44° Latitudine nord 14° Longitudine est

PREFAZIONE

‹‹C’era una volta …››
‹‹Once upon a time …››
Le favole, in ogni parte del mondo, normalmente iniziano così.
Il libro racconta, per l’appunto, una favola. Per la qual cosa si sarebbe dovuto proprio iniziare con il classico
‹‹C’era una volta …››
Il libro, però, racconta una favola moderna. Si è optato, allora, per un incipit per il lettore più immedesimante nel susseguirsi delle situazioni.
La storia, scritta per i ragazzi dai sei ai novantanove anni e oltre, è quella dell’albero della vita nato e cresciuto su di un piccolo pianeta, orbitante intorno ad una stella non tanto grande, ai margini di una normale galassia nell’universo delle galassie.
L’albero si era sviluppato utilizzando sei elementi: il carbonio, l’idrogeno, l’azoto, l’ossigeno, il fosforo e lo zolfo. In oltre quattro miliardi d’anni, esso aveva prodotto innumerevoli rami che si erano diversificati, erano entrati in competizione, alcuni si erano evoluti e altri si erano estinti. Poi, negli ultimi duecentomila anni, una fra le specie di quei rami, chiamata “Specie Homo”, aveva preso il sopravvento, aveva occupato l’intero pianeta, n’aveva veramente combinate di tutti i colori, fino a che …
Quel che successe ce lo racconta un personaggio testimone degli eventi finali, secondo la sua libera interpretazione.
Per sapere, perciò, come andò a finire bisogna proprio leggere fino in fondo tutto il libro.
Diciamo subito che, proprio come in ogni favola, anche qui i personaggi vivono una serie di vicende strane, situazioni complicate, eventi difficoltosi e accidentati; alla fine, però, tutto si aggiusta e si conclude con un:
‹‹… e vissero felici e contenti.››
Sarà così? Nessuno può dirlo con certezza. Esiste nondimeno una concreta possibilità. Diversamente sarebbe proprio un gran brutto affare.
Si dice che scrivere racconti sia un po’ raccontarsi. Chi può negare che Carlo Lorenzini detto Collodi, quando ha creato il personaggio della “Fatina” non abbia, magari per un attimo inconsapevole, pensato al volto di un’amica, una conoscente, oppure ad un familiare?
Cosi è per questo racconto.
I personaggi sono realmente esistiti. Le vicende e le situazioni passate sono realmente accadute e sono state vissute. Le vicende future hanno concrete possibilità di succedere.
Nessuno, tuttavia, può riconoscersi in alcuna persona qui descritta poiché tutto è ricostruito con la pura fantasia.
Nel racconto ci sono pure dei sotto racconti, vale a dire delle favole nella favola; per questi iniziare con ‹‹C’era una volta …›› è stato obbligatorio.
Guido Fariello
Prologo
Era la mattina di un giorno di quattro milioni d’anni fa, nei pressi del Monte Sadiman nella Tanzania settentrionale.
Tre individui, appartenenti alla “Specie Homo”, due adulti e un ragazzo, camminavano svelti verso la pianura. Incedevano in posizione eretta sicuri sulle loro gambe lunghe e robuste. Fuggivano da quella radura ai piedi della montagna, dove avevano scoperto una zona ricca di alberi dai frutti prelibati.
Un cono di fuoco era sorto, improvvisamente, in prossimità della vetta. Scaraventava in aria, per chilometri, fumo nero e denso, e vapori, tra boati assordanti, schiocchi improvvisi, brontolii continui. Mentre, dalle pendici fiumi incandescenti dilagavano in più direzioni.
La terra che calpestavano era coperta da uno strato di cenere grigia, bollente, dove le loro impronte sprofondavano per molti centimetri.
Dietro di loro, altri componenti il gruppo avanzavano più lenti, alcuni prendendo altre direzioni.
Uno degli adulti procedeva avanti; l’altro, forse una femmina, metteva i suoi piedi esattamente nelle impronte lasciate dal compagno. Il ragazzo, invece, marciava di fianco, ogni tanto si staccava dal cammino, andava in direzione degli altri, per poi rientrare a fianco dell’adulto che faceva strada.
Questi, improvvisamente, si girò in direzione opposta. Un’orda di cavalli spaventati al galoppo stava per incrociare il loro percorso. Emise una specie d’urlo rivolto agli altri, per incitarli ad accelerare la marcia.
Il terzo secolo del terzo millennio stava per cedere il passo al successivo.
Le impronte lasciate da quelle creature, formatesi quel giorno di quattro milioni d’anni prima e solidificatesi nel tufo creato dall’enorme calore, erano ancora là a testimoniare l’evento.
Nei quattro milioni d’anni, che erano trascorsi dal cataclisma, gli appartenenti alla “Specie Homo” avevano reso il loro corpo più agile e snello, avevano triplicato il peso del cervello e si erano, soprattutto, dotati della “mente”.
La “mente” permetteva loro di estraniarsi dal mondo reale e sensoriale per proiettarsi in una visione diversa. Avevano, così, acquistato la capacità di pensare, di immaginare, di avere una vita interiore. Era la capacità di interrogarsi sulla vita: da dove essa veniva, com’era nata, sul perché era nata. Era la capacità della coscienza del proprio essere, della curiosità di voler capire ogni cosa, di rispondere a domande non necessariamente legate a bisogni materiali e di sopravvivenza.
Per mezzo della “mente”, gli “Uomini”, nelle ultime centinaia d’anni del lungo tempo, avevano scoperto i segreti dell’universo, della materia e della vita. Da molto prima avevano creato culture e prodotto arte.
C’era stato un violento temporale estivo iniziato a metà del giorno. Il vento era cessato repentinamente. Il sole era svanito ed era subentrata un’oscurità plumbea. Poi, istantaneamente, un turbine violento, vasto, uniforme, aveva investito ogni cosa tra lampi, e fulmini, e schianti di tuoni assordanti. Il mare intorno si era trasformato in un complesso di onde incrociate, in un ribollio di spuma che la luce spettrale, a tratti, trasformava in brandelli di merletti sfilacciati che, poi, erano annullati e polverizzati in vortici violenti.
La natura scatenata non poteva, ciò nondimeno, interessare e interrompere i lavori e i programmi delle centinaia di scienziati, tecnici e politici, riuniti ne “L’Isola” per “Il Progetto”.
“L’Isola”, costruita nella seconda metà del ventitreesimo secolo a 44° di latitudine nord e 14° di longitudine est, era protetta da un campo di forza.
Era come fosse racchiusa nella pellicola di una smisurata bolla di sapone vagante tra le onde del mare agitato, lungo la cui superficie apparivano e sparivano dei riflessi di luce tenui e sfumati, cangianti dall’azzurro, al verde, al viola.
Nella bruma generata dalla schiuma bianca delle onde, dispersa nell’aria diventata umida e pesante, appariva abbondantemente illuminata, con un aspetto surreale …

CONTINUA

44° Latitudine nord 14° longitudine est è un romanzo di Guido Fariello