IL MESSAGGERO RNA di Alessandro Grignaffini

C’era una volta un re…

Sì, proprio un re! Un re che regnava sul suo regno.

Un giorno gli venne comunicato che all’interno del suo reame c’era una famiglia particolarmente felice e che questa felicità si stava spandendo, a macchia d’olio, alle altre famiglie attorno.

Il re chiese ai suoi informatori quale fosse la causa di questa felicità:

«Hanno, forse, ««ricchezze esorbitanti?»

«Possiedono dimore lussuose, ori, gioielli?»

«Vivono negli agi circondati da un gran numero di servi?»

«Niente di tutto questo!» risposero al sovrano gli informatori «Vivono in una capanna miserabile e, per scaldarsi, usano il fiato degli animali della stalla!»

Il re fu preso dai dubbi.

Ben presto i dubbi si fecero sospetti.

Si ricordò di un’antica profezia e i sospetti si trasformarono in furore.

Inviò, perciò, una torma di assassini con l’ordine di uccidere, di eliminare quella felicità assurda dalla faccia della terra.

Gli assassini erano tanti. La ricompensa, che il re dava a chi ubbidiva al suo ordine, li moltiplicò.

Gli assassini andavano muniti di lunghe spade e iniziarono a uccidere. Penetravano nelle case nottetempo e sopprimevano tutti.

Fu una strage.

Gli assassini non essendo in grado di riconoscere la felicità, uccisero in modo indiscriminato: anziani, adulti, bambini.

La comunità iniziò così a perdere la saggezza, l’energia, la gioia di vivere.

Si sparse il terrore.

La gente si chiudeva nelle case e non apriva più a nessuno. Tutti si evitavano. Nessuno si incontrava più di persona. La voce, infatti, che gli assassini si travestissero da parenti e amici per entrare in casa e poi uccidessero tutti gli occupanti, riceveva continue conferme.

Passò del tempo e la piccola oasi di felicità divenne il luogo dove allignavano la morte, il terrore, il sospetto, la discordia e l’invidia.

Passò altro tempo e alla fine l’occhio di Dio si posò su quel luogo.

Vide come si era trasformata l’umanità e ne ebbe compassione. Chiamò presso di sé un Messaggero e gli ordinò di provvedere.

Il Messaggero andò, osservò, intese, ed elaborò il suo piano.

Si mescolò con la comunità umana usando l’abilità che gli era congeniale e insegnò loro a riconoscere i nemici. Poi li istruì a modificare le porte delle loro case in modo che risultassero sbarrate e inaccessibili agli assassini.

Questi cominciarono a languire. Non riuscendo più a entrare nelle abitazioni se ne stavano fuori e, senza nulla da fare, spesso si uccidevano tra loro per futili motivi.

Passò altro tempo e degli assassini non rimase più traccia. Restavano solo le loro armi: spade spuntate, abbandonate che giacevano nella polvere.

Finalmente, il Messaggero ritornò presso il suo Signore.

Dio osservò il suo operato e se ne compiacque:

«Sei stato bravo. Hai assolto il tuo compito con intelligenza e abilità» gli disse «Hai fatto credere agli uomini che essi stessi, con le loro capacità, avessero trovato la soluzione del problema. Per questo motivo ti nominerò RNA, Re Nuovo degli Arcangeli!»

Il Messaggero, cui non era sfuggita l’analogia, sorrise.

Anche Dio sorrise e anche l’Umanità finalmente riprese a sorridere.

Anche noi sorridiamo per l’analogia (quella palese e quella un po’ più oscura) e per la commistione linguistica, religiosa, biochimica.

IL MESSAGGERO RNA è un racconto di Alessandro Grignaffini

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