La fabbrica del crimine

Quando varchi il portone d’ingresso del carcere, le prime cose che senti sono l’odore delle sigarette, il sudore dei detenuti, l’aria stagnante, i pensieri che si alternano alle paure, e soprattutto, urla, tante urla.
Ti guardi spaesato intorno.
Aspetti che una guardia, senza alcuna espressione in viso ti dica cosa fare. Quando alza lo sguardo su di te è per dirti:
«Levati gli indumenti!»
Rimani in maglietta e mutande, mentre ti studia con occhio analitico le braccia e le gambe.
«Forza, tirati giù le mutande e fai cinque flessioni!»
Sulla parete di fronte ci sono due foto ingiallite di Falcone e Borsellino e un vecchio calendario della Pirelli con l’immagine di una donna nuda, alla pagina del mese di febbraio, che piegata in avanti ti offre la veduta del suo fondo schiena.
Quasi a sottolineare l’umile natura di quel ruolo, il magazzino delle perquisizioni è situato nell’ala più decrepita dell’istituto.
Una zona del pianterreno in fondo al corridoio in una stanza dopo quella dell’educatore, piena di spifferi, con tubazioni che perdono e finestroni che risalgono all’epoca della Prima guerra mondiale.
Il sorvegliante, dopo averti fatto spogliare, prende un foglio di carta intestata da una risma, lo infila nel rullo della macchina per scrivere e, inizia a battere con vigore i tuoi dati.
Considerata la quantità d’informazioni che contiene, lo spazio dedicato al magazzino è ben misero.
Scaffalature metalliche, cariche di scatoloni, ben allineate riempiono l’angusto stanzino.
Il sistema è semplice e pratico; i nuovi arrivati si trovavano nelle scatole sulla parete a sinistra; i condannati definitivi sono nelle scatole sulla parete in fondo;
I pedofili, i trans, i pentiti e le donne stanno invece sulla parete destra, e ogni scatola reca l’etichetta di un anno.
In ordine cronologico gli scaffali inaugurano la processione, il 1927 è l’anno dei primi arrivi, e la chiude l’anno 2019.
Finito di immatricolarti, la guardia ti fa cenno di rivestirti, e ti consegna il tuo corredo carcerario, una saponetta, due piatti con posate di plastica, una brocca di plastica, le lenzuola e, ti regala alcuni suggerimenti.
«Stai lontano dagli extracomunitari, evita la doccia da solo, non fissare mai nessuno negli occhi per più di due secondi di seguito, e fatti i cazzi tuoi!»

La fabbrica del crimine è un romanzo di Federico Berlioz