LA LEGGENDA DELLA BAMBINA CON LA GERLA di Cristina Acquotti

La mamma aveva preso la sua decisione. Voleva fare una sorpresa al papà e alle due bambine.

Era da molto che ci pensava, erano anni che aveva voglia di trascorrere il Capodanno in montagna, nei posti dove lei passava le vacanze quando era bambina.

Aveva tanti bei ricordi di quelle vallate alpine, di quella pace. Ricordava quei luoghi con tanto affetto e voleva rivederli con la sua famiglia.

Quei sentieri, i laghetti, le passeggiate in mezzo ai boschi erano quello che ci voleva dopo mesi di scuola, di lavoro e di stress!

Aveva trovato un piccolo e grazioso chalet, appena fuori da Ponteneve, minuscolo paesino della vallata, dove la strada porta al sentiero per la diga del Tocco.

Era una deliziosa piccola casa di legno munita di scuri con cuori intagliati. L’interno era un delizioso accostamento di colori pastello degli arredi e delle suppellettili. Era dotata di una cucina minuscola ma provvista di ogni attrezzatura. Soprattutto, c’era il camino.

Appena l’aveva vista ne era rimasta colpita e aveva subito prenotato.

Le stanze piccoline, con i morbidi piumoni che invitano a rilassarsi e godersi la vacanza!

Quando, a cose fatte, la famiglia ne fu informata, dopo un’iniziale titubanza, ci fu generale accondiscendenza.

«Sarà un Natale diverso!» aveva esclamato il papà «Immersi nella natura e lontano dai soliti pranzi e dalle solite cene interminabili!»

Il giorno della partenza le ragazze non stavano più nella pelle!

Zainetti, felpe, scarponcini, guanti e berrettini: tutto era pronto! Era mattina presto e l’aria pungente e frizzantina di dicembre non smorzava certo l’entusiasmo del vivace gruppetto, che non vedeva l’ora di partire e soprattutto di arrivare a destinazione.

Mancavano cinque giorni a Natale.

°°°°

Arrivate a Ponteneve, Francesca e Margherita si ambientarono immediatamente!

La casa era proprio come se la aspettavano, semplice e accogliente! Scelsero i loro letti, sistemarono le loro cose e appena pronti partirono per la prima delle loro passeggiate, per cominciare ad esplorare quei posti.

Era inverno, il paesaggio era invaso dalla neve, ma il sole rendeva la giornata luminosa e quel tenue tepore era sufficiente a scaldare un poco le loro facce rosse e infreddolite.

La passeggiata fino alla diga del Tocco non era particolarmente difficile e nemmeno faticosa, i panorami erano bellissimi e il lago da lassù sembrava dipinto. Le ragazzine camminavano con energia e si guardavano in giro fotografando qua e là quello che vedevano e volevano ricordare.

Eppure, quel panorama così rilassante e amabile nascondeva una terribile sciagura, avvenuta tanti e tanti anni prima, negli anni Trenta, quasi cent’anni prima. La mamma se la ricordava, perché sua nonna Nina gliela aveva raccontata più di una volta.

In quegli anni la diga era diversa da quella ricostruita dopo che era crollata.

La storia di quel crollo è un ricordo tragico per quei luoghi, la memoria di una notte terribile. La pioggia era stata fortissima ed era durata a lungo.

Il bacino cedette.

La massa enorme d’acqua scese a valle distruggendo tutto quello che trovava lungo il suo percorso, distrusse i borghi, le strade, sentieri e boschi. Il paese di Sottovalle e la gente che vi abitava, in un secondo, fu inghiottita da quella bomba d’acqua senza avere nemmeno tempo di accorgersene. Non vi fu salvezza per nessuno. Tutto venne sepolto da metri di acqua e fango.

°°°°

«Che cos’è una gerla, mamma?» chiese Margherita mentre i quattro erano comodamente seduti a cena a gustarsi una bella polenta con lo spezzatino in un ristorantino del posto. Erano accanto al caminetto, la serata era rilassante e a servire al tavolo c’era una vecchia amica della mamma, che, tra una chiacchiera e l’altra, aveva chiesto alle bambine se avessero sentito parlare della leggenda della bambina con la gerla, che si aggirava in certe notti nella valle.

«La gerla è una cesta fatta di legno, che si usava una volta per trasportare varie cose, per esempio il fieno e si porta in spalla come uno zainetto.»

«E cosa ci metteva dentro, quella bambina?» chiese ancora Margherita con tono incuriosito.

«Immagino il fieno, magari andava a dare da mangiare ai suoi animali, alle mucche e ai vitellini, per esempio» rispose la mamma.

L’amica cameriera la interruppe.

Raccontò che, qualche tempo dopo il disastro della diga, più persone dicevano di aver visto aggirarsi nella notte una strana creatura, forse una bambina con una gerla sulle spalle.

Un fantasma? In realtà nessuno l’aveva mai vista bene in faccia, perché era schiva, non si avvicinava mai a nessuno… sembrava, piuttosto, assorta a pensare, o a cercare qualcosa.

Quelli che l’avevano incontrata in quegli anni lontani dicevano che somigliasse a una bambina di Sottovalle, una bambina che abitava là.

A quei tempi qualcuno poteva ricordarla perché l’aveva vista prima del disastro.

Nessuno, però, ha più un suo ritratto, o una fotografia, poiché tutto fu perduto con il crollo della diga.

Si diceva che si chiamasse Annamaria, detta Marinin, perché era magrolina, e che fosse la figlia del pastore di Sottovalle. Si diceva anche che Marinin, forse, cercasse qualcosa che aveva perduto. Ma che cosa? E dove? E perché allora non si faceva avvicinare da nessuno?

Era un mistero!

Poi, sono passati i decenni e per tanto tempo nessuno ne ha più parlato ma, oggi, la leggenda della bambina con la gerla è ancora un evento inspiegabile.  

La mamma interruppe la sua amica. Disse che la nonna, quella storia, la conosceva benissimo, perché la sentiva, a sua volta, raccontare dalla sua mamma Adele.

Adele diceva che si trattava di un fantasma bambino e che non si avvicinava alla gente perché non si fidava di nessuno.

Doveva trovare qualcuno di cui potesse fidarsi e che potesse aiutarla.

Ma aiutarla a fare che? Nessuno sapeva dare una risposta.

Altri, invece, dicevano che fosse una strega malvagia, una che voleva rapire i bambini o fare strani riti di magia.

Tuttavia, nessuno era mai scomparso misteriosamente su quelle montagne e nessuno aveva mai scoperto alcun rito malvagio.

L’amica della mamma riprese il suo racconto e concluse che lei credeva a quella storia.

Il papà sorrise e disse che, molto probabilmente, la leggenda della bambina con la gerla fosse una di quelle strane storie inventate, che la gente racconta per fare un po’ di paura o per rendere un posto misterioso e interessante. Poi, a forza di sentirla e raccontarla qualcuno comincia a crederci un po’. Sta di fatto che di questa strana bambina nessuno sa bene cosa dire.

Poi la cena finì. Francesca e Margherita avevano mangiato tutto e chiesto un supplemento del dolce. La mamma rideva perché aveva voluto bere il vino e sembrava un po’ brilla. Il papà e le bimbe la prendevano in giro. Era stata una serata molto divertente!

°°°°

Il mattino, la famiglia al completo, addobbò il pino in giardino con le luci e al pomeriggio fece un’altra bella passeggiata costeggiando il fiume e poi la cascata.

I quattro bevvero la cioccolata coi biscotti in una minuscola pasticceria piena di ogni ben di Dio.

Poi, al negozietto comprarono formaggi, pane, dei bei ravioloni alle erbe e anche uno strudel di mele per la cena e si diressero verso casa.

Il sole, oramai calato, e le ombre lunghe della sera davano un senso di pace. Il silenzio era totale e, guardando il cielo, i nostri si chiesero se avrebbe nevicato.

Dopo cena giocarono una partita a Monopoli e poi si prepararono per infilarsi dentro ai piumoni.

Francesca e Margherita, però, in pigiama e con delle coperte sulle spalle, si sedettero sul davanzale della finestra della loro cameretta aperta, con le gambe a sporgere verso l’esterno, per parlottare e godersi il cielo stellato.

Improvvisamente Francesca le notò.

Nella zona proprio sotto la loro finestra, sulla coltre di neve, c’erano delle impronte lasciate da delle scarpe. Erano orme piccole, sicuramente lasciate dal piede di un bambino.

Accanto, altre orme chiaramente di zampe di un piccolo animale.

Francesca le indicò alla sorella. Entrambe si guardarono eccitate. Quelle impronte sembravano essere calate dal cielo poiché non avevano origine. Erano solamente per un breve tratto sotto la loro finestra.

Si sporsero ancora di più sul davanzale, pericolosamente, per guardare meglio. Le impronte sembravano essere illuminate, quasi rilucevano.

Le due ragazzine sempre più eccitate, fecero un balzo all’interno e si precipitarono gridando verso la camera dei genitori. Irruppero all’interno appena la porta fu aperta.

«La bambina con la gerla, … la bambina … le impronte sono là, sono sotto la finestra della nostra camera!» esclamarono insieme, a tratti, per prendere fiato.

«Calma, calma, … che impronte?  … Dove?» chiese il padre mentre la madre scoppiò a ridere.

«Che bella recita, … bricconcelle! … Ci volete spaventare, eh!»

«No, no! Le impronte ci sono davvero! Venite, venite a vedere!»

Tutti si diressero verso la camera delle due ragazzine. La finestra era ancora aperta.

Delle orme, però, nessuna evidenza.

La coltre nevosa, lì sotto la finestra, appariva immacolata.

Francesca e Margherita non erano convinte ma si rassegnarono a coricarsi nei loro letti.

Nessuno, però, notò che una stana luce illuminava quel tratto di neve senza che vi fosse una sorgente di essa.

Le due bimbe ebbero una notte piena di sogni.

°°°°

La mattina dopo, il ricordo delle orme misteriose era ancora presente nella mente delle due ragazzine.  Tuttavia, dopo una speciale colazione a base di strudel immerso nel cioccolato caldo, erano pronte per iniziare la nuova gita programmata per la giornata.

La cascata si trovava non lontano, potevano fare quella camminata che costeggiava il fiume e scendeva fino al piano.

Appena uscite, Francesca notò che altre impronte, come quelle viste la sera precedente sotto la finestra della loro camera, erano visibili sullo strato di neve non spalato, vicino al portoncino d’ingresso della casa.

Apparivano fresche, come se qualcuno fosse appena stato lì.

Ma nessuno di loro era ancora uscito.

Guardò tutto intorno con attenzione. Non vide nessuno.

Questa volta non disse niente. Non richiamò l’attenzione della sorella.

La passeggiata si concluse in maniera ottimale.

Al calere del sole la famigliola fece ritorno a casa. La mamma cominciò a cucinare mentre gli altri si dedicavano alla doccia. Ora era arrivato il turno del padre.

Le due sorelle si asciugavano i capelli nella loro camera ma accadde, fra loro, un litigio improvviso.

«È mio e tu me lo hai preso!!» urlava Margherita «E poi lo hai nascosto sotto il tuo letto!»

«Non è vero! E poi non mi piace neanche!» replicava offesa Francesca.

La mamma accorse e chiese cosa stesse succedendo.

Margherita spiegò che si era portata da casa il suo libro “Il giardino segreto”; quello che le piaceva perché parlava di Mary, una bambina; e poi di un altro bambino, Colin; e poi di piante, fiori e di semine; e poi perché glielo aveva regalato la nonna.

«Non te l’ho preso io! … Te l’ho già detto!»

La mamma cercò di portare la calma e la pace tra le sorelle. Ma Francesca era offesa e arrabbiata e fece l’altezzosa per tutta la sera evitando lo sguardo della sorella.

La questione era che il libro era sparito dallo zainetto di Margherita. Era stato, poi, dalla stessa bimba ritrovato sul pavimento sotto il letto di Francesca.

Lo stato di belligeranza, però, non durò molto.

Prima le orme comparse, scomparse e ricomparse; poi il libro preso e nascosto.

Francesca ragionò e propose la tregua a Margherita rivelandogli che ella aveva rivisto le impronte della finestra anche vicino alla porta quella stessa mattina.

°°°°

La mattina seguente Francesca e il papà si prepararono per andare a comprare i formaggi e il burro alla latteria sociale.

La mamma era in casa e Margherita in giardino a cercare foglie e rametti per i suoi lavoretti.

Improvvisamente si precipitò in casa, urlando e correndo, rossa in viso e senza fiato.

La mamma si preoccupò.

«Ho visto una bambina! … Era avvolta dalla luce; … bianca in viso; … con un piccolo animale in braccio; … anche l’animale è bianco!» cercò di spiegare, a tratti, con voce strozzata.

«Era davanti alla siepe! … Mi sono avvicinata! … Poi, è scomparsa! … Non c’era più!» continuò, sempre più concitata, Margherita.  

La mamma la guardò. Lo stato di eccitazione della figlia non poteva essere frutto di un divertimento. Era preoccupata. Non poteva essere che le due bambine si prendessero gioco di lei inventando storie di orme, di libri, addirittura di bimbi, che apparivano e scomparivano.

Cercò, con calma di capire cosa fosse realmente successo e di far ragionare Margherita.

Ella ripeteva di aver visto una sua coetanea in un alone di luce davanti la siepe in giardino. Era spaventata; ma anche elettrizzata dagli eventi strani successi da quando erano arrivati in quella casa.

Ritornati il papà e la sorella, l’argomento monopolizzò l’attenzione di tutti. Ci furono perlustrazioni per rintracciare orme, luci particolari, qualsiasi elemento che potesse avvalorare l’avvenimento.

Il padre concluse che le sue figlie avevano una forte immaginazione che era stata sollecitata dalla storia raccontata dalla cameriera amica della mamma.

Perciò, non c’era motivo di essere preoccupati.

°°°°

Era la Vigilia di Natale.

La mattinata era trascorsa tra acquisti al negozietto, la preparazione di un dolce e poi il solito pranzo tradizionale.

Il pomeriggio, per un po’ insieme guardarono un film. Dopo, ognuno si concentrò nelle proprie attività: chi leggeva, chi disegnava, chi sonnecchiava sul divano.

Margherita era all’opera con i suoi lavoretti decorativi con foglie e rami della vegetazione locale.

Stanca di ciò, decise di andare nella loro camera per leggere il suo libro preferito.

«È scomparso! … Il libro! … Non c’è più! … Era qui sul comodino e non c’è più!» urlò improvvisamente.

Tutti accorsero alle sue grida.

«Non guardare me!» disse subito Francesca.

Si mise a cercare dappertutto. Ma era per accondiscendere al desiderio della sorella. Aveva compreso ciò che ormai tutti della famiglia avevano percepito. C’era qualcosa di misterioso che aleggiava intorno a quel libro. Non solo. C’era qualcosa di inspiegabile che si aggirava intorno alla loro casa, intorno al loro giardino. C’era qualcosa di molto strano che riguardava tutti loro.

E, in un posto come quello, dove tutto è silenzio e calma rassicurante, nel quale non si sentono voci e rumori, dove tutto è così naturalmente tranquillo, le stranezze apparivano come non riguardanti questioni umane, molto diverse.

°°°°

Era sera.

Gli strani accadimenti di quei giorni non avevano incrinato la serenità e la calma che si respirava in quel luogo di pace.

Persisteva in tutti il desiderio di festeggiare il Natale.

Ad un tratto si sentì bussare.

La mamma andò ad aprire. Ma non era nessuno.

«Avrò sentito male io» mormorò e, richiusa la porta, andò nella sua camera.

Dopo un po’ anche il papà sentì bussare e andò all’uscio. Ma alla porta non c’era nessuno. Si guardò intorno, poi chiuse tutte le persiane e rientrò.

Dopo una buona mezz’ora si sentì di nuovo uno strano bussare leggero.

Fu Margherita questa volta ad aprire.

Quello che vide, per poco non la fece balzare a gambe all’aria per la sorpresa!

Davanti a lei, sull’uscio, c’era una bambina.

Era circondata da una luce intensa. Il suo viso appariva completamente bianco e luminoso come una stella.

Quella figura era la sua copia esatta, diafana. 

Portava una gerla sulle spalle, con dentro un piccolo agnellino e in mano aveva il libro, il libro di Margherita.

Tutti ammutolirono. Nessuno era capace di proferire alcunché.

La comparsa di quell’essere aveva creato, improvvisamente, un’atmosfera magica che aveva avviluppato le persone e le cose. Sembrava di esser dentro la pagina di una fiaba. Si percepiva una forza buona, una situazione di amicizia e di gentilezza.

La prima a ridestarsi fu Margherita.

Capì che quella era la Marinin, la bambina con la gerla!

Era tornata per decenni sulla Terra a cercare una bambina come lei per poter finire di leggere il suo libro preferito, “Il giardino segreto”. Il libro che non aveva più potuto finire perché era andato perduto nel disastro della diga. Lo aveva cercato per quasi cent’anni e lo aveva trovato a casa di una bambina che, per un caso prodigioso della natura, era perfettamente uguale a lei!

Margherita la fece entrare.

Marinin si sedette sul piumone con accanto lei.

Nessuno fiatava, stavano là, in piedi, immobili, ad osservare, increduli e stupefatti quella scena incantata e inimmaginabile: un fantasma e una bambina, sedute vicine, mano nella mano.

Si sentiva solo la voce di Margherita che leggeva, sicura ed espressiva, le pagine finali del racconto di Mary, la storia della sua amicizia con Colin e delle meraviglie della natura.

Arrivate all’ultima frase del libro, Marinin guardò Marghe con uno sguardo tenero e riconoscente e poi, con una voce tenue e cristallina disse:

«Grazie, non ti dimenticherò mai!»

«Neanche io!» rispose Margherita con un largo sorriso «Tieni il libro, è tuo!»

Fu l’ultima immagine che Margherita, Francesca e i loro genitori ebbero di quella magica serata di cui non ricordarono più nulla.

Si svegliarono la mattina seguente, freschi e riposati nei loro morbidi piumoni.

Era la mattina di Natale.

Di Marinin non c’era più alcuna traccia.

Nella casa permaneva un forte odore di essenza di pino.

C’era in tutti una sensazione di pace, serenità, felicità.

Guardarono fuori: nella notte aveva nevicato, e tanto.

Bianco il prato, bianchi gli alberi e la siepe, le montagne: tutto era immacolato e avvolto da uno spesso manto di neve.

Si potevano vedere solamente delle strane impronte di scarponcini piccoli che partivano dall’uscio della loro casa e si dirigevano verso la montagna, sparendo lontano.

Sotto il davanzale della cameretta delle bimbe, qualcuno aveva lasciato un regalo.

Sopra un lettuccio di fieno e fiori, un piccolo agnellino bianco.

LA LEGGENDA DELLA BAMBINA CON LA GERLA è un racconto di Cristina Acquotti

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