STELLA DI MARE di Anna Maria Costa (parte seconda)
genere: ROMANCE
CAP. 16 – IN BARCA A VELA
Dolcezza e serenità come le sfumature dell’acqua del mare di quella metà luglio così viva in Versilia.
Elementi naturali di tranquillità e divertimento senza nessuna diffidenza.
L’animo predisposto ad uno star bene intenso che rigenerava, che era libertà dei tramonti d’estate con tutti quei rossi riflessi da afferrare e conservare nel cuore.
Loro due sulla barca a vela che sfrecciava verso il mare aperto, proveniente dal fiume dove era ancorata.
Lui glielo aveva chiesto e lei aveva accettato felice.
A dir la verità lui glielo aveva gridato dalla strada:” Vieni con me domani sulla barca a vela?” E avrebbe continuato a gridarglielo se lei non gli avesse risposto:
«E va bene, ma non urlare così! Silenzio! Non voglio che tutti lo sappiano».
«Se non mi gridi di sì, continuo ad urlare!»
Sempre il solito egocentrico, sempre pronto a giocare e flirtare. E soprattutto il solito che non accetta un no come risposta.
«Sì, sì, sì» aveva risposto lei, per zittirlo.
Che pazzo, ma ormai non poteva tornare indietro come se avesse paura o non fosse all’altezza.
La tensione la rendeva esuberante, allegra e piena d’entusiasmo per quell’avventura in barca e cercava di darsi da fare chiedendogli come poteva rendersi utile.
Lui l’aveva messa dolcemente a sedere chiedendole di non muoversi mentre faceva alcune manovre a lei sconosciute con cime e moschettoni.
La barca beccheggiava e la sua grande vela colorata si gonfiava col vento. Meravigliosa!
Sembrava di volare, ad ogni soffio più velocità e più libertà, lanciati verso l’orizzonte.
“Stella di mare” il nome della barca presa a noleggio dal circolo velico (lui era anche un istruttore di vela) e lanciata sulle onde brillava in mezzo al mare.
Lei sempre seduta stava godendo questo spettacolo quando lui l’aveva incoraggiata a prendere il timone.
«Svelta, vai al timone! Decidi dove vuoi andare e mantieni la rotta … nessuno potrà mai dirti dove arrivare! Qui sei libera nello spazio e nel tempo!»
E poi:
«È questione di tempo ma ti conquisterò! Ah, ah, ah».
Non immaginava che lei sapesse timonare! Ebbene sì, timonava le barche sul suo fiume Po. Gareggiava da due anni ed era abituata a sfidare la corrente non solo con la barca, ma anche con la sua canoa. Certo che affrontare il mare in vela era tutta un’altra cosa, ma al timone era a suo agio.
Lui la guardava ammirato. Non si aspettava questa forza e determinazione di lei, ma si capiva che era felice di averla portata con sé, cosa che non aveva mai fatto con nessun’altra.
Poi la vela si era sgonfiata e seduti vicini, abbracciati, avevano ascoltato in silenzio la voce del mare.
«Mi piace vivere a modo mio, adoro la barca a vela che è il mio hobby, la mia vera passione, l’unica cosa che ho scelto da solo. Il mare è la mia casa, il mio posto esotico dove sognare! Ma…non posso più fare a meno di te» le aveva sussurrato.
«Ma va!» aveva risposto lei «Sono sicura che lo dici a tutte! Non so se può funzionare tra noi … viviamo su due pianeti diversi! Mi piace uscire con te, ma …».
«No, tu mi hai cambiato e non sono mai stato così felice come da quando ci sei tu! Non ho mai portato nessuna donna su una barca a vela, ma ho visto che anche qui stiamo bene insieme!»
«… io non so cosa voglio fare!» rispondeva timidamente lei.
E lo guardava sorridendo perché sapeva che avrebbe continuato a parlare, finchè non l’avesse convinta a condividere le sue idee.
A forza di parole, ma soprattutto di abbracci e qualche bacio, in un gioco amoroso divertente e unico in mezzo al mare, il sole stava tramontando e nella sua rossa scia era ora di fare ritorno.
CAP. 17 – UN’ORA D’AMORE
Là, sulla linea dell’orizzonte dove il mare si faceva blu intenso, i colori della sera, effetti speciali che precludevano al conoscersi meglio, erano già ansia di vivere la notte perché avrebbe potuto ribaltarti la vita.
Lui poteva scegliere lei e a lei sarebbe stato difficile opporre un no.
Tutto si faceva più rarefatto, il sole si offuscava e si lasciava scivolare nel mare.
Anche loro due si erano lasciati cadere nello smarrimento.
L’amore li aveva invasi e la passione era intensa.
La notte ormai era scesa e regalava loro più intimità.
Lei era desiderosa di esperienze concrete e imprevedibili e lui si sentiva possessivo nei confronti di lei, la desiderava quasi per colmare un suo vuoto interiore.
Si baciavano dolcemente e poi con più trasporto, si abbracciavano strettissimi e ogni tanto i loro occhi s’incontravano, mentre il cuore batteva all’impazzata.
Stavano vivendo la loro vita con lo stesso ritmo e si sorridevano, si lasciavano andare…. per lei questo era far l’amore, per lui era felicità.
Sembrava che tutto stesse cambiando fuori e dentro di loro: tra quel ‘dolce far niente’ e l’agitazione nascosta il mondo era una gioia, una gioia misteriosa che sapeva di sogni, emozioni, desideri e trasgressione.
Non osavano parlare perché le parole non servivano e uno sguardo poteva bastare per capire che si amavano.
Erano rimasti così uniti per un tempo che sembrava infinito, ma poi una voce improvvisa dentro di lei le aveva detto che si dovevano separare perché erano andati troppo oltre e il tempo correva veloce e le cose belle avrebbero potuto trasformarsi in qualcosa d’irrimediabile.
Che paura, che timore improvviso nella sua anima … le sembrava una situazione senza sbocco e il desiderio si era trasformato di colpo in avversione e disgusto.
E se ne era andata di fretta dal capanno e lui non l’aveva trattenuta, perché sapeva che sarebbe stato inutile ed era giusto rispettarla.
Silenzio con le amiche che erano arrivate alla discoteca. Non aveva osato raccontare nulla perché il momento era solo suo e temeva che scomparisse dalla sua mente, o che la torturasse troppo il pensiero di poter cadere nella rete della passione che non ha futuro.
Lei non lo conosceva ancora così bene da fidarsi totalmente e il dubbio che non fosse sincero le ronzava sempre nella testa.
Sentimento, desiderio, nessuna regola precisa, solo cercarsi e trovarsi.
Era stato tutto bellissimo e sembrava che lui lasciasse finalmente che il suo cuore si aprisse ai sentimenti e cominciasse pure a conoscersi per quel che era, attraverso di lei, ma non ne era sicura.
Aveva ancora troppa paura, troppa voglia d’indipendenza e libertà che pensava di dover difendere a tutti i costi lasciando perdere scelte precipitose e passionali.
O forse non era il suo lui per la vita.
CAP. 18 – IL FALO’ SULLA SPIAGGIA
Avevano avuto il permesso di fare il falò sulla spiaggia e ognuno aveva portato un po’ di legna da bruciare perché durasse tutta la notte.
Il bagnino doveva controllare da lontano tutti quei ragazzi minorenni.
Erano in tanti amici nel gruppo che si era formato lì al mare conoscendosi sia in discoteca che sulla spiaggia o al lavoro. Bibite e panini non mancavano e si stava creando un’atmosfera super festaiola.
Quando lei era arrivata c’era già nell’aria il forte profumo della legna bruciata, le fiamme erano alte, la musica del mangianastri a tutto volume e tutti ridevano e scherzavano del più e del meno.
Lei aveva salutato tutti e si era seduta su uno sdraio vicino alle amiche che le avevano fatto posto intorno al falò.
Era una serata caldissima tanto che si stava decidendo di fare il bagno in notturna prima di mangiare.
Tutti in costume e a bomba in acqua divertendosi a entrare nella scia della luna nel sottofondo delle onde che si riversavano sulla sabbia.
Per qualcuno la passione era come quel falò che bruciava. Si abbracciavano e baciavano incuranti degli altri intorno.
Per qualcun altro erano sguardi che s’incrociavano e brillavano vivi come fiamme.
Alla luce del falò ci si cercava e ci si abbandonava al sentimento ascoltando il suo crepitare e godendo del suo calore.
Nel falò si poteva buttare di tutto: pensieri, sofferenze, silenzi, misteri, scherzi della vita, amori sbagliati, verità e bugie.
C’era chi aveva il coraggio di avvicinarsi all’amata e chi si faceva desiderare, chi aspettava mezzanotte per fare qualsiasi cosa e chi ballava per tutta la notte, carico di energia.
Chi chiacchierava, rideva e faceva continue battute coinvolgendo tutti gli altri.
L’atmosfera era comunque calda e pure maliziosa.
Quella sera l’avrebbero ricordata tutti con gran piacere.
Era l’ultima sera di vacanza per qualcuno e c’era anche un po’ di malinconia nell’aria.
Ridendo, scherzando e ballando si era fatto tardi e il falò si stava consumando, ma i tizzoni ardevano ancora mentre ognuno se ne tornava verso casa.
Lei si era divertita e rilassata con gli amici, tutti insieme formavano un unico cuore, anche se più volte aveva pensato a lui che non era arrivato.
Troppo adulto per quella compagnia, si sarebbe trovato in imbarazzo e lei pure.
O forse, dopo la nottata precedente, non l’avrebbe più cercata tanto c’era rimasto male con quella fuga senza una pur minima spiegazione.
Ma lei preferiva pensare che quel momento di complicità sarebbe rimasto dentro di loro come qualcosa di strettamente riservato.
La parola amore era il sogno che preferiva, in silenzio, mentre finiva la sua danza intorno al fuoco insieme alle fate.
CAP. 19 – LE CAVE DI MARMO
Il marmo delle Apuane è una montagna di pietra bianca che rapisce lo sguardo dal mare e che rappresenta uno dei più grandi luoghi di estrazione del mondo.
Milioni di tonnellate di marmo in blocchi che se ne vanno per essere scolpiti a ornamento architettonico o per farne eleganti oggetti. Un vero tesoro.
In quel lunedì libero dal lavoro per entrambi, lui aveva recuperato una vecchia vespa e l’aveva invitata ad andare in cava dove l’aspettava un amico cavatore.
Di mare ne avevano abbastanza entrambi, per cui arrampicarsi sulle stradine delle colline tra il verde e un po’ di fresco, sarebbe stata una giornata alternativa con tante meraviglie da scoprire.
Lei aveva visto le Alpi Apuane solo dalla strada litoranea, mai da vicino e ora, tra un susseguirsi di strade, incroci, vecchi paesi e bellissimi crinali appenninici si stava avvicinando a quelle monumentali cave di marmo di Carrara.
Stretta a lui era felicissima e le sembrava di essere sospesa in un mondo fantastico tra sole e ombre da attraversare e vivere prima che sfuggissero nel nulla.
La strada, intanto, si faceva sempre più stretta e polverosa, finché come in una visione, tutto improvvisamente era diventato bianco candido.
Erano arrivati nel cuore delle Apuane.
Senza esitare, lui aveva imboccato una buia galleria che li aveva portati in un piazzale dove c’era l’amico che li aspettava. Tutt’intorno era marmo bianco.
Era quasi mezzogiorno e potevano mangiare insieme qualcosa nel piccolo bar circondato da polvere bianca e blocchi enormi di granito.
Mentre i due si salutavano abbracciandosi e scambiandosi frasi in dialetto, lei era sbalordita da quel paesaggio surreale. Montagne sventrate e incise per essere divise in blocchi riportavano la mente indietro nel tempo.
Secoli e secoli di utilizzo di questo pregiato marmo, non la facevano pensare alla bellezza di colonne e statue michelangiolesche, ma piuttosto al lavoro faticoso e durissimo di tutti i cavatori e al pericolo quotidiano per scavarlo e portarlo fino a Carrara.
Com’era possibile passare tutta la vita in questo luogo così aspro e difficile, sempre in pericolo, schiacciati dalla montagna che tutta bianca sembrava uno spaventoso fantasma?
Vedendola così pensierosa e quasi impaurita, l’amico le aveva chiesto:
«Cosa te ne sembra? Impressionante, vero? Ma noi ci siamo abituati! Tutti nei paesi qui intorno lavorano in cava da generazioni. Siamo fatti di polvere di marmo anche noi. Guarda come siamo resistenti!»
E facendo il muscolo dell’avambraccio tutto bianco sembrava proprio una statua, forte e impossibile da scalfire. Poi si era chinato e aveva raccolto un pezzo di marmo fatto a palla e glielo aveva regalato come portafortuna. Pesantissimo e bellissimo.
Era un grande amico di lui che era felice e sorridente nell’averlo incontrato, mentre mangiavano focaccia, lardo e un po’ di salume.
Entrambi impegnati col lavoro, non si vedevano di frequente ma erano rimasti molto legati dai ricordi di gioventù.
La nonna era di quelle parti e lui andava per mesi nel piccolo paese di Colonnata, anzi, ridendo, le aveva detto che aveva rischiato di prendere il posto da cavatore di suo nonno quando era morto.
Fortuna che la sua mamma aveva troppa paura dei rischi che si potevano correre su quella montagna.
Marmo e polvere bianca ovunque sovrastavano ogni cosa e più ci si avvicinava e più sembravano una minaccia.
L’amico invece spiegava loro tante cose del suo lavoro e ne era orgoglioso e fiero, come a dire che, se non ci fossero i cavatori nessuno avrebbe potuto scolpire statue.
«Noi si lavora al caldo e al freddo, ci si alza all’alba e si suda e fatica fino a sera! Ci si intontisce con la dinamite per abbattere quelle pareti bianche, poi ci si cala dai massi con le funi e ‘si strappa’ il materiale dalla montagna, la sicurezza è sempre molto a rischio! È un lavoro pesante e bisogna capire che ci possono essere incidenti… ma a me piace e non saprei fare nient’altro!»
Che rischio!
Su suo consiglio erano andati a vedere anche gli alti ponti di Vara, la ferrovia marmifera che collegava le varie zone di escavazione e che era stata smantellata da pochi anni.
I ponti erano ancora intatti e impressionanti per altezza, molto suggestivi.
Comunque, il tutto sembrava un paesaggio lunare, con scorci favolosi e illuminati da misteriosi raggi di luce da un lato, ma pieni di ombre e desolati dall’altro.
Alla fine, lei era tornata volentieri al mare e preferiva il panorama delle Apuane visto da lontano, soprattutto dal mare. Avevano più vita ed erano semplicemente un emozionante spettacolo della natura.
CAP. 20 – BRUTTA SORPRESA
Quella era una mattinata che la riportava con la mente a casa, a pensare ai suoi cari, alle sue radici padane e alla voglia di fare cose abituali. Rivedeva la sua famiglia riunita a tavola a gustare il cibo della mamma molto brava in cucina, il papà che tornava stanco dal lavoro e che senza mai lamentarsi, raccontava qualche aneddoto divertente che gli era successo nella giornata. Suo fratello piccolo cui non poteva fare tante coccole e il cuore le si riempiva di nostalgia. I suoi gatti.
Era passato più di un mese ed era stanca del lavoro. Faticava a stare con gli altri che sembrava la portassero fuori strada con le loro inutili parole: ma, tutto sommato, era lei che aveva la testa altrove.
Comunque, era meglio non esagerare a complicarsi la vita, doveva rimanere lontana ancora un mese e doveva farcela assolutamente.
Nemmeno il pensare a lui però la rincuorava, perché anche se a volte sembrava tutto semplice, sapeva che quello era un bello scambio di emozioni e sentimenti che avrebbero avuto una fine, forse non un lieto fine. Era un sogno da vagheggiare ancora un poco, ma era solo questione di tempo.
Dov’era sparito da alcuni giorni? Era tutto un lasciarsi e venirsi incontro, senza certezze.
Un fare progetti e poi vivere nel nulla per giorni.
Era una mattinata così, con tanti pensieri e sentimenti confusi senza saper bene cosa fare e se ne stava andando verso il mare, quando un collega di lavoro di lui l’aveva chiamata da parte per dirle che lui, sì proprio lui, era ricoverato in ospedale. Probabilmente lo stress e l’eccessivo ‘darsi da fare’ lo avevano messo ko ed era crollato a terra di colpo spaventando tutti.
Ora stava meglio e lo aveva incaricato di riferirle che non lo avrebbe visto per qualche giorno.
Preoccupatissima lei aveva ringraziato l’amico e poi aveva guardato subito gli orari degli autobus per andare a trovare lui.
Con un’amica si era recata in ospedale e quando lo aveva visto in quel letto, aveva avuto un tuffo al cuore.
Era pallido e un po’ sciupato, ma appena vista l’aveva accolta con un gran sorriso anche se un poco intimidito dal fatto che lei lo trovava in quelle condizioni.
Si erano abbracciati e lui le aveva sussurrato:
«Sei la mia stella… illumini sempre il mio cammino e la mia vita. Qui era tutto triste e buio fino a un istante fa…ora è arrivata la luce! Abbracciami forte … questa volta sono stato veramente male ed ho avuto paura».
Lei lo aveva abbracciato teneramente affascinata dalle sue parole e dalla forza di quell’abbraccio.
Ancora una volta il momento le era sembrato magico e l’amore l’aveva piacevolmente sorpresa lasciandole una sensazione bellissima.
Poi lui le aveva raccontato che gli avevano fatto un sacco di analisi e varie indagini per capire quel malore improvviso, anche se, detto tra loro, si sapeva che le continue notti brave erano la causa di tutto, perché seppur trentenne, non era di ferro.
Comunque, come al solito lui conosceva già tutti lì dentro, soprattutto tutte le infermiere che lo assecondavano, ma ridendo gli dicevano anche che era ora che mettesse la testa a posto e che seguisse dei ritmi più lenti, corretti e sani se voleva star lontano dagli ospedali. E soprattutto doveva dormire di notte.
CAP. 21 – IN TANDEM A VIAREGGIO
Era sabato ed era stato dimesso dall’ospedale con tanti buoni propositi fatti da lui di fronte al mare leggermente in burrasca.
Guardando le onde accavallarsi le une alle altre, era come vedere lui e tutta la sua passione, ma anche l’infrangersi continuo contro gli scogli di ogni promessa che più che al mare sembrava fatta al vento.
Simpatico e pieno di parole con un po’ di solita pazzia, lui la rendeva felice e significava che stava bene ed era lì tutto per lei.
Forse l’amore era anche questo, la sua presenza protettiva e lo starsene senza pensieri nella dolcezza della natura.
Avevano bisogno entrambi di un giorno tutto per sé.
All’improvviso lui l’aveva trascinata a un noleggio bici e senza dirle nulla aveva noleggiato un tandem.
No, lei non voleva, aveva paura a salire su quel mezzo di locomozione strano, lungo come un treno e pesante.
«Ma no» diceva lui «ti guido io, tu puoi lasciarti andare e senza stancarti arriviamo a Viareggio».
«A Viareggio? Ma sei impazzito? Sono un sacco di chilometri … non credo di farcela!» aveva risposto lei.
Ormai era fatta e non restava che salire.
Lei era esperta di bici perché in pianura è il mezzo principale per muoversi, ma sul tandem si sentiva insicura, barcollante e soprattutto essendo dietro non lo poteva guidare come voleva. Questo divertiva tantissimo lui che curvava senza avvisarla provocando le grida di lei.
«Aiuto! Voglio scendere! Ho paura!» gridava lei.
«Dai rilassati che è meraviglioso pedalare insieme! Senti che brezza e che velocità! Arriveremo prestissimo!»”
Alla fine, però, dopo un po’ di strada, si era creata sintonia e coordinazione e i due sfrecciavano leggeri e armoniosi a gran velocità verso la meta viareggina.
A ogni semaforo rallentavano per non fermarsi completamente perché poi la ripresa sarebbe stata difficile e lui le diceva:
«Ti piace? È molto romantico questo tandem. Quasi quasi lo compro e così sarà per sempre nostro!»
Le persone li guardavano tra il divertito e lo stupito.
Lui sorrideva e salutava tutti come li conoscesse da sempre.
«Ma perché saluti tutti? Devi sempre metterti in mostra tu?»
«Saluto perché sono felice e mi sembra di amare tutto il mondo! In bici vo’ come una freccia e senza fatica» rispondeva divertito. «E poi guarda, siamo già all’ingresso di Viareggio».
In effetti dopo Forte, Marina di Pietrasanta e Lido di Camaiore, in un paio d’ore tutto il viale liberty, la passeggiata e il mare erano loro, di quel salotto del mondo che era Viareggio, come fossero quei famosi e ricchi personaggi del cinema o della canzone che frequentavano quella zona d’estate.
Anche lei era molto divertita, le sembrava davvero di volare e di essere la protagonista di un film.
La corsa era poi finita sul molo, lei era scesa piano piano e lui le aveva dato tanti baci in pubblico perché era stata bravissima nel seguire le sue mosse ciclistiche.
Raggiungere quella mèta era stato come vincere una gara, era orgogliosa di se stessa.
Il paesaggio bellissimo in bicicletta era passato con la giusta velocità (non lento come a piedi) ed era stato come immergersi più profondamente nella realtà.
Aveva goduto del vento, del sole non troppo forte e dello sfogo del pedalare seppur difficile per restare in equilibrio.
Il tandem dava proprio il senso della vita e della difficoltà di doversi sempre muovere per non cadere.
La sorpresa finale era una barca da pesca dove friggevano pesce appena pescato e il cui proprietario era un amico di lui.
Attraccato al canale vicino al molo, questo peschereccio di legno era intriso di mare, di salsedine e profumava di pesce pescato.
«O Vanni! O che tu fai con questa carretta del mare? Ci vai a pesca o affondi?» gridava lui.
«O Bischero, vien su se hai coraggio!» e ridendo Vanni li aveva invitati a salire.
Saltando il parapetto e aggrappandosi ad una cima erano saltati sul battello e si erano abbracciati.
«Fannullone aiutami a preparare il pranzo! Ci sta del pesce meraviglioso da infarinare e buttar giù nell’olio!»
«Agli ordini capitano! Comandi!».
Poco dopo si erano seduti ad un tavolino e tra battute e bevute avevano mangiato semplicemente e allegramente.
Che giornata, che gioia, che bellezza, che buon pesce e che amicizia! Quel pescatore era per lui come un padre.
Il mondo di quel pescatore era un mondo bello e sincero fatto di serietà e dedizione al proprio lavoro, di pensieri semplici ma veritieri, di gesti ripetitivi che insegnavano ad affrontare il mondo.
Un barcone che oscillava in mare, ma era stabile, offriva sicurezza e riparo come una casa in terraferma, dove si lavorava instancabilmente, ma ci si divertiva anche tanto, liberi da spazi da pulire e da tempi da inseguire per forza.
CAP. 22 – UN GELATO A MASSA
Lui le aveva chiesto:
«Esci con me nel pomeriggio, io sono libero dal mio turno?»
«Ma ci eravamo detti che non dovevamo più farlo!» aveva risposto lei irrigidita da quella richiesta.
Avevano appena deciso di lasciarsi così, dopo aver passato una splendida giornata insieme a Viareggio.
Dovevano staccarsi, era giusto rompere di colpo, anche se il loro cuore batteva fortissimo quando si vedevano e c’era tra loro non solo amicizia ma tanta complicità e passione.
Ognuno però aveva i propri personali problemi e purtroppo quell’amore da pazzerelli anche se dava tanto colore alla vita, procurava a lei quel leggero fastidio nell’animo come quando qualcosa non è ben fatto.
Non era serena, anzi piuttosto perplessa lo guardava non riuscendo a capire tutto quel buon umore di lui, come non si fossero detti nulla il giorno prima.
Visto che lei s’intristiva, lui l’aveva presa per mano dicendole:
«Ti offro un buon gelato panna e cioccolato! Dai sali in vespa con me! Ti porto in un posto da incanto! E poi sono ancora in grado di mangiare insieme a te un gelato senza fare troppi danni! Va bene amore mio?»
Ma come ‘amore mio’? Era proprio pazzo! Per lui era tutto un gioco, il gioco dell’estate al mare che non era ancora finita.
Intanto che lei pensava, lui l’aveva già fatta salire sulla vespa diretto prima sulla litoranea e poi verso l’interno fino ad arrivare a Massa. Lei non era mai stata in questa città nonostante fosse vicinissima a Cinquale e appena attraversata la Porta del Salvatore, si era trovata immersa in un luogo carico di arte e bellezza. Lui aveva parcheggiato la vespa ai piedi del Duomo che alla fine di una gradinata di marmo bianco brillava nel sole acceso di quel pomeriggio caldissimo d’agosto.
Poi a piedi l’aveva trascinata in gelateria, ordinato il gelato ed erano andati a mangiarselo in Piazza degli aranci! Doppi filari di aranci circondavano la piazza e in mezzo una fresca fontana con grandi leoni di marmo rendeva tutto quanto come in una favola.
Di fronte ad un qualcosa di così stupendo e fantastico, come non riacquistare subito un buon rapporto con lui e col mondo intero?
Che faccia tosta! Che allegria travolgente però! Una meraviglia davvero grandissima, dove poeti come Leopardi e Carducci passeggiavano proprio qui come stava facendo lei.
Con lui si divertiva sempre e poi, forte il richiamo dell’arte, erano saliti fino al Castello Malaspina per ammirare il panorama della città e aspettare il tramonto guardando in lontananza il mare.
CAP. 23 – UN AEREO PER LEI
Negli anni ’70 la pubblicità estiva in Versilia si faceva con striscioni attaccati a piccoli aerei che alzandosi in volo passavano sulle spiagge e tenevano tutti i vacanzieri con gli occhi rivolti verso il cielo.
Nel piccolo aeroporto alle spalle di Cinquale, si staccavano da terra aerei che sembravano giocattoli telecomandati, ma che facevano tanto sognare di avvicinarsi al cielo e seguire rotte di libertà.
Lei si trovava sulla spiaggia sdraiata su una stuoia sotto l’ombrellone per trascorrere la sua domenica libera dal lavoro. Faceva piuttosto caldo seppure fosse mattina e sperava che il mare le regalasse un filo di brezza.
Con la mano prendeva un pugno di sabbia caldissima e la faceva scendere piano piano, leggera, per farne un mucchietto pensando a quanti granelli ci potessero essere su tutto quel litorale e in tutte le spiagge del mondo.
Sabbia, profumo del mare, brezza, rumore delle onde le davano felicità, anche se questo lento scendere della sabbia dalle sue dita era come veder sfuggire qualcosa.
Ma in quel momento le bastava essere serena senza pensare a nulla.
All’improvviso però, rumore d’aereo e musica assordante la fecero sobbalzare e rialzare per guardare verso il cielo.
Stava passando il solito aereo con uno striscione pubblicitario strano dove c’era scritto:
«Ti amo» e il nome di lei a cui seguiva il nome di lui.
Pietrificata non poteva credere ai suoi occhi! Forse erano una coincidenza quei nomi! Intanto anche le amiche e chi la conosceva guardava in su, ridendo di quella trovata fantastica e applaudivano divertiti.
No, non era possibile, ma lui dagli scogli le faceva capire che era proprio stato lui a fare quella pazzia per lei.
Come un bambino esprimeva tutta la sua felicità e mentre l’aereo ritornava col suo messaggio d’amore in modo che lei lo rivedesse, lui le lanciava baci con la mano.
Come non sorridere ed essere meravigliosamente stupita da questo gesto folle ma unico?
Grandi gesti e follie questo era lui.
CAP. 24 – “FRATELLO SOLE E SORELLA LUNA” AL CINEMA
Mentre una leggera brezza marina le riportava alla mente tanti bei sogni, lei sentiva col suo corpo l’urgenza di un amore fisico, di un abbraccio stretto tra corpi che le mettesse i brividi.
L’aveva già provato con lui e avrebbe voluto riprovare quella sensazione mille volte.
Intanto proprio lui stava arrivando con passo veloce, sul marciapiedi del lungomare e appena lo aveva visto, non si era sentita più sola.
Che fortuna lui che le veniva incontro! Tutto le sembrava bello ed elettrizzante.
Con il suo abbraccio poi, si sentiva amata e da quelle braccia non si sarebbe più staccata.
Ora, liberi da tutti, ci si andava a divertire.
Lei era tranquilla e a suo agio aspettando che lui sparasse qualche trovata complice, come solo lui sapeva fare.
Prendendosi per mano si erano diretti verso Forte dei Marmi e con soddisfazione lui le aveva detto che… l’avrebbe portata al cinema.
Tutto si sarebbe aspettata, non di andare al cinema di pomeriggio come due ragazzini delle medie e pure facendo l’autostop.
Era appena uscito nelle sale cinematografiche il film “Fratello sole, Sorella luna” di Zeffirelli. Magnifico!
Sprofondati in comode poltroncine, mano nella mano, sistemati in posti centrali si erano immersi immediatamente nel fantastico paesaggio del film.
Tra verdi declivi appenninici, il monte Vettore, i prati di Colfiorito e la chiesetta di San Damiano, la storia di San Francesco e Santa Chiara sprigionava tutta la sua spiritualità, coinvolgendoli in quella storia bellissima piena di amore, povertà e libertà. Francesco un ragazzo che inseguiva un sogno, un sogno di povertà da realizzare contro la famiglia, il suo paese e contro il mondo intero pur di fare ciò in cui credeva. Solo contro tutti e molto determinato. Meglio di così poteva essere solo nei sogni.
«Bello, ricco, potente e lascia tutto… com’è possibile? Da non credere!» diceva lui.
«È innamorato della vita, della natura e delle persone! Nel bene e nel male! Sempre ottimista, sereno, fiducioso nel futuro. Pensa che incredibile decisione ha preso … noi non siamo capaci di cose così forti, non siamo e non valiamo nulla in confronto a lui!» rispondeva lei.
Veri momenti poetici in cui Francesco credeva e predicava la pace fra gli uomini, l’amarsi gli uni con gli altri, aiutarsi sempre e gioire per le piccole cose.
Un vero hippy contestatore come si diceva a quei tempi in cui i giovani mettevano in discussione tutti i valori finora onorati.
Tutto quanto la coinvolgeva: il film e, non da meno il suo cuore quasi possessivo nei confronti di lui e il suo corpo vicino che le faceva girare la testa.
L’atmosfera la trascinava lontana tra sole e luna, Francesco e Chiara anime bellissime, amore platonico, ma avere lui così vicino ……
Lei si guardava dentro e vedeva un sentimento di fuoco verso quel ragazzo che le aveva messo un braccio intorno alle spalle per tenerla più vicina.
«Che amore immenso» sussurrava lei nell’orecchio di lui «non è di questa terra!»
«Illuminazione divina … sa quel che vuole fare nella sua vita!» rispondeva lui aggiungendo anche «Io però starei sempre con Chiara … è innamorata cotta di Francesco, non si perde mai d’animo ed è una vera bellezza!» e stringeva a sé lei che non poneva resistenza.
«Ma dai, pensa alla loro spiritualità!» rispondeva ridendo lei.
Il fascino di lui aveva fatto molta presa su di lei che non aveva mai provato emozioni così forti.
Anche lei aveva lasciato un segno in lui e la differenza l’aveva fatta la sua sincera semplicità.
CAP. 25 – L’ESTATE CHE AVANZA
L’estate al mare era tutta un colore ed era sempre intorno a lei avanzando tra spiaggia, sole e mare.
L’estate era anche tempo da dedicare a se stessa e al riposo, agli amici, all’innamoramento, alla magia della luna.
Calde giornate trascorse nell’ozio sdraiata sulla sabbia e nel godimento di un bagno rigeneratore.
Sole che riscaldava e abbagliava. Sempre più gente in costume da bagno che si stendeva su una sdraio in cerca di pace e silenzio, ma per poco, perché presto cercando lo sguardo del vicino di ombrellone chiacchierava del più e del meno finendo per raccontare tutta la sua vita. È più facile con chi non si conosce.
La musica ovunque con canzonette banali che entravano nelle orecchie e diventavano un tormentone giornaliero.
La polaroid sempre pronta a scattare foto ricordo.
Gli alberghi pieni di vita e di persone che andavano e venivano con grandi valigie.
Spensieratezza di gente a passeggio mentre gustava un gelato, senza preoccupazioni, non pensando a niente.
La sera e la notte piena di luci delle discoteche, dei bar, dei pontili pronti ad accogliere gente che, passeggiando, si amava e si voleva divertire, con un movimento che si faceva sempre più frenetico con l’avanzare delle ore.
Tutti a cercare compagnia e il mare poteva essere molto poetico e magico nell’esprimere sentimenti che nessuna parola umana poteva dire, ma anche inquietante e senza pietà quando si cercava un amore che non c’era.
Mare, vastità, sole, caldo, gabbiani e libertà si associavano bene nella sua mente quando pensava alle vacanze e all’esotico dei profumi della Versilia.
Mentre lei ascoltava distesa nel suo letto i rumori della notte, dalla finestra aperta vedeva una stella nel cielo che brillava lassù, sembrava giovane e viva nel suo bianco alone che dava freschezza e fiducia al mistero della vita. Silenziosamente lontana e fissa riusciva a colmare il vuoto della sua anima sola, senza innamorato.
Chissà se la stava pensando anche lui?
CAP. 26 – NOTTE DI SAN LORENZO IN VERSILIA
Cosa chiedere alle stelle cadenti nella notte di San Lorenzo? Sarebbe rimasta con lui a bagnarsi di rugiada fino a mattina? Lei era una romantica con l’anima piena di fantasie e amori immaginari. Chissà se avrebbe visto una stella cadente?
Intanto aspettava la brezza del mare, il luccichio delle stelle e lui per ricordare quella notte per sempre.
Sarebbero state tante carezze e tanti baci in una notte dove si esprimono i desideri mentre si ammira il cielo da secoli e secoli come vuole la tradizione, tutti affascinati dalle stelle?
Intorno, un gran movimento di gente sulla spiaggia e per le strade perché erano tante le feste e gli eventi della Versilia per celebrare il dieci d’agosto.
Già i bar facevano suonare il jukebox o piccole orchestre montavano palchi e preparavano i loro strumenti, mentre si miscelavano cocktail e spuntini per trascorrere la nottata.
Anche i vari pontili erano illuminati e si sperava che a notte fonda si spegnesse tutta quell’illuminazione per vedere le stelle.
Era una serata bella e nitida, le stelle brillavano e sollevare lo sguardo per cercarne una che sfrecciasse nel buio per precipitare nel mare, la eccitava e commuoveva nello stesso tempo. Se avesse visto davvero una stella cadente, come sarebbe stato il suo domani?
Intanto aspettava che lui conoscesse un posto un po’ più appartato che non la spiaggia, per godersi lo spettacolo in tranquillità.
In un bagno lì vicino avevano addirittura piazzato un telescopio e intorno c’era già un gruppetto di persone curiose.
In un altro bagno stavano tagliando montagne di rossi e freschi cocomeri per far festa.
Lei pigra e sognante era già sotto l’effetto magico che procura la notte e l’amore.
Ma le parole d’amore se le era solo sognate, lui non era arrivato e dolce non era stato per niente.
La loro era una storia libera, è vero, ma lei s’illudeva sempre e ci restava male per questo amore vissuto come una nuvola passeggera.
Poteva solo dormirci sopra sperando che d’ora in poi fosse la sua mente a comandare e non più il suo cuore.
CAP. 27 – AL MANEGGIO
Era un tranquillo pomeriggio non lavorativo e lei con le amiche aveva deciso di trascorrerlo al maneggio che si trovava alle spalle di Cinquale tra pineta e montagna.
Era da un po’ di tempo che volevano fare quell’esperienza ed era arrivato il momento giusto prima di tornare a casa.
Belli i cavalli! Erano senso di libertà e ‘poesia in movimento’ così diceva la scritta all’entrata.
Mettersi in contatto diretto con loro era magnifico, ma anche tanto difficile non avendolo mai provato.
Subito i gestori del maneggio avevano capito che le tre amiche erano alla loro prima esperienza e cominciarono col farle avvicinare a cavalli piccoli e docili che non avevano nulla a che vedere con quei destrieri di straordinaria bellezza su cui salire in sella e volare in libertà lungo il bagnasciuga.
Zuccherino in mano e carezze sul muso e lungo la criniera erano stati il preambolo per conoscersi.
Poi erano salite in sella e le gambe sentivano i muscoli del cavallo durissimi sotto la pelle liscia come raso.
Il cavallo che lei aveva era una cavalla bionda, molto dolce e con infinita pazienza. Questo lo si capiva dal suo andamento lento e costante, senza mai un nitrito: era meraviglioso cavalcarla!
Lei era troppo felice mentre girava in tondo nel recinto cercando di ascoltare i primi consigli per rimanere in sella.
Le sembrava di essere più bella, più disinvolta, più forte, più nobile e gentile sopra quella cavalla.
Una sensazione bellissima. Quell’animale in un’ora l’aveva trasformata in qualcosa che non era mai stata, in qualcosa di meglio di prima, tanto che non avrebbe più voluto scendere e non aveva più nemmeno paura.
Le amiche invece si erano stancate presto e per loro l’esperienza a cavallo poteva finire lì.
Ma lei aveva trovato una grande intesa e si era già affezionata a quel cavallo.
L’aveva capito anche il suo istruttore vedendola così in armonia con la schiena dell’animale, a tempo con le sue zampe e capace di seguire le sue mosse senza imporsi.
Lei si concedeva al cavallo e il cavallo si prestava a lei.
Così l‘aveva invitata a fare un giretto nella pineta e lei presa dall’entusiasmo del momento aveva subito acconsentito. Quindi anche l’istruttore era salito a cavallo insieme a lei e al passo si erano mossi tra i pini marittimi per questa piccola sua prima avventura equestre.
Le insegnava come tenere le redini e le spiegava come il contatto col cavallo è qualcosa di unico ed è il cavallo stesso a prendersi cura del fantino essendo un animale molto intelligente e volenteroso.
Poi le aveva lasciato prendere le redini e visto che lei le aveva allentate, il cavallo aveva cominciato a prendere un po’ di velocità e lei ad avere paura.
L’istruttore ridendo aveva fermato subito la cavalla e anche il cuore in subbuglio di lei che tranquillizzata ritornava ad assaporare la bellezza di quella passeggiata tra la natura, dall’alto di un cavallo.
All’arrivo con grande sorpresa c’era lui che l’aspettava e lei felicissima non vedeva l’ora di farsi vedere e raccontargli la sua stupenda avventura.
Lui era serio e quasi arrabbiato. L’aveva presa per mano e allontanata dal maneggio facendo il geloso perché era salita a cavallo con quell’istruttore che avrebbe saputo dopo, non faceva per niente parte delle sue amicizie.
Proprio lui geloso che aveva sempre mille donne?
Lei, se mai, poteva esserlo a ragion veduta nei suoi confronti, ma lui proprio no.
Lui non avrebbe certo sofferto a causa sua, lei era fedele, era veramente andata al maneggio per provare a cavalcare e non certo per ingannarlo andando a cavallo con l’istruttore.
Come al solito comportamenti eccessivi di lui, incomprensibili per lei… era ora di chiudere quella storia assurda.
CAP. 28 – SEDICI ANNI
Lei a volte si sentiva piena di energia, coraggiosa e passionale. Un cuore pieno di emozioni che nessuno poteva raffreddare.
Libera di fare grandi cose con la sua vita senza pensare alla fatica di dover sempre far contenti gli altri.
Anche quel flirt estivo, tutto sommato l’aveva resa più grande e matura, capace di vivere e di scegliere.
Altre volte invece quell’energia spariva e si sentiva pigra e svuotata, senza nessuno cui stringere la mano, cui aggrapparsi per sentirsi amata.
I suoi stati d’animo si alternavano molto facilmente e non faceva in tempo a essere felice, che già ripiombava nella malinconia.
Lei ce la metteva tutta per far credere di essere felice e non dare a vedere questi cambi d’umore, ma si leggeva in faccia ciò che le passava per la mente.
Era fastidioso questo suo carattere, ma cosa ci poteva fare? Forse era anche colpa dell’età, ma contro i suoi sedici anni ci doveva lottare ancora per un po’ perché diventassero maggiore età.
Scriveva poesie che la liberavano dalle angosce, traeva ispirazione e benessere dall’acqua del mare, rideva spensierata con le amiche, riusciva a farsi rovinare delle serate magiche, ma era anche stata capace di farsi amare da un bellissimo ragazzo.
Anzi, l’amore cominciava a diventare un pensiero fisso.
Di fantasie e idee ne aveva tante, il difficile era avanzare nella realtà.
CAP. 29 – GARA DI VELA A VIAREGGIO
In tutta la Versilia, la gara di vele di Viareggio era molto attesa e se possibile si cercava di trovare un buon posto sulle rive del mare o al porto per vedere i numerosissimi equipaggi partecipanti e le loro splendide imbarcazioni.
C’erano alcuni campioni del momento nella famosa classe star, ma anche normalissimi amatori iscritti alla Società Velica Viareggina e al Club Nautico Versilia.
Lei era riuscita ad andare all’evento con le amiche ed era un bel pomeriggio col vento che soffiava leggero.
Sapeva che lui ci sarebbe stato a gareggiare e che tra gli amatori era uno tra i favoriti.
Tutte quelle vele tingevano di bianco il mare sotto di loro e solo all’orizzonte quello stesso mare si ritrovava del suo blu abituale.
Voci ovunque per Viareggio riempivano l’atmosfera di gioia ma anche di tensione soprattutto là dove c’era la tifoseria più serrata.
Vento, correnti, abilità, fortuna facevano sfrecciare le barche verso il mare aperto, velocissime, come libere da ogni catena. Ma dalla riva si vedevano tutte in gruppo, unite, tanto che ci si chiedeva come facessero a non urtarsi tra loro in quel gioco di sorpassi e di rischi.
Nell’insieme però era un colpo d’occhio bellissimo.
Chissà dov’era lui. Impossibile trovarlo in quella confusione, anche se lei ci sperava.
Si era detta che non lo avrebbe voluto più vedere, ma poi il suo pensiero correva ai momenti migliori, al loro star bene insieme e le era molto difficile dimenticarlo.
E si trovava ad essere in ansia pensando alla difficoltà di quelle regate e sapendolo deciso a tutto pur di ottenere un risultato.
Cercava di scrutare l’orizzonte per vedere il numero scritto in grande sulla vela, ma niente, era troppo lontana.
Aveva cercato anche di farsi largo tra la folla, ma era troppo faticoso, sembrava un muro e dopo vari tentativi aveva dovuto rinunciare.
Intanto le ore passavano ed era già tardo pomeriggio.
Lui era già in porto? Aveva portato a casa quel risultato che tanto sperava? Quella coppa per il suo club? Aveva sfogato quel bisogno di mare che aveva nell’anima?
E lei sognava di veder brillare i suoi occhi chiarissimi di felicità per una qualche vittoria, mentre era costretta ad allontanarsi perché era già sera e doveva tornare.
CAP. 30 – UN MAZZO DI ROSE
Quel pomeriggio d’agosto rientrando da una passeggiata a mare, aveva trovato un mazzo di rose senza alcun biglietto.
Con tanta curiosità aveva cercato di capire se fossero davvero per lei o fosse uno sbaglio.
Magari era il compleanno di qualche ragazza che lavorava con lei, ma mentre cercava spiegazioni, la Direttrice l’aveva chiamata che si presentasse in direzione subito.
Un poco contrariata, non capendo il motivo di questa convocazione, era andata immediatamente dalla Direttrice che aveva sulla scrivania un mazzo di rose uguale a quello che aveva trovato lei in camera sua e che aveva iniziato il suo discorso con strane parole.
«Nulla da ridire sul tuo lavoro e sul come lo porti a termine, tutti ti vogliono bene e cooperi con tutti quanti nel migliore dei modi. Fuori da qui non dovrei interessarmi delle tue amicizie, ma sei minorenne e mi sento un tantino responsabile verso i tuoi genitori e anche verso di te cui sono molto affezionata. Se però, tutto d’un tratto arriva qui un ragazzo grande e … che ragazzo» dicendolo le era scappato un sorriso «che mi porta fiori chiedendomi ufficialmente se può uscire con te essendo il tuo fidanzato, allora sì che mi preoccupo».
«Come?» chiedeva lei sentendosi spiazzata.
«Ma chi è venuto a chiedere una cosa simile? Io non sono fidanzata con nessuno! Forse c’è uno sbaglio di persona! Anzi sicuramente!»
«No no, era sicuro del fatto suo. Abbiamo fatto una bella chiacchierata e poi mi ha detto che è innamorato di te, che sei la donna della sua vita e che vuole sposarti».
Lei non sapeva più cosa dire, cosa fare, se ridere o piangere. Aveva la mente confusa, ma aveva capito che solo lui avrebbe potuto fare una cosa del genere per complicarle la vita ancora una volta.
«Ma che matrimonio!» aveva replicato lei «Non ci posso credere che sia venuto qui con mazzi di rose a chiedere una cosa del genere. È impazzito! Sì, mi piace questo ragazzo e siamo usciti alcune volte insieme, ma impegnarmi così non è mai stato nei miei pensieri!»
Lei si era proprio arrabbiata e anche se timida non era riuscita a tenersi tutto dentro e alla direttrice aveva raccontato di questo ragazzo.
Dopo quelle parole tra loro due donne si era creata una certa complicità.
«Ma ti rendi conto di quale cosa incredibile ti è capitata?» le stava dicendo la Direttrice «A me che ho quarant’anni non è mai accaduto che qualcuno mi chiedesse in sposa! Invece a te che ne hai sedici, un mazzo di rose e proposta di matrimonio!»
E ridendo divertita, l’aveva abbracciata e consolata.
CAP. 31 – L’ESTATE SE NE STA ANDANDO
Il tempo scivolava via velocemente e l’estate se ne stava andando.
Quante cose fatte in due mesi!
Ma quali progetti nella mente per il futuro?
Ad ognuno i suoi.
Per lei c’era il ritorno a casa e poi la scuola.
Per lui? Chissà? Non le aveva mai detto cosa avrebbe fatto nei mesi invernali.
Ancora una volta usciva il loro carattere diverso oltre al loro modo di fare e di essere.
La vita su due binari paralleli.
Lei giudiziosa e realista, lui impulsivo, iperattivo, avventato e senza apparenti progetti per il futuro.
Il suo obiettivo era vivere alla giornata.
Questa era la loro estate al mare, che da sempre è anche la stagione delle storie del cuore e dei flirt.
Guardando un’onda spumeggiante e ascoltando il suo rumore lei pensava a lui.
Lui ascoltando il soffio del vento e il caldo sole dell’estate vedeva lei e la sua luce. Pur non essendo mai stata sua, l’aveva amata più di ogni altra donna.
Effettivamente il tempo non li aveva mai visti veramente insieme, ma c’era sempre stata comunque tanta voglia di raccontarsi e di amarsi grazie alla forza di certi forti sentimenti che nascono per caso.
Sogno, desiderio, fantasia, sentimenti, amicizia, creatività, passione, esperienza di vita, voglia di liberarsi da giudizi e pregiudizi e anche consapevolezza della realtà.
Una bella estate. Nessun rimpianto.
CAP. 32 – NON DIMENTICARTI DI ME
Lei era già in stazione con le sue valige, pronta a partire.
Era arrivato il 31 agosto. Il suo lavoro in Versilia era finito ed era ora di tornare a casa.
Quella sera stessa aveva comprato il biglietto del treno, finalmente rivedeva la sua famiglia.
Non si aspettava che lui andasse a salutarla, ma i suoi occhi guardavano ugualmente tutt’intorno per cercarlo.
E lui c’era e, arrivando di corsa sul binario, l’aveva presa tra le braccia e sollevata in aria. Già, non poteva essere un semplice saluto, conoscendolo!
Lei si aspettava gesti teneri e frasi affettuose, certo anche una sorpresa con la sua fantasia e abilità imprevedibili, ma non quella platealità da film!
Se lui voleva baci e abbracci in pubblico si era sbagliato, non era proprio da lei questo atteggiamento, non era capace di manifestare quel che aveva in cuore così sfacciatamente.
Timida e riservata com’era, le era difficile lasciarsi andare a quel gesto d’amore così eccessivo.
E così si era subito liberata da quella stretta ed era risultata la solita sfuggente e scontrosa.
Lui l’aveva guardata tra il pensieroso e lo stranito, chiedendosi forse perché non contraccambiasse baci e abbracci, ma come sempre passava oltre.
Oltre la sensibilità di lei, oltre il cercare di capire i suoi pensieri, oltre quel vivere in punta di piedi per non disturbare nessuno, oltre il non far rumore, oltre l’ascoltare e ad avere uno sguardo per tutti, oltre i sentimenti veri.
Non riusciva a sintonizzarsi con lei.
Era tutto eccitato per qualcos’altro, come se lei fosse appena arrivata e non in partenza.
Con tutta la sua foga doveva dirle immediatamente:
«Ho preso una grande decisione e sei la prima a saperlo! Vado in California! Non è uno scherzo, sono deciso e ho già i contatti e un contratto di lavoro. Vieni con me?»
Ma lei senza rispondere era subito salita sul treno in partenza, era quasi fuggita da lui che nel frattempo le gridava:
«Scrivimi! Non dimenticarti di me! Io non mi dimenticherò mai di te. Se vuoi posso venirti a trovare!»
CAP. 33 – PARTENZA
Salita in fretta su quel treno, dopo un abbraccio comunque pieno di emozione che non avrebbe più dimenticato, lei poteva finalmente scrivere d’amore e passione di un’estate indimenticabile.
Nulla d’inventato e misterioso, aveva conosciuto una persona vera che l’aveva amata e che aveva toccato le corde del suo cuore.
Lei era in cerca d’amore e in quell’estate l’aveva trovato nella pazzia e nel sorriso di un ragazzo che l’aveva fatta volare, star male, fantasticare, vivere la vita ed emozionarsi.
Giorni belli da portare con sé nell’inverno padano. Divertimento, risa e scherzi, balli all’aperto, serate intriganti e amore passionale da tenere segreto nella sua mente.
Non era possibile rivelarlo a nessuno perché non voleva che perdesse forza e colore, ma desiderava restasse per sempre un suo personale dolce ricordo.
Era stata benissimo da sola con lui e sicuramente avrebbe ricordato con gioia quei magnifici momenti che però non si erano tradotti in realtà.
Le veniva da sorridere pensando che la voleva sposare, una parola immensa per la sua età che non aveva ancora messo in conto nella sua vita.
Lui era sempre stato molto tollerante con lei così giovane e ingenua, anche geloso, spesso incapace di restare concretamente nel presente e bravo a eludere qualsiasi discorso con cui fare chiarezza.
Un amore strano tra loro da cui si allontanava senza troppi drammi, con un po’ di tristezza ma senza pianto.
Un amore carico di forza ed energia istintiva che per due mesi aveva dato un senso alla sua vita.
Un amore che si poteva esprimere in poche parole e in tre secondi, ma su cui lei poteva scrivere pagine e pagine o immaginarci sopra viaggi senza fine.
Un amore come un cielo carico di nuvole e di vento che si vorrebbe trattenere, ma passa e se ne va.
STELLA DI MARE di Anna Maria Costa (parte seconda)
genere: ROMANCE