IL PIANETA X di Samuela Piloni

Siamo in un periodo storico molto importante e particolare, chiamato con il nome:

la nuova era.

Per alcuni questa frase si perde fra molte altre sentite o viste in tv o nei social, per altri invece, si riempie di significato per indicare un periodo nello spazio-tempo di adesso, di un nuovo passaggio importante per tutta l’umanità e il suo pianeta Gaia.

Mi trovo in un luogo che mi è ancora sconosciuto, tutto mi sembra così famigliare ma nello stesso tempo nuovo.

Respiro a fondo chiudo gli occhi e cerco di capire cosa mi sta succedendo o per meglio dire cosa mi è successo.

Ricordo di essermi addormentata nel mio letto come faccio tutte le sere, ricordo la giornata trascorsa a lavoro e poi a casa, ricordo la cena ma non il pranzo, come sempre del resto, troppa frenesia nella mia vita, perché il voler fare troppe cose aiuta gli altri ma non se stessi.

Riapro gli occhi e con meraviglia mi trovo ancora nello stesso luogo. Credevo davvero di essere nella fase “rem” del mio sogno.

Comincio a preoccuparmi e ho un po’ di paura.

Istintivamente chiamo gli “esseri di luce”, li invoco uno ad uno come una preghiera, il mio cuore ora si sta calmando e pure la mia mente. Mi sento cullare nel tepore umano e mi lascio trascinare in questa soffice nuvola e una voce impercettibile sussurra:

“Sei a casa”.

Una nuova visione appare davanti ai miei occhi… Ah ora è tutto più chiaro!

Sono in una stanza che definirei da letto, molto tecnologica e spaziale alla Star-trek. Noto subito un letto matrimoniale e mi rallegra, visto che sono single, ma la cosa sorprendente è che sono blu dalla testa ai piedi.

Cerco uno specchio in questocavolodi stanza che possa riflettere la mia immagine, ma trovo soltanto qualche superficie lucida dove si intravede il mio aspetto così “avatar” da farmi venire i brividi.

Allora, penso alla stanza da bagno, dove sarà? Tutti hanno un bagno, anche nello spazio credo! Pigio tasti alla rinfusa, si aprono finestre virtuali una sopra l’altra e scopro di essere in una città polifunzionale e vedo molte persone blu che girano a piedi o in treni veloci per vie tubolari trasparenti.

Sono agitata, la pancia ribolle e una sensazione di vertigini e nausea mi accelerano il battito cardiaco da provocarmi un lieve mancamento e una caduta sul pavimento.

Mi riprendo al suono simile ad un allarme e all’improvviso una voce fuori campo, dalla stanza dove mi trovo, mi chiede se va tutto bene. É una voce femminile, che dice il suo nome e la sua mansione.

Finalmente unavoce! Finalmente qualcuno mi cerca! Farfuglio qualcosa che nemmeno io capisco e la voce fuori campo mi domanda se ho bisogno di un’assistenza famigliare oppure medica:

Famigliarerispondo.

Di lì a poco entra nella stanza un essere che sembra un uomo, almeno lo spero, blu, con addosso una tuta aderente verde/azzurra, che emana un forte odore di erba appena bagnata dalla pioggia in una giornata d’estate, che al mio nuovo corpo piace un sacco, con un’espressione visibilmente turbata in volto. L’essere blu che ho davanti mi aiuta ad alzarmi emettendo un suono dolce che il mio nuovo cervello lo elabora in un:

“Come stai?”

Lo guardo fisso negli occhi e vorrei tanto raccontargli chi sono e chiedergli cosa ci faccio qui ma non so come dirglielo.

Poi un suono altrettanto dolce e prolungato esce dalla mia bocca, credo di aver detto qualcosa, perché lui si ritrae e mi guarda con turbamento, chiedendomi se nella caduta avessi battuto la testa, così spiegherebbe la mia momentanea amnesia; d’istinto me la tocco e facendomi un po’ male, annuisco con la testa, senza dire nulla.

L’uomo davanti a me mi accarezza il viso e mi accompagna a letto dove fa cenno di stendermi.

La sua presenza mi acquieta e quel suo costante odore di muschio mi fa sentire a casa. Dopo essersi assicurato che sto bene mi fa cenno di uscire dalla stanza, ma io non voglio rimanere sola, il mio istinto dice che questa storia andrà per le lunghe, così di colpo, lo prendo per una mano e lo attiro a me, l’inevitabile strattone avvicina i nostri corpi provocandomi una sensazione di piacevolezza che si manifesta con il cambiamento di colore del mio corpo in una tonalità più violacea. Inoltre, percepisco il mio imbarazzo, quando vedendomi così, si avvicina ancora di più sfiorandomi le labbra, e sussurrandomi che non è il momento più opportuno di avere un contatto fisico, che lo avrebbe rimandato a più tardi, quando saremmo stati soli.

Mi arrendo, mollo la presa e lo lascio uscire dalla stanza.

Mi alzo dal letto sempre più preoccupata che non sarei più tornata alla mia vera vita di tutti i giorni, al mio lavoro, alle mie amiche e alle mie sognanti avventure di lettrice!

Di lì a poco, rientra nella stanza l’uomo che credo il mio compagno, con un’altra figura dai lineamenti femminili con una tuta bianca e azzurra e con un oggetto tipo tablet in mano. Prima non ci avevo fatto caso, mentre ora distinguo dei simboli diversi nelle loro uniformi, uno è posto in alto a destra del torace nella tuta e l’altro nel braccio destro della stessa. Io invece indosso una semplice veste bianca con ornamenti in trasparenza.

Lei si avvicina e mi stende di nuovo sul letto, mi passa quel cosolungo il perimetro del corpo e quando si avvicina al mio addome attira l’attenzione dell’uomo sullo schermo ed entrambi sorridono.

Che c’è, cosa succede, me lo volete dire?” Devo averlo detto a voce alta perché entrambi alzano gli occhi fissandomi e, con un sorriso di circostanza, dicendomi che nel mio grembo sta nascendo un piccolo seme blu.

A no, adesso basta a questo gioco non ci gioco più, voglio tornare nel mio vero corpo e vivere la mia vera vita. Dai è tutto uno scherzo, mi avete drogato con qualche farmaco e mi avete fatto credere che sto vivendo tutto questo, o meglio ancora, sono stata rapita dagli extra terresti e mi avete impiantato un chip per controllarmi e fare dei test sulla mia persona!”

Ancora una volta devo aver detto tutto quello che ho pensato a voce alta, perché entrambi si sono messi a ridere e lei con un lieve suono mi dice che di quegli extra terresti di cui parlo, sono stati banditi dal pianeta Aldebaran da almeno qualche ione e che la loro legge planetaria, vieta assolutamente di fare impianti o esperimenti sugli abitanti dello stesso pianeta o su altre razze di altri pianeti.

E questo dovrebbe tranquillizzarmi?

Sempre più scossa e impaurita mi aggrappo a qualche barlume di ipotesi che mi passa per la testa. (Ora tutto si sta annebbiando e di nuovo un lieve tepore avvolge il nuovo corpo. Una luce celestiale quasi impercettibile ma ben visibile mi calma dicendomi di assaporare il momento che sto vivendo ora, perché il tutto finirà presto e potrò ritornare alla mia vita di sempre. Respiro a fondo tre volte, come insegnatomi alle lezioni di “yoga nel mio pianeta”e accetto il verdetto senza dare di matto.)

Entro nel mio personaggio e continuo a ripetere a me stessa che tutto finirà presto.

Eravamo rimasti al piccolo seme blu, il che significa che sono incinta. Cosa mai provata prima, come tutto del resto di questa situazione!

Riesco soltanto a dire grazie e che vorrei mangiare qualcosa, anche se non è vero, almeno usciamo tutti da qui e ci confondiamo con il resto della città.

Lui annuisce e lei esce prima di noi. Lui mi accarezza la pancia e si gongola del nuovo evento ed io rimango li senza sapere cosa fare.

Vedendomi con lo sguardo assente decide di prendermi i vestiti dall’armadio indicandomi il bagno, (finalmente), e mi aspetta fuori.

Raccolgo i vestiti, entro nella stanza da bagno e decidendo di fare una doccia per rinfrescarmi ed esplorare il mio nuovo corpo.

Una cosa normale c’è, ho due gambe e due braccia corredate di mani e piedi, ho un piccolo seno, un pube ancora piatto che vorrei mantenere anche nella mia vita reale e per fortuna nessuna protuberanza in basso dietro la schiena, niente coda!

Mi vedo allo specchio e, credetemi, vedervi blu fa uno strano effetto, che nel complesso è anche tutto coordinato. Ho due occhi verdi, le labbra rosa e i capelli lunghi di un bel rosso scuro.

Mi asciugo velocemente e indosso la mia tuta verde senza alcun simbolo ricamato sopra.

Finalmente usciamo, ci incamminiamo verso il corridoio principale dove si affacciano altre porte come la nostra, e che ci porta dritto ad un bivio. Alcune scritte per me sconosciute, poste nella parete difronte a noi, indicano vie, piazze e altri luoghi.

Noi prendiamo a destra, c’è una fermata del loro mezzo di trasporto, che arriva subito, quasi sapesse che siamo li.

Saliamo, tutto intorno a noi é trasparente e guardando in basso fa venire le vertigini. Scendiamo quasi subito in una piazza dove tanti altri avatar stanno “cantando” le loro melodie, cioè parlano fra loro. Altri leggono il loro tablet o passeggiano indisturbati.

Ci avviciniamo ad una struttura che da noi diremo bar,il mio compagno ordina due bevande liquide rosse, che spero siano come il nostro caffè, e ci sediamo al tavolino. Lui sembra davvero molto felice e prendendomi una mano canta la sua melodia, che mi affascina così tanto sentire. Mi dice di non preoccuparmi che le cose andranno bene come previsto e che questa sera a cena, dovremmo informare nostro figlio del nuovo evento.

“Cosa? Frena un attimo, ho un altro figlio? O scusami l’ho detto di nuovo a voce alta, vero?”

Ma che cos’hai oggi, quasi non ti riconoscerei se non sapessi chi sei!”

Ecco, appunto, se sapessi chi sono.

Continua dai? Diremo a nostro figlio che è in arrivo un fratellino o una sorellina.”

Devo andare ora Lilith, ci vediamo in sala per la cena.”

No, non puoi lasciarmi da sola, dove vado, cosa devo fare e dov’è nostro figlio?”

Davvero cominci a spaventarmi Lilith, fai le stesse cose di sempre, vai al lavoro alla nursery, nostro figlio Almeth è a scuola e ci raggiungerà nella sala grande per la cena come sempre.”

Em…scusami sarà colpa della caduta di stamane, ora vado anch’io, ciao amore.”

Shhhh…devi dire a bassa voce quella parola.”

Quale parola?”

Amore”. Un’altro mistero.

Nella mia piccola amnesia ho dimenticato il tuo nome?”

Zeerith, mi chiamo Zeerith!”

A questo punto credo di aver assorbito informazioni sufficienti per tornare a casa, quindi come, Dorothynel mago di Oz, penso intensamente a casa mia e batto i piedi tre volte, ma niente da fare sono ancora qui. Soluzione B cercare la nursery.

Incrocio con lo sguardo il robot del bar lo saluto con un cenno e gli chiedo se sa indicarmi la nursery.

All’improvviso davanti a me si apre una finestra di immagini tridimensionali dov’è evidenziato il percorso che devo fare, un pò come google map,per fortuna.

Arrivo a destinazione, entro in una grande stanza, divisa in piccoli locali abitati da neonati e da bambini un pò più grandi sempre blu. Si avvicina la stessa ragazza che era con il mio compagno questa mattina e mi chiede se sto meglio. Stampo un bel sorriso sulla faccia e le dico che sono pronta a lavorare.

Brava Lilith”, prendi il tuo camice e la tua attrezzatura e vieni con me” mi risponde melodicamente.

Poi continua a parlare dicendo che è felice del nuovo evento e che anche lei a breve sarà incinta come me. Intuisco che siamo amiche oltre a colleghe di lavoro, la ringrazio e le rispondo che non vedo l’ora, così anche lei potrà diventare madre. Quest’ultima parola infastidisce la ragazza, spiegandomi che non si può dire e che anche “l’ora” della gravidanza è già stata stabilita, come se io non lo sapessi già… Altro mistero!

Il resto della giornata scorre abbastanza veloce e per mia fortuna nella vita reale, mi occupo di bambini in un asilo nido. Anche in questa nursery si fanno le stesse cose come da noi, con la differenza che i biberon contengono liquidi colorati e i cibi sono di consistenze gelatinose.

Questo mi fa pensare ad una coincidenza.

Non sono qui alla nursery per caso?

Usciamo dal locale bebè per fare una passeggiata e vedo che la luce della giornata si sta affievolendo. Siamo in un luogo all’apparenza aperto ma alzando gli occhi al cielo noto una cupola trasparente. Chiedo alla mia collega se c’è un posto all’aria aperta dove si può stare e lei tentennando la testa mi fa cenno di no.

Ma che razza siamo?

In quale pianeta viviamo?

E perché le nascite sono già decise prima?

Finalmente riesco a leggere il nome di Feriath nel suo camice. Prendo coraggio e provo a parlare con lei per cercare di capire un po’ di più lo scopo della mia visita qui.

Feriath lo capisce al volo che ho qualcosa di strano, mi prende entrambe le mani e chiudendo gli occhi mi dice di entrare nella sua testa e di leggere I suoi pensieri.

Ormai ci sono: chiudo gli occhi e mi aggancio ai suoi pensieri, respiro a fondo e mi lascio trasportare da lei. Comincio a visualizzare nella mia mente di quando eravamo due bambine piccole nella nursery, a come siamo cresciute insieme e a come siamo diventate ottime amiche. Abbiamo scelto la stessa scuola e frequentato lo stesso gruppo di avatar per trovare il compagno giusto per noi, che a differenza sua l’ho trovato subito, mentre lei lo ha trovato da poco. Feriath mi fa vedere che il legame con il mio compagno è speciale e spera che lo sia altrettanto anche il suo.

Ora tutto è buio, apro gli occhi e capisco che abbiamo finito. L’abbraccio forte e le sussurro una melodia di ringraziamento. Torniamo dentro é l’ora di dare la cena ai nostri bimbi. Finito il turno altre due colleghe arrivano per darci il cambio e fare la notte.

“Vieni Lilith andiamo a mangiare nella sala grande gli altri ci staranno aspettando!”

Annuisco e la seguo.

Un’altra usanza strana di questo popolo è che la cena è uguale per tutti e che tutti mangiano assieme come una enorme famiglia. Qui nella grande sala le mie sensazioni sia visive che percettive stanno aumentando e sento che c’è una forte collaborazione tra gli abitanti per il mantenimento della “grande famiglia” e che tutti si vogliono bene. Non ci sono critiche né parole di sconforto, tutti lavorano per il bene, un bene oserei dire Supremo.

Raggiungiamo i nostri rispettivi compagni, ci sediamo al tavolo riservato a noi, e lì seduto vedo finalmente il mio bambino Almeth. Assomiglia a suo padre ed i suoi occhi risplendono di un verde mare davvero bellissimo. Avrà circa sei-sette anni, parla molto bene ed è molto educato. Mi saluta con un sorriso e un lieve din, mi avvicino a lui per abbracciarlo e baciarlo ma si scosta subito e va a sedersi vicino a papà.

Zeerith si alza dal tavolo e leggermente confuso mi esprime il suo disappunto in:

Lilith che fai? Lo sai che in pubblico non si possono manifestare i propri sentimenti né con i piccoli né con gli adulti!

A questo punto interviene Feriath che prende Zeerith per un braccio e lo invita a sedersi e a calmarsi perché sa che, se lui dovesse provare un sentimento di rabbia, verrebbe subito scortato in esilio e sottoposto a cura immediata.

Arriva anche il compagno di Feriath, un giovane corpo che indossa una tuta da volo, si intuisce dallo stemma che porta nel petto, che raffigura una nave spaziale con il simbolo di una federazione, immagino.

Tutti a tavola e finalmente si mangia!

A dire la verità avrei anche un po’ di fame visto che oggi non ho toccato cibo, almeno credo! Anche per noi gelatina di vari colori e di gusti diversi.

Da come parla Deerezh, il compagno di Feriath, capisco che anche mio marito lavora alla base spaziale ed è un coordinatore delle forze armate in caso di attacchi contro la nostra istituzione.

Un paio di scambi gutturali fra amici e poi tutti in piazza comune.

Poco dopo saliamo tutti e cinque alla stessa fermata del treno spaziale che ci porta dritti al nostro corridoio dove abbiamo l’alloggio.

Scesi con noi, deduco che il loro alloggio è vicino al nostro; ci scambiamo gli ultimi convenevoli e finalmente ognuno nel proprio appartamento.

Una volta entrati, il mio Zeerith tira un sospiro di sollievo, come se nulla potesse più minare la sua preoccupazione per il mio comportamento di oggi.

Ci accomodiamo tutti e tre nel divano, Almeth preme un tasto ed improvvisamente una finestra 3D si anima con una proiezione di una storia che sembra un film, a questo punto papà dice a nostro figlio che ha una bella notizia da dargli e senza tanti giri di parole, gli dice che mamma è in attesa di un nuovo seme blu.

Almeth sorride felice e compiaciuto perché da oggi lui sarà il primo seme blu, il più importante, e che avrà cura del secondo seme blu come un fratello. Io sinceramente non comprendo questi modi di esprimersi però credo che in questo mondo funzioni così. Comincio ad essere veramente stanca e dico a Zeerith che preferisco andare a letto a riposare.

In risposta decide di accompagnarmi per parlare un po’ di noi del nostro futuro visto il nuovo evento e per riprendere le effusioni che avevamo interrotto di questa mattina.

E Almeth? Chi sta con lui?”

Lilith non ti preoccupare, il video si spegne automaticamente e poi è grande abbastanza per andare a letto da solo.”

Ci prepariamo per la notte, ci accoccoliamo nel letto e lui comincia a parlare della nostra vita futura con molto entusiasmo mentre mi accarezza il corpo, ma io crollo nel sonno più profondo mentre lui ancora parla.

All’improvviso mi sveglio di nuovo, ho sonno e sono stanca come se avessi dormito solo cinque minuti. Apro bene gli occhi e nella penombra vedo una sagoma famigliare, è il mio comò che sta davanti al mio letto che sta nella mia stanza che sta nel mio appartamento che sta nella mia città che sta nel mio mondo chiamato Terra.

Prendo il cellulare controllo l’ora e il giorno, e con meraviglia mi accorgo che erano passate solo poche ore da quando ero andata a letto questa sera; i ricordi che fino a prima erano vivi nella mia mente stanno svanendo in fretta, ma non li voglio dimenticare, voglio ricordare il più possibile questa strana avventura.

Prendo carta e penna e comincio a scrivere.

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