Rusella ‘a puttana

La storia di Rusella non è dissimile da innumerevoli atti di violenza perpetrati sulle donne, considerate bottino di guerra.
Rusella viveva una misera vita e sognava un radioso futuro.
Non c’era posto per i sogni nel 1943; è tempo di guerra e sangue.
Quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale, si trovò a combattere la fame e la paura.
Il rombo degli aerei le faceva balzare il cuore in gola, brividi freddi la percuotevano come onde tempestose.
Incominciò un’epoca fatta di angoscia, sudore, fatica.
Crebbe nel silenzio, e nel timore di un futuro ignoto e oscuro.
Rusella, non aveva urlato, quando sua madre l’aveva spinta nella botola sotto il letto, solo un attimo prima che una spallata spalancasse la porta e cinque soldati algerini entrassero.
A turno avevano bestialmente violentato la madre e picchiato il padre.
Il suo corpo era scosso da un tremito; un filo di luce trapelava dalla botola.
Rusella alzò la mano per farsi scudo.
Una scarica di mitra le strappò un grido che le si fermò nella gola e ritornò come una lama infuocata nelle viscere.
Poi i passi dei soldati, le loro voci che si allontanavano, infine il silenzio.
Passò un tempo indefinito prima che si decidesse a uscire.
La scena era raccapricciante, una realtà inaccettabile.
Si portò le mani alla bocca per soffocare il respiro, chiuse gli occhi sperando fosse un incubo; ma la scena era sempre la stessa.
Giacevano uno sull’altro, il corpo di suo padre copriva quello della madre.

Rusella ‘a puttana è un racconto di Luciana Esposito