Cronomoto

Guardò la sveglia sul comodino. Indicava le 5,45.
«Speriamo che sia la stessa ora che fanno anche gli altri orologi» pensò.
Era una giornata importante e le certezze erano così poche in quei tempi.
Si alzò e la prima cosa che fece fu di osservarsi nello specchio, per accertare se la sua immagine fosse cambiata. Gli sembrò di essere lo stesso del giorno precedente. Le borse sotto gli occhi erano dovute al sonno arretrato.
Si mise gli occhiali con la montatura di corno e incominciò ad ispezionarsi in modo più dettagliato. Non vedeva nulla di strano e quindi la sua persona era ancora stabile.
Dal punto di vista psicologico si sentiva uno straccio, ma questa era una condizione che era diventata quasi abituale. «Spero di durare fino a stasera!» disse a se stesso.
Nonostante il parere degli scienziati e ricercatori, non era per niente sicuro che fosse possibile mettere un rimedio all’attuale sconvolgimento. Non era neppure certo della propria identità.
«Era ancora il pentarca e sarebbe riuscito a presiedere la riunione di metà mattina, presso il palazzo del governo?» si disse ancora.
In quella sede si sarebbe dovuta prendere la decisione finale che doveva diventare immediatamente operativa.
Osservò sulla parete della camera, di fronte al letto, l’imponente quadro che ritraeva un cavaliere con elmo piumato, rivestito da una corazza lucente, che configgeva una robusta lancia nell’occhio di un mostro alato. Cercò di sforzarsi a ricordare l’identità del cavaliere, ma non gli venne in mente nulla. L’animale poi era probabilmente estinto perché non rammentava di averne mai visti di simili. Sapeva che aveva un nome molto corto, ma al momento il termine non gli veniva.
Improvvisamente venne folgorato da un ricordo e si fiondò nel bagno.
Doveva prendere la pillola che rinsaldava la memoria, come avrebbe dovuto fare ogni mattina. Senza quel rimedio non c’era probabilità alcuna di portare a termini i compiti della giornata.
Vide il barattolo semivuoto delle capsule rosse e ne ingoiò due rapidamente. L’avrebbero certamente aiutato almeno fino al momento in cui fosse terminata la riunione.
Si augurò che anche gli altri autorevoli membri del comitato direttivo avessero assunto il farmaco antidestabilizzazione. Probabilmente il deterioramento sociale che era in atto da un po’ di tempo, non ricordava neppure da quanto, sarebbe avanzato molto più velocemente senza i cronostabilizzatori.
Strano, non ricordava il nome dell’animale che era molto semplice, ma ricordava quella parola lunga e difficile cronostabilizzazione.
Misteri della mente umana…

Cronomoto è un racconto di Alessandro Grignaffini

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