava facendo:
«Dovresti capire che ti sono sempre stato accanto al solo scopo di proteggerti. L’altra notte un mercenario stava per ucciderti, ma sono riuscito a fermarlo in tempo. Penso sia stato mandato dai miei genitori per sbarazzarsi di te. Io mi disinteresso della loro opinione, ti amo e ti difenderò ad ogni costo. Le lacrime che hai versato per me mi hanno fatto capire quanto siano profondi I sentimenti che nutri nei miei confronti e proprio queste lacrime, lacrime di vero amore, sono l’acqua più pura che si possa trovare.»
A quelle parole, Dulhan smise di piangere e tornò con Bail a palazzo.
Intanto il re e la regina, non vedendo la ragazza tornare, pensarono che il loro scagnozzo avesse portato a termine il suo lavoro ma dovettero ricredersi. Dulhan infatti aveva portato ciò che loro avevano chiesto, un’acqua pura, introvabile anche nell’oasi più lontana, lacrime del vero amore, un amore che supera ogni barriera, anche quella delle specie.
I due, colpiti dalla determinazione dimostrata dalla fanciulla, si videro costretti ad accettarla come futura regina.
Dulhan e Bail poterono sposarsi e creare un amore all’insegna della piena integrazione tra le specie.
Per quanto riguarda quel famigerato coccodrillo, a quanto alcuni dicono, si ritrova ancora a vagare per il deserto, senza una meta prestabilita.

Il principe toro e la sposa abbandonata

è un racconto di Cecilia Cesaroni